Esclusivo l’indipendenza: l’Icec riconosciuta a Bruxelles. Autodeterminazione, si apre il varco europeo

icec3di BENEDETTA BAIOCCHI– La storia, prima o poi, si impone. E il 9 dicembre 2015 a Bruxelles qualcosa è accaduto di sostanziale e nuovo. Ma  chiediamo che ce lo spieghi  Luca Polo, che era nella capitale belga in qualità di portavoce dell’ ICEC e presidente Associazione Free Veneto, assieme al prof. Andrea Favaro dell’Università Marcianum di Venezia, membro della commissione istituita dalla Regione Veneto per la valutazione dell’applicazione del diritto di autodeterminazione.

(nella foto in apertura, i delegati delle sei nazioni al Parlamento Europeo, per il Veneto Luca Polo portavoce ICEC e presidente Ass. Free Veneto e il Prof. Andrea Favaro dell’Università Marcianum di Venezia e membro della commissione istituita dalla Regione Veneto per la valutazione dell’applicazione del diritto di autodeterminazione).
Come si era annunciato, l’International Commission of European Citizens, che è il coordinamento internazionale dei popoli senza stato d’Europa, ha preso forma giuridica definitiva di ONG con sede a Bruxelles. Ed è il risultato dell’evoluzione di una prima sostanziale cooperazione internazionale iniziata nel 2009 in Catalogna durante la fase dei referendum comunali per l’indipendenza.Già nel 2014, l’Icec era stata incaricata di selezionare e coordinare gli osservatori internazionali per il referendum autogestito sull’indipendenza della Catalogna.Ma ora la presenza stabile e riconosciuta dell’Icec come ong, è un elemento in più “per stimolare le istituzioni continentali ad una assunzione di responsabilità verso il tema dell’applicazione del diritto di autodeterminazione”, aveva già dichiarato Luca Polo a lindipendenzanuova.comA Bruxelles il 9 dicembre c’erano  i membri di ICEC di Catalogna, Scozia, Fiandre, Paesi Baschi, Veneto e Sud Tirolo.icec 9 dicembre

Cosa è successo a Bruxelles,  Polo ce lo può raccontare?

“Sostanzialmente sono accadute due cose importanti.

Punto primo. Come preannunciato nell’intervista precedente ICEC è diventata formalmente una ONG internazionale con sede a Bruxelles e la sua nuova forma è stata celebrata attraverso una serie di incontri ufficiali tra i quali quello con il Vice Primo Ministro e Ministro degli interni del Belgio, poi con un pranzo ufficiale presso il Parlamento Fiammingo con lo staff del Presidente ed infine con la presentazione ufficiale al Parlamento Europeo attraverso la voce dei delegati del coordinamento internazionale Anna Arquè (Catalogna), Chris White (Scozia) e Bernard Daelemans (Fiandre) grazie al sostegno ricevuto in questa sede da molti europarlamentari, in modo particolare dal fiammingo  Mark Daemesmaker e dal basco Juan Juaristi che come il Vice Primo Ministro del Belgio Jan Jambo. Jambon,  pur non essendo membro Icec, ha creduto, sostenuto e sostenuto con tutti gli altri l’utilità e importanza della nostra organizzazione per il coordinamento internazionale della lotta per l’applicazione del diritto di autodeterminazione.

Punto secondo. Si è svolto all’interno del Parlamento Europeo un simposio sul tema dell’applicazione del diritto di autodeterminazione che ha visto l’apporto di rappresentanti politici, accademici e sociali di tutto il continente ed ha portato alla sottoscrizione della sintesi delle tesi portate, ovvero alla “Dichiarazione di Bruxelles”, dichiarazione che apre un nuovo importante capitolo”.

icec jambonDa sinistra: Florian Von Ach (Sud Tirolo), Luca Polo (Veneto), Anna Arquè (Catalogna) Jan Jambon (Vice Primo Ministro e Ministro degli Interni del Belgio), Chris White (Scozia), Steven Vergauwen e Bernard Daelemans (Fiandre)

Ma cos’è in sostanza ICEC?

“Per capirlo bene è importante ripercorrere la storia del coordinamento internazionale che oggi ha il nome di ICEC ONG. Nel 2009 in Catalogna viene bocciata dalla Generalitat una iniziativa popolare per l’indizione di un referendum sull’indipendenza. A quel punto Josep Ximenis, consigliere di minoranza del paesino di appena ottomila anime Arenys de Munt, decide di far esprimere comunque i propri concittadini attraverso un referendum comunale. Dopo una lunga serie di traversie, di minacce e manifestazioni avverse dell’ultra destra nazionalista spagnola, riesce a convincere i suoi concittadini della necessità di esprimere la propria opinione in merito, ad ogni costo.

Il referendum viene fatto ed è un successo di partecipazione e di voti a favore dell’indipendenza. A questo punto Anna Arquè mette in piedi il coordinamento per l’organizzazione dei referendum comunali catalani ed organizza una rete di osservatori internazionali che saranno necessari, insieme ad una serie di procedure, a verificare la trasparenza e veridicità dei voti. I referendum svolti con successo saranno infine più di 500 è determineranno l’innesco di quel processo di partecipazione popolare che porterà alle manifestazioni oceaniche ed al deciso cambio di rotta della politica.

Per organizzare il network internazionale e gli osservatori, Anna nel 2009 inizia a girare in lungo ed in largo l’Europa e ad incontrare rappresentanti di istituzioni e di entità sociali. Nasce il primo coordinamento internazionale per il diritto di autodeterminazione in Europa. In questi sette anni il network è cresciuto ed ha svolto moltissime iniziative in tutte Europa, tra le quali ricordo la gestione ed organizzazione degli osservatori internazionali (più di cento) per il referendum popolare catalano del 9 novembre 2014. Oggi siamo un riferimento stabile ed organizzato per le istituzioni europee, degli stati membri e delle istituzioni locali così come per i movimenti politici e sociali del continente”.icec

Che cos’è la Dichiarazione di Bruxelles?

“E’ un testo che sintetizza le tesi condivise dai relatori politici, accademici e sociali del simposio del 9 dicembre e che sostanzialmente affermano due concetti: il primo è l’inclusività ed esclusività del processo di autodeterminazione, ovvero il concetto importantissimo che l’autodeterminazione è affare esclusivo dell’agente autodeterminante che non è tenuto a considerare entità esterne a se stesso durante questa fase. Per semplificare: le decisioni di una Corte Costituzionale italiana come di un Tribunal Costitucional spagnolo sono ininfluenti in un processo di autodeterminazione e non debbono essere tenute in alcun conto. Il secondo concetto riguarda i diritti individuali acquisiti dei cittadini europei che non possono in alcun caso essere negati o cancellati con la nascita di una nuova organizzazione amministrativa in ambito europeo”.

Cosa succede dunque dopo la dichiarazione di Bruxelles? Luca Polo promette di raccontarcelo, a breve. Mentre la Catalogna sembra essere imbrigliata nel tira e molla tra Madrid e Barcellona, mentre Veneto e Lombardia sono rimpallate continuamente dalla Corte costituzionale e dall’inerzia politica, forse a sbrogliare la matassa “arrivano i nostri” da Bruxelles?

(1-segue)

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4 Comments

  1. Baghin Mansueto says:

    Speriamo in bene….. Comunque, per me, oltre a sostenere attivamente tutti quelli che lavorano per l’Indipendenza del Veneto, dovremmo battere il chiodo sull’informazione alla nostra gente di quanto è avvenuto a Bruxelles. Con il referendum del marzo 2014, noi siamo già entrati nella storia e, da quanto ho letto nell’articolo, abbiamo già le carte in regola per chiedere il distacco da Roma. Ora basta solo la volontà di farlo……WSM

  2. xTen says:

    Speriamo che i tanti Veneti, anche con questo importante passo, s’accorgano che mediante la Regione Veneto non s’ottiene nulla poichè, loro per primi vanificano e impediscono ulteriori passi verso l’agognato obiettivo !

  3. caterina says:

    se pensiamo che già nel Veneto oltre duecento comuni già nel 2013 si erano espressi in favore di un referendum sull’indipendenza del Veneto e la Regione non ne ha tenuto conto, facendo finta di accogliere l’istanza, in realtà per farla poi fallire, la dice tutta sull’importanza di un’aggregazione internazionale per affiancare le spinte indipendentiste e appoggiare la volontà dei popoli di autodeterminarsi, a fronte della caparbietà delle corti centrali nel negare tale diritto, affermando come ha fatto quella romana addirittura che non ci sono popoli se non quelli stabiliti dalle “carte”… senza rendersi conto che le carte si possono bruciare, per non dire altro, a fronte della forza insita dei popoli !
    Che in sede internazionale si sia consolidata in una sigla composita e riconosciuta l’istanza proveniente da tante regioni europee è un’ottima cosa, salvo che non diventi l’ennesima struttura che i poteri centrali permettono per marginalizzare veri scottanti problemi… ecco, io temo moltissimo questo aspetto deleterio, per cui, noi Veneti, che siamo ora rispetto ad altri popoli che mirano alla propria indipendenza rimasti in posizione di avanguardia, per aver già fatto un referendum riconosciuto internazionalmente, non dobbiamo arretrare di un passo ma sperimentare l’efficacia reale della nuova sigla, senza delegare ad essa ogni iniziativa per arrivare alla meta a cui aspiriamo.

  4. Giancarlo says:

    Non possiamo essere che soddisfatti da questa importante novità in ambito Europeo.
    Gli sviluppi si potranno vedere a medio termine dato che al di là della buona volontà di taluni nel rappresentare il Veneto a Bruxelles, senza un seguito Popolare importante…..mi lascia perplesso circa quali risultati concreti si potranno ottenere al fine di poter effettuare un referendum istituzionale europeo, più che italiano, e sotto controllo internazionale per l’autodeterminazione del POPOLO VENETO.
    PLEBIISCITO.EU ha un seguito Popolare importantissimo con un referendum privato-civico già effettuato e certificato e quindi in grado di poter avanzare richieste di tutto rispetto.
    In ogni caso siamo tutti Veneti e a me personalmente interessano i risultati concreti per arrivare all’indipendenza…chiunque faccia e lavori per essa è sempre rispettato e li considero dei patrioti Veneti.
    WSM

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