Esclusivo lindipendenza, parla Robin McAlpine: “Ecco la Scozia dell’autodeterminazione”

mcalpineluca polocover L'ALTRA EUROPAdi LUCA POLORobin McAlpine è direttore del Common Weal (Bene Comune), un “think and do tank” (serbatoio di pensiero e azione) che si batte per l’uguaglianza sociale ed economica, l’ambiente, la pace e la giustizia e l’autodeterminazione. Common Weal ha una unità politica di sviluppo di un nuovo modo di pensare, un servizio di informazione chiamato CommonSpace (Spazio Comune), una squadra ben organizzata per le campagne, una rete di gruppi di attivisti locali e tanto altro ancora.

E’ stato istituito da Robin ed altri in seguito al referendum per l’indipendenza scozzese per catturare lo spirito e l’entusiasmo di quella campagna e per contribuire a sostenere l’attivismo non-partitico. Robin è stato un sostenitore attivo per l’indipendenza della Scozia ed è diventato una voce di primo piano nel caso per l’autodeterminazione scozzese. Prima di questo Robin ha avuto una carriera come stratega politico, sia a Westminster che nel Parlamento scozzese, facendo azione politica per le questioni ambientali ed educative. Vive nella Scozia rurale con la sua compagna e la loro figlia.

 

LUCA – Ciao Robin, prima di tutto grazie per il tuo tempo per questa intervista. Dopo il tuo discorso “ispirato” al simposio internazionale per l’attuazione del diritto di autodeterminazione dello scorso 9 dicembre al Parlamento Europeo, in realtà a dire il vero siamo stati in contatto molto spesso! Robin, infatti, insieme ad altre voci internazionali autorevoli dei vari processi di auto-determinazione in atto in tutta Europa, ha donato il suo prestigioso contributo ad un libro importante scritto a più mani e curato da David Lovat e dal Presidente del Consiglio Regionale Roberto Ciambetti e che sarà presentato alla stampa a breve. Per questo progetto, a nome di ICEC, ho coordinato i contributi internazionali e devo dire che, come il tuo intervento al simposio di Bruxelles è risultato certamente uno dei più popolari ed interessanti, allo stesso modo il tuo sia pur breve contributo al libro, a mio parere (ma credo che questo parere sarà condiviso in seguito anche dai lettori del libro in uscita), risulta tra i più “stimolanti” per i Veneti a fare di più ed a fare meglio nel loro processo di autodeterminazione.

Il tuo intervento al simposio di Bruxelles ha evidenziato ancora una volta dettagli molto importante del processo scozzese che qui da noi non sembrano essere stati compresi fino in fondo, e ci sono credo passaggi fondamentali che possono aiutare i Veneti nella loro “rivoluzione kantiana”, nel nostro modo di interpretare e attuare un processo di autodeterminazione. Il contributo che anche Anna Arque ha dato al libro sottolinea inoltre ancora una volta in modo chiaro queste fasi nel processo catalano. Così, Robin, il referendum per l’indipendenza della Scozia è stata un’iniziativa unilaterale o è stato semplicemente “concesso” da parte del Regno Unito come si sente dire spesso facendo pensare che questo percorso non dipenda tanto dalla volontà di un intero popolo, ma da un eventuale concessione dello Stato ad una amministrazione locale? Qual è stato il ruolo delle istituzioni scozzesi e quale il ruolo degli attivisti fuori delle istituzioni per riuscire a generare una tale pressione popolare verso il Regno Unito?mcalpine2

ROBIN – Tutto ciò che è mai accaduto nel governo della civiltà umana è il risultato dell’interazione di tre tipi realtà – l’istituzione, i riformisti e i radicali. L’istituzione sono le persone che gestiscono le cose, che hanno preso il potere e che – in generale – hanno compreso piuttosto bene come quel potere opera. I riformisti sono persone che non sono soddisfatte del sistema, ma si trovano all’interno o lavorano per arrivare nella parte interna per poi cercare di cambiare quello che possono utilizzando gli strumenti del sistema. I radicali o stanno al di fuori del sistema e criticano (sia intellettualmente che rumorosamente) oppure escono dal sistema per cercare invece di costruire qualcosa d’altro. Quelli dell’istituzione pensano che solo loro capiscono il mondo e solo loro possono farlo girare. I riformisti credono che solo loro possono fare alcune modifiche al sistema affinché questo inizi a funzionare bene. E i radicali pensano che solo abbattendo il sistema e ricominciando da capo si otterrà qualsiasi cosa. E sbagliano tutti. C’è bisogno di tutti loro – che per lo più invece sono sempre in conflitto tra loro.

Questa è un’apertura prolissa per una risposta semplice. La campagna scozzese non è stata un’iniziativa unilaterale e sarebbe stato illegale se così fosse stato. Solo Londra ha il diritto legale di attuare il referendum. Ovviamente però l’istituzione non avrebbe mai ceduto se il “riformista” governo dello Scottish National Party non avesse ottenuto la maggioranza nelle elezioni del 2011, e così utilizzando la pressione popolare democratica è “stato possibile rendere impossibile di evitare un referendum”. E’ certo che la ferma determinazione degli Scozzesi ha in qualche modo messo all’angolo Londra. Detto questo, ho sempre creduto che Londra abbia ceduto nel dare alla Scozia un referendum perché era convinta che avrebbe vinto in modo facile e che l’indipendenza sarebbe stata così respinta per almeno un’altra generazione.

Ed è qui che i radicali entrano in scena, perché una volta che un referendum è stato concordato, la natura della campagna è stata modellata molto più dagli ‘outsider’, dai radicali, di quanto non lo fosse dall’istituzione o anche dai riformatori. E questo è fondamentale, perché ha determinato la radicalità della campagna il che significa che la campagna è ancora viva. Credo davvero che se fosse stato lasciato tutto ad un dibattito tra riformisti e l’istituzione, l’istituzione avrebbe davvero potuto vincere comodamente.

Così la Scozia ha reso possibile richiedere un referendum, l’istituzione ce l’ha dato e i radicali l’hanno “rapito” e lo hanno trasformato in qualcosa di molto più eccitante di come era stato concepito. Nulla è mai veramente unilaterale.

LUCA: Allora, chiarito che la vostra determinazione ha messo all’angolo Londra, che Londra ha concordato un referendum nella convinzione di vincerlo… Come sono riusciti a vincerlo? Inoltre, oggi gli Scozzesi non danno comunque l’idea di sentirsi sconfitti, ed il consenso verso l’indipendenza è continuato a crescere. Sembrate determinati a rimettere in campo una nuova consultazione referendaria per l’indipendenza. Cosa manca ai Veneti per avere questa determinazione?

ROBIN: La Scozia ha spaventato l’Europa. Lo credo davvero. L’Islanda può aver rovesciato un governo corrotto nel 2009 attraverso la reale azione popolare dei cittadini, ma l’Islanda è piccola e vista come qualcosa di “diverso”. L’Europa e in effetti tutte le democrazie liberali occidentali si suppone siano entità in gran parte manageriali o tecnocratiche, che gestiscono l’economia e la società per i grandi gruppi di interesse con un pubblico a cui è permesso di regolare un pochino il corso delle cose, in un modo o nell’altro, ogni cinque anni quando c’è un’elezione. Ma nulla si suppone cambiare radicalmente – i banchieri si suppone siano protetti, ai militari si suppone sia dato un assegno in bianco, gli esperti di politica estera dovrebbero governare il mondo e così via.

Ma ecco il punto – da dove proviene il potere dei banchieri e generali e dei potenti politici? Alla fine, se la gente non li supporta, hanno solo il potere di diventare una dittatura militare, la qual cosa è molto difficile da fare in Europa. L’indipendenza scozzese è stata una grande, fondamentale questione. Era una domanda circa la natura fondamentale del tipo di società che la Scozia voleva essere. E il dibattito che abbiamo avuto su questo è completamente uscito fuori dal controllo dell’establishment. Nelle moderne politiche occidentali non si suppone che ci sia veramente consentito di votare perché le armi nucleari siano fuori del vostro paese, si suppone si dovrebbe fare come ci è stato detto per  “un bene superiore”.

Così ci è stato letteralmente scaricato addosso di tutto. Penserete che stia scherzando, ma ci hanno davvero detto che se avessimo votato Sì le banche avrebbe chiuso, non ci sarebbero stati più i soldi, i telefoni cellulari, i supermercati avrebbero chiuso e avremmo dovuto combattere per trovare cibo. Un politico ha chiesto che cosa la Scozia avrebbe fatto da sola se gli alieni ci avessero invaso… Tutto questo è realmente accaduto. E su 26 giornali, 25 erano contro l’indipendenza. Si susseguirono bugie e distorsioni giorno dopo giorno dopo giorno. La battaglia non era solo per assicurarsi che la Scozia non votasse Sì, ma per cercare di distruggere l’idea stessa che questa sia una decisione che è davvero nelle nostre mani. Credevano che se avessimo perso il referendum, tutto questo sarebbe sparito di nuovo. E l’ultima cosa che volevano era che si capisse cosa era realmente accaduto per evitare che venissero “strane idee”.mcalpine3

Se il Veneto vuole qualche forma di autonomia o addirittura la piena indipendenza, se è questo che una forte maggioranza della gente vuole, Roma ha tre opzioni. Si può prendere la via di Westminster nella speranza di poter vincere una votazione. Può prendere l’approccio di Madrid e cercare di rallentare tutto, usare trucchi legali, negare la realtà. Oppure può prendere l’approccio di Putin ed imporre la legge marziale. Supponendo che non si invii l’esercito e si neghi il voto, le altre due opzioni sono perfettamente delle possibili sconfitte. Ci vorrà impegno e determinazione (nulla viene senza fatica), ma fintanto che l’idea della sovranità del popolo rimane, la gente può vincere. Ora il vostro grande compito è quello di decidere se siete un Popolo o semplicemente persone a cui capita di vivere in una certa parte d’Italia. Questa è la vostra prima scelta, ed è del tutto nelle vostre mani.

LUCA: Robin sei già stato in Veneto, e attraverso il network di ICEC sei costantemente aggiornato su quello che sta succedendo qui di rilevante circa il processo di autodeterminazione. Grazie alla tua esperienza personale, e grazie all’esperienza della Scozia di essere stato l’unico Popolo ad oggi ad aver formalmente e ufficialmente svolto un referendum per l’indipendenza in UE, quali sono le tue proposte e suggerimenti per i Veneti che lottano per questo?

ROBIN: Sono stato in Veneto un paio di volte come un turista e una volta per intervenire ad un dibattito politico. Quindi so qualcosa. Ma anche se non sapessi nulla, la risposta sarebbe la stessa. La prima cosa che devi fare è decidere chi sei. Dal mio tempo trascorso lì, non so la risposta. Io non credo che voi siate “solo” italiani – c’è chiaramente qualcosa di più. Ma siete Veneto-Italiani? E’ la regione d’Italia dove si vive a definire chi si è? Siete Italo-Veneti, gente del Veneto che conserva una identità più ampia di quella italiana? O siete solo Veneti, un Popolo ben distinto nel proprio diritto? Quando conosci te stesso, sei pronto. Dai una risposta alla domanda – vuoi l’amministrazione regionale, un governo decentrato, un governo federale, o l’indipendenza? È necessario sapere esattamente per che cosa si sta lottando se si vuole vincere.

Ma questo non significa che basta stare in un angolo chiedendo alle persone che passano chi pensano di essere. Identità e identificazione (chi vedi come te stesso e chi ti senti come) sono una battaglia in continua evoluzione. Nessuno è una cosa sola, siamo tutti una lotta tra le nostre diverse identità. Roma sta combattendo quella lotta, quando vi dice che siete italiani, quindi anche voi dovete combattere questa stessa lotta.

Come lo farei? Non c’è niente che rende le persone decise su chi sono come il dargli un compito. Quelli di voi che già credono in una sorta di autodeterminazione hanno bisogno di definirla, creare un’immagine di ciò che significa che le persone possano capire. L’autonomia, l’indipendenza, sono idee astratte – il potere di decidere le tasse o di modificare ciò che viene insegnato nelle scuole o di investire adeguatamente nella cura dei bambini o qualsiasi altra cosa, queste sono tutte cose solide, cose che le persone possono capire. Iniziare da una “convention costituzionale” un’iniziativa multilaterale per cercare di escogitare un piano per l’autodeterminazione veneta. Quali poteri vuoi? Quali relazioni costituzionali? Che tipo di democrazia? Userei grandi iniziative di partecipazione per crearlo – tutto, dai grandi convegni nazionali a documenti di discussione per aiutare le persone a organizzare i propri dibattiti locali nei caffè o sale della comunità o scuole locali. Dato che alle persone vengono poste queste domande, il solo processo di chiedere cambia il come pensano. Ci vorranno un po’ di soldi, un sacco di lavoro e assolutamente tanto carico di entusiasmo. Se lo fate bene inizierete a pensare che non c’è più tempo per dormire. Poi, nessuno ha mai fatto nulla di importante durante il sonno. Ma la cosa più importante è che questo è nelle vostre mani, non si chiede il permesso a nessuno, nessuno può fermarvi dal farlo. Il che significa che non avete scuse.

 

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5 Comments

  1. giancarlo says:

    Robin dice cose esatte circa i Veneti.
    Dobbiamo però ricordarci che ‘italia ha impiegato oltre 140 anni di incessante genocidio culturale contro i Veneti per far sì che non potessero ricordare nulla della propria identità, storia, cultura e solo la lingua è rimasta ancora in auge a dimostrazione che il POPOLO VENETO esiste ed è ancora vivo.
    Purtroppo chi vive di stato ha assimilato i lati più negativi dell’italianità.
    Italianità che ha dato a caste e castine, come anche i grandi industriali materia prima a buon mercato per far sì di sentirsi italiani per puro interesse.
    Guardiamo alle banche, gestite da boiardi di stato e anche da industriali, agli aereoporti, alle camere di commercio, etc…etc.. tutto in mano ai Veneto-italioti per puro interesse personale.
    Quando si parla di mafia……la mafia qui in italia esiste dappertutto. Persino nel Veneto le classi dirigenti, anche se non hanno agito da vera mafia, hanno agito all’unisono ed in gruppo per i propri interessi.
    D’altronde qui in italia ogni regione ha fatto il massimo possibile per rubare allo stato…..anche se il Veneto è tra le primissime regioni come gestione amministrativa di buon livello. Ma i ladri esistono d’appertutto e purtroppo esisteranno sempre.
    Ma con leggi severe e fortemente punitive sino alla 3^ generazione….sono sicuro che si potrà limitare di molto questi ladri di stato.
    Oggi, varie banche tra cui due Venete sono effettivamente fallite, ma come sempre accade qui in italia, ci sono coloro ( certi soci…) che le mantengono in vita sperando di poter ritornare a guadagnare o rubare come in passato. Signori la festa è finita. I Veneti si sono svegliati malgrado la loro propensione ad avere sempre fiducia in coloro che stanno in ” alto “. La notizia che solo il 10% dell’aumento di capitale di una della banche veneta è stato collocato, la dice lunga di come stanno andando le cose.
    Solo l’8% degli italiani crede alla ripresa economica….e io mi chiedo chi siano costoro se non quelli che hanno interessi particolari….o forse sono persone che vivono sulla luna anziché sulla terra.
    Il momento storico richiede responsabilità e presenza attiva nel controllare gli eventi affinché chi sta al comando non possa vere le mani libere di fare o disfare a suo piacimento.
    I Veneti, oltre 2.300.000 hanno già espresso il loro favore per l’indipendenza con un referendum privatistico digitale. Ignorare o voler minimizzare l’evento che ha loro permesso di farlo è da illusi. Se non bastasse dico anche che pensare di poter credere o sperare che la cosa finisca lì è da stolti e arroganti.
    Robin non abbia dubbi sul fatto che ormai i fatti e gli accadimenti che settimanalmente avvengono qui in italia stanno aprendo gli occhi anche ai cechi di nascita.
    Non vedo come i ducetti di turno sia essi capi del governo o presidenti della repubblica potranno ammansire ancora una volta la volontà del POPOLO VENETO. I grandi industriali se ne facciano una ragione, anzi si dovrebbero preparare all’evento importante con intelligenza e diventare veramente pragmatici davanti alla storia, alla nuova storia che si sta imponendo in vari parti del mondo.
    Il mondo sta cambiando piaccia o non piaccia e mi sento anche di dire che cambierà in meglio proprio perché i POPOLI VOGLIONO PIU’ POTERE E CONTROLLO E NE SONO CONSAPEVOLI forse per la prima volta nella storia, salvo le varie rivoluzioni già avvenute che hanno visto come unico metodo di risoluzione dei problemi la ghigliottina o la forza delle armi.
    Si spera che i “comandanti” non ci portino a soluzioni similari !!!!
    La responsabilità sarebbe solo ed unicamente loro per non aver posto in atto nei confronti dei POPOLI che vogliono la propria libertà ed indipendenza contrattazioni intelligenti che in un tempo abbastanza accettabile da ambo le parti ponga le basi per un’indipendenza fattiva e concreta.
    WSM

  2. Venetian guy says:

    bisogna lavorare tantissimo sulla cultura, ci sono ancora troppi veneti che ignorano la propria identità originale, e che conseguentemente si credono italiani… è inutile continuare a parlare di tasse e residuo fiscale, quando manca la consapevolezza della propria identità!

  3. alina mestriner says:

    parole sante…

  4. caterina says:

    il diritto dei popoli all’autodeterminazione è nella costituzione stessa dell’Europa, che l’Italia ha sottoscritto forse pensandolo una declamazione astratta…del resto è un diritto affermato trent’anni prima dall’ONU…
    Sulla base della certezza di queste affermazioni il popolo Veneto, proprio perché la Regione tergiversava da anni, si è organizzato perché i Veneti si potessero esprimere sull’argomento specifico…in duemilionitrecentomilaepassa , cioè oltre il 64 per cento degli aventi diritto, si sono espressi per l’89 per cento con un SI all’indipendenza della Repubblica Veneta, che pertanto il 21 marzo 2014 è stata dichiarata… oggi si è già alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, e nel frattempo il Governo e Parlamento Provvisorio lavorano per rendere operativa quanto prima l’Indipendenza…
    Si può sempre ripetere se non fosse una perdita di tempo, che per certuni è la norma oltre che interesse personale…
    I Veneti intanto che sanno quello che a buon diritto hanno fatto non vogliono aspettare: la libertà è diventata una urgente necessità se si vuol sopravvivere e fermare l’esodo delle forze produttive, imprese e giovani generazioni…
    In giro basta cantare come beoti “schiavi di roma”… marce e marcette si moltiplicano nelle ricorrenze tragiche delle due guerre che hanno avuto il Veneto come teatro di tragedie infinite.. Sventolano a bizzeffe i tricolori che ci sovrastano beffardi…sostituendo per tanti anche le bandiere rosse… bèh, è ora che ci ricordiamo che la nostra bandiera è il Leon de San Marco, fondo azzurro par tera, fondo rosso par mar… è quella la nostra bandiera, storica e gloriosa, con cui in tutto il mondo ci facciamo riconoscere!

  5. Renato says:

    Più chiaro di così ……..

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