Esclusivo: Parlamento Fiammingo, Bernard Daelemans: “Le Fiandre saranno indipendenti”


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di LUCA POLO – Bernard Daelemans, anno 1966, fornisce il suo contributo a Bruxelles nel board della VVB ( Vlaamse Volksbeweging / Movimento Popolare Fiammingo www.vvb.org ) come vice-presidente. Dalla sua base operativa, la “Flemish House” nei pressi del Parlamento fiammingo, Bernard è attivo su innumerevoli fronti. La maggior parte delle persone in patria probabilmente lo conosce come la forza trainante dietro la rivista “Meervoud” ( www.meervoud.org) su cui egli stesso scrive. E’ attualmente in carica sia come portavoce per le Fiandre del coordinamento internazionale ICEC, sia come membro del board. Bernard è un attivista instancabile nella battaglia dell’applicazione del diritto di autodeterminazione.

Negli ultimi decenni abbiamo visto il nazionalismo fiammingo aumentare di molto il suo peso politico e raggiungere un punto in cui la governabilità del Belgio è stata seriamente minacciata (2010-2011) quando cioè il Belgio restò senza un governo per più di un anno. Ma nessun grande passo è stato fatto di recente nel senso dell’autonomia fiamminga, e la crisi è poi rientrata. Come ci puoi spiegare tutto questo?

“Di fatto per prima volta nella storia avevamo raggiunto il punto in cui i partiti indipendentisti non erano così lontani dalla maggioranza assoluta di seggi all’interno delle Fiandre. I partiti nazionalisti stanno diventando la corrente principale, il che è un fatto nuovo. Dal momento della creazione dello Stato belga nel 1830 il nazionalismo fiammingo ha sempre fatto parte della politica belga, ma i partiti nazionalisti – anche se avevano influenza – erano sempre una piccola minoranza nel panorama politico. La maggior parte dei Fiamminghi si sentiva a proprio agio riponendo la fiducia nei partiti tradizionali per difendere il punto di vista dei Fiamminghi, dal momento che siamo la maggioranza nello Stato belga (più o meno il 60% contro il 40% dei francofoni Valloni e Brussellesi).

L’autonomia è come sospesa?

“Anche se si sono avuti progressi nel campo del riconoscimento della lingua e della cultura e anche altri passi sono stati fatti per costruire un sistema di autonomia in cui gestiamo la nostra istruzione e decidiamo delle nostre infrastrutture (autostrade, porti, etc…), ci mancano ancora i veri strumenti per la politica economica come l’autonomia fiscale. Nel mentre che una maggiore autonomia ci veniva garantita, dovevamo pagare per queste grandi concessioni, ovvero la maggioranza demografica fiamminga venne politicamente annullata da un diritto di veto: qualsiasi decisione di una maggioranza fiamminga può sempre essere bloccato dai partiti francofoni”.

La crisi finanziaria è stata l’alibi?

“A mio avviso, quando la crisi finanziaria è arrivata nel 2008, ed ha interessato anche seriamente le banche belghe, si è ritenuto che il nostro benessere fosse seriamente minacciato e così è diventato evidente a molti Fiamminghi che sono necessarie riforme profonde per proteggere il nostro benessere e il sistema sociale, ma i politici valloni si sono sempre opposti a quelle riforme.

L’ostruzionismo politico permanente e l’atteggiamento arrogante dei politici francofoni ha reso chiaro che gli interessi fiamminghi sarebbero meglio serviti da una maggiore autonomia, il che spiega il motivo per cui i partiti indipendentisti sono andati così bene nelle elezioni del 2014. L’attuale Ministro-Presidente del governo fiammingo è un nazionalista, questo è un fatto storico nuovo.

E ancora il nazionalismo non è abbastanza forte per realizzare l’indipendenza delle Fiandre. Il principale partito (N-VA) ha anche accettato una moratoria sulle questioni istituzionali: sono entrati nel governo belga, con la promessa che cambiamenti istituzionali non dovevano essere effettuati nei prossimi cinque anni”.daelemans fiandre2

 

Con l’indipendenza si risolve anche la questione economica?

“Le rivendicazioni fiamminghe sono ora congelate, perché dicono che le riforme economiche sono troppo urgenti, e nello stesso tempo vogliono dimostrare in primo luogo che essi sono amministratori e governanti affidabili. In questo modo, la loro strategia sembra essere quella di consolidare la loro posizione nelle istituzioni e nella società, piuttosto che spendere 5 anni all’opposizione e lasciare che il loro “slancio”, il loro “momentum” politico passi via. Il VVB, come un movimento sociale indipendente, è critico verso questa strategia politica, ma è disposto a dargli una possibilità. Naturalmente ci sono rischi, perché se questo corso dimostra che il Belgio può essere efficacemente governato e le riforme economiche possono essere fatte, il “desiderio” fiammingo può sembrare possa essere soddisfatto all’interno della costellazione del Belgio, allora che necessità ci sarebbe di rivendicare ancora l’indipendenza delle Fiandre? Il VVB è naturalmente convinto che l’indipendenza delle Fiandre è l’unico modo per ottenere ciò che il Popolo fiammingo vuole, l’unico modo per avere decisioni democratiche e l’unico modo per realizzare i necessari cambiamenti socio-economici”.

Gli attentati di Bruxelles hanno mostrato il lato debole del governo?

“Gli attentati di Zaventem e della stazione del metro di Maalbeek a Bruxelles rivelato anche molte disfunzioni nella governance belga. Anche nella stampa mondiale il Belgio è stato puntato come ‘Stato fallito’. Soprattutto il complesso deserto istituzionale di Bruxelles, dove così tanti livelli politici competono sullo stesso territorio e dove nessuno è alla fine responsabile, è stato nettamente criticato. Abbiamo infatti 19 comuni, 6 polizie, 1 governo regionale, 2 governi della comunità e, naturalmente, anche lo stato federale a governare una città di 1 milione di abitanti. Gli osservatori internazionali, nonché l’opinione pubblica fiamminga rivendicano una semplificazione delle istituzioni, ma i partiti francofoni vogliono mantenere lo ‘status quo’ e vedono nelle riforme richieste una minaccia per il loro potere”.

Il mondo ha anche scoperto la municipalità di Molenbeek, una sorta di ghetto musulmano vicino al centro di Bruxelles, dove molti jihadisti coinvolti negli attentati di Parigi e di Bruxelles sono stati in qualche modo coperti e possono anche nascondersi per diversi mesi dopo che una imponente operazione di ricerca è stata lanciata per trovare questi criminali.

“Vedete, il caso Molenbeek illustra molto bene i punti di vista completamente diversi del partito politico fiammingo e del partito politico francofono in materia di immigrazione e integrazione. Mentre dal 1990 nelle Fiandre la critica in materia di immigrazione è entrato nel dibattito politico ed diventato il tema principale di un partito indipendentista (Vlaams Belang) che aveva sempre più successo, i partiti francofoni hanno rifiutato di rafforzare la gestione dell’immigrazione e sembravano essere più interessati nella valorizzazione dei voti dei migranti. Dovete sapere che la popolazione belga è cresciuta negli ultimi due decenni, da 9 a 11 milioni di abitanti e questo è ovviamente dovuto alla massiccia immigrazione. Circa 1/3 di tutti i migranti vengono a Bruxelles, dove ora la grande maggioranza della popolazione ha radici straniere (67% secondo le statistiche ufficiali). I partiti politici di lingua francese hanno visto questa come un’opportunità, in quanto ci si aspettava che la maggior parte dei nuovi arrivati ​​si sarebbe spontaneamente integrata nella lingua dominante a Bruxelles, il francese, in modo che la popolazione fiamminga a Bruxelles e dintorni sarebbe diventata minoritaria”.daelemans  arque fiandre

Integrazione, immigrazione, che prospettiva?

“Nelle Fiandre da anni i partiti hanno elaborato una politica di integrazione con lezioni di lingua obbligatori e forte stimolo per i nuovi arrivati ​​a sviluppare le competenze necessarie per rendersi pronti alla partecipazione economica. I partiti francofoni hanno rifiutato questa “acculturazione imposta” dei “Fiamminghi razzisti”. Naturalmente speravano che, spontaneamente, i migranti avrebbero scelto di far parte della comunità francofona. Inoltre, hanno installato una sorta di politica “clientelare”, dove ai migranti sono state assicurate le abitazioni sociali, un lavoro nel settore pubblico, e tutti i tipi di prestazioni sociali (finanziato dal contribuente fiammingo) per ottenere i loro voti. I candidati sono stati messi nelle liste elettorali per attrarre quei voti, indipendentemente dai possibili punti di vista radicali islamici. Naturalmente ogni voce critica dei Fiamminghi era un segno orribile di razzismo”.

Stai dicendo che i partiti francofoni hanno creato il mostro jihadista?

“Beh, certo possiamo vedere che anche in altri paesi dell’Europa occidentale ci sono i jihadisti che vanno a combattere in Siria e commettono attentati e altre crudeltà, ma il numero di jihadisti provenienti da Belgio è molto più grande (in proporzione al numero dei musulmani) che in altri paesi, e da anni già ci sono legami con gli attacchi terroristici, anche quelli della stazione di Atocha, per esempio. A Molenbeek, sotto il governo socialista francofono è stato creato un ghetto, e la correttezza politica che è molto forte nei media e nei politici francofoni, ha fatto in modo che nessuno volesse vedere questa realtà così scomoda. Fortunatamente i punti di vista si stanno rivalutando anche nella comunità francofona, e solo poche settimane fa, il parlamento della comunità francofona ha approvato una legge per “integrazione obbligatoria”, proprio come i Fiamminghi hanno fatto quasi 15 anni fa”.

Ero a Madrid il giorno dell’attentato ed avrei dovuto essere proprio ad Atocha a prendere il treno per Cordoba quella mattina, ma per un caso fortuito un cliente mi spostò l’appuntamento la sera prima. Credo che dopo questa intervista avrò ancor meno simpatia di prima per i politici valloni! Bernard, credi quindi che il problema della immigrazione sia un tema centrale del dibattito indipendentista nelle Fiandre, potrebbe essere il vero innesco per la scissione del Belgio?

“Direi che è solo una delle tante questioni in cui Fiamminghi e Valloni hanno molto diversi punti di vista, che porta sempre a una situazione di stallo politico in modo che nulla è deciso in conformità con quanto i Fiamminghi pensano riguardo la questione. In sostanza abbiamo un problema democratico, a causa del diritto di veto dei Valloni sulle Fiandre, che nulla vorrebbero mai decidere. E, naturalmente, qualsiasi decisione che colpisca potenzialmente interessi valloni o privilegi dei francofoni, è annullata dalla loro comunità. Ed alla fine, non puoi nominare un qualsiasi argomento dove non ci sia un qualche interesse coinvolto, sia che si parli di investimenti della società ferroviaria belga, del finanziamento delle cure mediche e degli ospedali oppure dell’organizzazione del sistema giudiziario”.

 

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1 Commento

  1. Padano says:

    Che bel sogno per noi… ma i Padani sono dei cacasotto.

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