Esclusivo l’Indipendenza. L’intervista a Rosa Berlusconi finita in un film e in tribunale. Il diritto d’autore per i giudici

rosa berlusconidi STEFANIA PIAZZO Questa è la storia di un braccio di ferro legale che farà giurisprudenza per tutto il giornalismo italiano e la rivendicazione dei diritti d’autore. E’ un caso giudiziario iniziato nel 2011 e chiuso di recente con il mancato riconoscimento, appunto, dei diritti d’autore dell’intervista, prima e ultima, alla signora Rosa Bossi Berlusconi, nella casa di Arcore, a firma della giornalista Rosanna Marani, regista Gabriele Aprà Celentano.

Intervista che, stralciata,  finì nel film Silvio Forever. Ricordate? Pochi mesi prima delle dimissioni del premier per eccesso di spread. Ecco, ora si è arrivati all’epilogo giudiziario. La magistratura ha deciso che non ci fu reato, che nessun diritto d’autore fu violato.  Un’intervista in cui la persona interpellata narra la sua vita, “non implica alcuna inventiva”. Insomma, non serve essere giornalisti.

Speriamo che ripercorrere, al di là del torto o della ragione, questa vicenda italiana, risvegli la categoria. Se il giornalismo non è più “attività dell’intelletto”, e per  molti editori prima ancora di alcune sentenze, lo è da un bel pezzo, è ora che la professione rifletta a voce alta. Magari smettendo di contare fiscalmente i crediti formativi obbligatori e occupandosi di più a leggere sentenze come queste. I tempi sono cambiati e dunque anche la percezione che il lavoro intellettuale non abiti più nel giornalismo.  In tanti casi, purtroppo, questo è vero. Ma è un altro capitolo…

Si legge nella sentenza…:

“CHE l’esame dei documenti e dei fatti allegati alla denuncia/querela sporta in data 21.09.2011 … ha condotto a ritenere privi di rilevanza penale ì fatti l’utilizzo nel documentario “Silvio Forever” di numero due spezzoni di brevissima durata di un’intervista dalla stessa rilasciata su figlio Berlusconi Silvio;

– CHE, difatti, detti brani non evidenziano alcuna opera intellettuale se non una mera esposizione di ricordi di madre relativi alla vita realmente vissuta richiamati in modo del tutto oggettivo mentre non implicano alcuna inventiva del narratore escludendosi in tal guisa qualsivoglia applicabilità della tutela prevista nella normativa sul diritto d’autore;

– CHE nessuna tutela del diritto d’autore può essere invocata dalla parte offesa anche in merito al contesto nel quale si è stata registrata l’intervista attesa l’assenza negli spezzoni in questione di qualsivoglia sfondo scenico o coreografico”.

Insomma, doveva esserci anche uno sfondo. Teniamolo ben presente quando intervisteremo qualcuno. Altrimenti che opera dell’intelletto è?

Infine, il tribunale ha sottoscritto la buona fede degli indagati. La questione è chiusa, ma forse per la sua importanza legata ai personaggi in questione e per la centralità del diritto d’autore, vale la pena ripercorrerla con le carte processuali  assieme all’avvocato Ivano Fazio, che ha assistito in questi anni la collega Marani. Buona lettura.

rosa berlusconi2

 

Chi è il Pierino? Intanto, si andava alla carica del premier.
Quando destra e sinistra erano ancora nemici. Con tutti i mezzi possibili. A pochi mesi dalle dimissioni plateali di Berlusconi. E come dimenticare!?
Il giornalismo d’inchiesta fa il suo mestiere per denunciare chi si ritiene non sia senza macchia. In un paese libero la libertà d’opinione è salvaguardata. E attinge alle fonti delle notizie, al diritto di cronaca con tutti i documenti leciti.

Dovuto o non dovuto questa è la storia inedita di una controversia pierinesca nata dietro le quinte del film Silvio Forever. Una battaglia tra Pierini presunti e non presunti, in carta da bollo, avvocati e procure.

Chi l’avrebbe mai detto che una  signora in pensione col cane spazzapolvere da portare a spasso  avrebbe preteso di mettersi di mezzo al più grande evento mediatico di questi tempi su Silvio Berlusconi, ovvero il docufilm Silvio forever…?

Chi lo aveva prodotto aveva le idee chiare: non sarebbe stata certo questa giornalista pensionata a bloccarne la distribuzione e a rivendicare i diritti d’autore su quel pezzo di film in cui passa la sua intervista in cui lei fa raccontare a mamma Rosa Bossi Berlusconi come fosse e come non fosse il figliolo suo, tra album, ricordi, istantanee private di una vita immortalate ad Arcore, in salotto, nel 1992!marani-rosa
In fin dei conti, sono appena due spezzoni di intervista giornalistica televisiva diventati pezzo di storia della Rai. In origine sono quattro cassette Betacam (40 minuti) per le quali la mamma del premier cede i diritti a Rosanna Marani, allora giornalista in piena attività e prima donna a fare anche cronaca sportiva alla Gazza. Una sempre sul pezzo.

Il contratto del 14 giugno 1992, redatto su carta velina, è scolorito, ma non le firme autentiche in calce. La difesa spiega che arriva la Rai, nel 1996. Prima con la richiesta di contrattualizzazione per Rosanna Marani a firma dell’allora caporedattore Romano Tamberlich e del segretario di redazione Bruno Palmieri. Che dicono: comperiamo.

E’ il 21 giugno 1996.
Poi, il 18 luglio ’96 la Rai per acquisire i diritti paga a Rosanna Marani la cifra di 8 milioni e 330mila lire per due passaggi, per il TG1/TV7 del 23 giugno 1996 e per un altro entro il 22 giugno 1998.

Non due lirette, fatta la rivalutazione.

Finisce lì. Poi, che accade?

Accade che nel marzo 2011 Marani viene a conoscenza che pezzi di quella sua intervista sono passati alla grande storia, divulgata al grande pubblico grazie al film Silvio Forever, autori Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, regia di Roberto Faenza e Filippo Macelloni. Produzione della Ad Hoc Film srl, distribuzione della Lucky Red srl. 

Cavolo, un gran bel balzo.
Tutto qua? Non proprio, perché Rosanna Marani si chiede: e i diritti d’autore? Ma non era mia quell’intervista?

Passa la palla al legale, Ivano Fazio, foro di Milano. E qui inizia la guerra di carte tra avvocati, uffici legali, tra giurisprudenza, interpretazioni, commenti, telegrammi, offerte e, alla fine, querele. La vicenda inizia a prendere un’altra piega. Dalle prime diffide si arriva alla procura della Repubblica. Il fascicolo arriva a Ilda Bocassini che lo gira a sua volta alla procura di Roma, finendo sul tavolo del pm Maria Caterina Sgrò.

E in mezzo? Lettere, tantissime. In cui la controparte mette in discussione che quello che è in discussione sia da riconoscere come opera dell’ingegno e quindi riconducibile al diritto d’autore.

In discussione c’è il contratto con la Rai: “presunto”? Per non parlare della carta velina di mamma Rosa.rosaberlusconi4
Il 23 marzo 2011 parte un telegramma di diffida. Ma il 25 marzo 2011 il film decolla nelle sale. Iniziano gli incontri negli studi legali, le richieste per riconoscere il diritto d’autore. 

Argomenta la difesa: se per due passaggi sono stati pagati 8 milioni di vecchie lire, considerate le visioni del film, la successiva commercializzazione dei dvd… l’uso di quell’intervista  vale 270mila euro. Considerando, argomenta il legale, «il danno subito per un diritto negato». Una cifrona!

La controparte ne offre 7mila (ma «in alcun modo come riconoscimento dei diritti della Tua assistita».

D’altra parte, argomenta lucidamente l’avvocato della produzione, la richiesta è troppo esosa. Il film è costato 255mila euro, «ad oggi – era il 19 aprile 2011 – ha fruttato 70.788 euro (…). L’importo richiesto appare assolutamente sproporzionato (…). Gli sceneggiatori Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, hanno pattuito un compenso di euro 2000 (…). Il compenso di regia è di 10.000 euro…».

Non c’è l’accordo, la difesa contesta la violazione dell’articolo 171 ter in materia di diritto d’autore. Il ragionamento della difesa è questo: “Hai recuperato la mia marmellata da altri, ti avevo detto di non mangiarla senza il mio permesso. Nonostante la diffida. Parte poi una denuncia contro ignoti per ricettazione”. In più si ipotizza che chi ha detenuto, secondo la difesa senza titolo, l’intervista, abbia sconfinato nell’appropiazione indebita. La questione diventa sempre più aggrovigliata.

Ad agosto 2011 escono i dvd, compare l’intervista, con circa 60mila copie vendute. Ai primi di settembre su una tv nazionale, La7, si celebra una serata evento sul film. 

Il legale riparte all’attacco: lettera a La7  in cui si invita l’emittente a non trasmettere il film. Replica qualche giorno dopo:  l’intervista in questione non è opera dell’ingegno.

Per il distributore, spiegano i legali di Telecom Italia Media spa, non c’è neppure la titolarità dell’intervista tale da ricondurla a Rosanna Marani.
Poi, qualcuno fa notare che nella copertina del dvd il nome della pensionata giornalista c’è. «La prima e la terza sequenza relative alla signora Rosa Bossi Berlusconi sono tratte dall’intervista realizzata da Rosanna Marani, andata in onda su TV7 RAIUNO nel 1996».

Carte e bolli.
Tralasciando le telefonate e gli incontri preliminari negli studi, veniamo a quello che risulta essere scritto.
La prima querela, alla Procura di Milano. Si legge: «La Signora Marani, resasi conto della identità dell’intervista inserita nel film e di quella da lei realizzata, nella qualità di esclusiva titolare dei diritti, decideva di diffidare la società di distribuzione, affinché non diffondesse il film.

In data 23 marzo 2011 inviava pertanto a Lucky red srl un telegramma (…). A seguito della diffida il legale di fiducia della società di produzione, Ad Hoc Film srl, prendeva contatti col legale di Marani e gli proponeva di definire stragiudizialmente la questione».

Ma nessun accordo… e il film, diffida consegnata, veniva distribuito.
Parte quindi la querela per violazione del diritto d’autore, art. 171 ter, contro ignoti.
Si arriva al 1° settembre 2011.

L’avvocato Fazio scrive a La7 circa l’evento serata su Silvio Forever, ribadendo che «nessun accordo è intervenuto circa l’utilizzo o la cessione dell’intervista». Il 6 settembre un legale  in nome  e per conto della Lucky Red scrive alla Telecom Italia media spa proprietaria di La7 precisando che «la società ha regolarmente acquisito tutti i diritti relativi ai materiali e alle immagini contenuti nel film – compresa l’intervista alla signora Rosa Bossi Berlusconi per la quale la signora Marani sostiene di essere esclusiva titolare dei diritti di utilizzo». Tutto a posto, quindi?

E aggiunge: «Si evince che la società di produzione ha acquisito il materiale tramite contratto di sub-licenza concluso con la Nanoff di Filippo Macelloni che a sua volta aveva acquisito i materiali da Rai trade». Quindi, per loro è tutto regolare. Tracciato.

La filiera insomma si allarga.
Telecom Italia Media scrive a Fazio che «le doglianze della Sua cliente appaiono del tutto infondate e pretestuose».  La replica arriva via fax l’8 settembre alle ore 13.03, il giorno in cui deve andare in onda il film.

E il 9 settembre 2011, il giorno dopo la messa in onda del programma, lo studio legale scrive all’avv. Fazio: leggiamo solo ora la sua diffida dell’8 settembre (anticipata nel pomeriggio via fax intorno alle 16 sia a La7 che a Telecom Italia media spa).

Ma aggiungono un dato non trascurabile in un secondo momento: «Non abbiamo contestato che la signora Marani fosse l’intervistatrice della signora Berlusconi, bensì abbiamo chiaramente esposto e lo ribadiamo anche con la presente come soli 86 secondi (un minuto e 26, ndr) di un’intervista/colloquio non possano ritenersi, con tutta evidenza, un’opera dell’ingegno».

Morale: è lei, ha fatto l’intervista ma non è titolare dei diritti dell’intervista né 86 secondi di intervista possono ricadere nella legislazione del diritto d’autore.

E il contratto con la Rai è messo in discussione, poichè si legge «che i diritti su tale intervista sarebbero stati licenziati alla Rai per due soli passaggi… in forza di un presunto contratto di licenza».
Il 13 settembre scatta la seconda querela.  L’avv. Fazio aggiunge: “Peccato che la signora Marani non abbia ceduto i diritti alla Rai Trade Spa…”
Ora, se i carteggi tra le parti sono finite, è la procura di Roma a decidere se nel film vi sia o meno qualche Pierino di troppo e se la battaglia degli anticasta sia inciampata in una querelle con un personaggio e tanti, forse troppi, autori.

Ma, visti gli sviluppi mutati e mutanti della politica italiana, che la pace sia più vicina?

Finisce con il tribunale che non ritiene che un’intervista breve rappresenti un’opera dell’ingegno, si legge nella sentenza di archiviazione. Giornalisti d’Italia, tutti avvisati.

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