Esclusivo L’Indipendenza: voto in Polonia, la Slesia come la Lombardia. Intervista al leader degli autonomisti

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imagesIntervista a cura di GIOVANNI REGUZZONI – In Polonia il 25 ottobre si vota. La novità non è solo l’ormai probabile svolta antiUE con la vittoria della coalizione di centrodestra, ma, e nessuno le parla, la presenza di un’alleanza autonomista tra minoranze germanofone e autonomisti della Slesia. lindipendenzanuova.com presenta qui un’intervista a Filip Lubszcyk, 24 anni, volto giovane del Movimento per l’Autonomia della Slesia.

Qual è l’obiettivo politico che RAS, Ruch Autonomii Slanska (Movimento per l’Autonomia della Slesia) si propone?

“L’obiettivo principale del nostro movimento è aumentare il potere locale della regione dell’Alta Slesia. Vogliamo tornare ad avere lo status di regione autonoma che già c’era prima della seconda guerra mondiale, dove il funzionamento era tanto effieciente che si prestavano soldi a Varsavia. Ci preoccupiamo che la cultura silesiana non venga ignorata, ad esempio vorremo che questa iniziasse ad essere insegnata nelle scuola della nostra regione, infatti qui viene esclusivamente insegnata la storia polacca che non coincide con la nostra: la Slesia per circa 500 anni non ha fatto parte della Polonia.

Dal punto di vista economico ci proponiamo di trattenere almeno la maggior parte delle nostre tasse. Nonostante la Slesia sia la regione più popolata della Polonia e una delle più ricche,  mancano i soldi per le infrastrutture e servizi mentre a Varsavia si costruiscono nuove metropolitane e strade con i soldi nostri”.

Il governo centrale di Varsavia è penalizzante quindi per voi?

“Certo! Le posso dare un esempio di mala gestione dello stato. La Panstowa Kompania Wegnowa, la piu grande compagnia di estrazione di carbone in Europa,  che gestisce decine e decine di miniere in Slesia, che sono la linfa del nostro sistema economico locale. Essa, in parte di partecipazione statale, è controllata da incompetenti e non meritevoli manager mandati dal governo di Varsavia. Per anni le nostre miniere sono state sfruttate per arricchire i politici e i loro amici,  dimenticando di investire di fare ricerca e adesso molte delle nostre miniere si trovano in crisi per e migliaia di lavoratori vivono con la paura di perdere il lavoro. Noi qui abbiamo un modo di dire per descrivere la situazione: la Slesia è come una mucca che deve essere munta in continuazione,  ma a cui non viene data erba da mangiare e che è destinata a morire”.

Per queste elezioni vi siete alleati alla minoranza tedesca. Una piccola organizzazione che rappresenta quei pochi tedeschi rimasti in Polonia, soprattutto nel sud dopo la guerra. Come si spiega questa scelta?

“Noi non siamo tedeschi, ma lavoriamo con la minoranza tedesca perché anche loro sono abitanti della Slesia da tanto tempo e anche a loro interessa il buon governo della regione. Allearci con altri partiti avrebbe voluto dire perdere quell’indipendenza politica e di voto in parlamento e non saremmo stati più in grado di proteggere gli interessi della nostra terra. Abbiamo cultura e tradizione in comune con la minoranza tedesca: storicamente la Slesia è stata sotto influsso tedesco, ceco e polacco. Ai tedeschi interessa mantenere le proprie tradizioni e anche a noi la nostra e queste due culture sono molto collegate”.

Esiste anche una ragione prettamente burocratica che ci favorisce con questa alleanza. Ci spieghi di cosa si tratta.

“In Polonia i partiti che partecipano alle elezioni parlamentari devono presentare liste in tutta la Polonia e superare un quorum nazionale del 5 per cento. La minoranza tedesca non deve superare limiti elettorali nazionali, in quanto appunto riconosciuta come minoranza e si può presentare solo localmente.

Noi a livello nazionale non abbiamo chance di superare il quorum ma a livello locale siamo forti: abbiamo circa il 20 percento. Quest’alleanza quindi è molto buona per noi sopratutto considerando le assurde leggi che sfavoriscono I partiti locali.

Quattro anni fa 800.000 persona hanno dichiarato in un sondaggio di sentirsi silesiani. Abbiamo appena finito di raccogliere 140.000 firme per ottenere lo status di minoranza etnica, adesso la palla passa al governo a Varsavia, ma non siamo molto fiduciosi. Il sistema ci ignora e con questa collaborazione vogliamo “urlare” a Varsavia per farci notare”.

Cambiamo tema: avete contatti anche con altri partiti, movimenti indipendentisti europei? Se si quali?

“Abbiamo stretto rapporto con molti altri movimenti independentisti europei. Ras è membro dell’European Free Aliance. A luglio abbiamo tenuto un serie di conferenze dal titolo “Silesian in Europe” (La Slesia in Europa) dove sono intervenuti diversi esponenti politici provenienti dalla Frisia, dal SüdTirol, dalla Macedonia greca, dalla Moravia, dalla Bretagna.

Lo scorso 15 luglio abbiamo tenuto la nostra annuale marcia per l’autonomia a Katowice, il capoluogo della Slesia. Quest’anno è stata l’occasione per ricordare il 95° anniversario da quando la Polonia aveva concesso lo status di provincia autonoma dell’alta Slesia, i comunisti l’hanno poi tolta e adesso questo fatto è costantamente ignorato. Colgo l occasione per ringraziare anche i membri dell’Europan Free Aliance che hanno partecipato a questa marcia”.

Qual è la sua visione di Europa? L’Europa che pensate è quella degli stati o delle regioni?

“Questa Unione Europea non mi piace, io sono per un Europa che si basa sui valori storici, culturali e religiosi che hanno accomunato per anni i paesi membri, un’unione che si basa esclusivamente su burocrati e banchieri è destinata a fallire. E, sicuramente, senza l’unione dei popoli europei quella a cui si deve puntare, in un periodo come questo. La collaborazione commerciale e economica tra i paesi è importante,  ma delle volte le scelte di Bruxelles sono dannose per noi: per esempio l’Unione Europea limita l’uso di carbone, e le emissioni di CO2, cosa che è anche giusta, ma non vengono prese in considerazioni la situazione della Silesia che basa gran parte della propria economia sul carbone e che avrebbe bisogno un piano guidato e studiato”.

Il partito favorito per la vittoria è PIS, si dice sia di ultradestra e nazionalista, cosa ne pensa?

“PIS molto probabilmente vincerà le elezioni. RAS si propone come contrappeso della bilancia localmente. Il partito di Tusk, filoeuropeista che ha governato gli ultimi anni, mi sembra ormai allo sfascio. Sì, PIS è un partito di destra nazionalista, molto più contro la Russia che contro gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti sono un paese amico, molti Polacchi ci vivono e la maggior parte secondo i sondaggi voterà proprio per PiS”.

E sulla questione Ucraina? La Polonia si è mossa molto negli ultimi tempi.

“Pis vuole aiutare l’Ucraina contro la Russia a tutti i costi. In Polonia tutto si farebbe pur di andare contro i russi, per ragioni ovviamente storiche. La mia opinione è di interessarsi prima ai problemi nostri e successivamente a quelli Ucraini, pur ritenendo l’importanza di quello che sta succedendo a Kiev. Tusk era completamente schiavo dell’Unione Europea, PiS invece non sarà una marionetta di Bruxelles e questa è una cosa buona. Ma Pis è per uno stato centralistico e per loro i silesiani sono tedeschi”.

Qual è quindi l’opinione dei grandi partiti nei vostri confronti?

“Dicono che la minoranza tedesca e noi autonomisti vogliamo favorire i Tedeschi e siamo contro la Polonia. In Polonia è molto forte il sentimento anti tedesco, l’occupazione nazista in Polonia ha generato enormi danni. Il problema principale è che non riescono a capire i problemi della Slesia: non sono coscienti oppure non vogliono essere coscienti”.

Ultima domanda personale: cosa spinge un giovane di 24 anni a candidarsi e a impegnarsi in un partito autonomista?

“Come molti giovani Polacchi e penso anche molti giovani Italiani e Europei, ho un’idea negativa dei partiti tradizionali che per anni si sono dati il cambio, favorendo interessi privati e lobby. Grazie a internet le persone ora possono informarsi, leggere notizie non contaminate dai mass media e dai relativi partiti che gli appoggiano. La situazione politica attuale non è delle migliori, bisogna agire, ed è proprio quello che io sto facendo: non mi voglio fermare alla critica, come purtroppo molte persone fanno, voglio almeno provare, nel mio piccolo, a cambiare qualcosa.

Ed è molto forte l’interessamento che ho verso la mia terra grazie i miei nonni Slesiani al 100% che mi hanno dato e raccontato molto. Sa, dopo 40 anni di regime comunista durante il quale si è cercato di cancellare tutte le minoranze, le tradizioni, le lingue locali, la Slesia è ancora viva in molte persone anziane e noi giovani abbiamo il dovere di combattere per essa. E non posso ignorare, sarebbe come voler perdere la mia memoria. Citando Braveheart:  “Potranno provare a prenderci la vita, ma non ci prenderanno mai la libertà”.

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