Esclusivo l’indipendenza / Catalogna, Jordi Fornas: vi spiego perché la secessione non arriverà tra 18 mesi

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di STEFANIA PIAZZO – Elezioni in Catalogna, tutti hanno parlato di terremoto politico e di imminente apertura delle “ostilità” contro Madrid per arrivare all’indipendenza. E’ così? 

Jordi Fornas, presidente di UPDIC (Uniti per Dichiarare l’indipendenza Catalana), di recente preso a modello dal The Guardian per aver fatto di Gallife la prima e unica al momento enclave indipendentista catalana, sotto il profilo fiscale rispetto a Madrid, dialogando ora con lindipendenzanuova.com pone sul tavolo tutti i retroscena del dopo voto. Anzi, spiega che la storia ci sta riportando al periodo del 1936, con la guerra di Spagna, cui seguirono 40 ann di dittatura. Lo Stato spagnolo, spiega al nostro quotidiano il leader indipendentista, ha dichiarato guerra a Barcellona.

Cosa accadrà ora a Barcellona, ci si può aspettare il terremoto che cambierà il volto dell’Europa e dei trattati?

“Le ostilità ci sono da lungo tempo, ma da parte dello Stato verso l’ente auonomo. Si potrebbe dire che è così da sempre, anche se negli ultimi tempi si sono fatte più intense e lo Stato adopera qualsiasi mezzo, e senza tener nessun conto dell’etica o del funzionamento democratico. La divisione di poteri è sparita, soprattutto per quanto riguarda il potere giudiziale. Si sono conferiti poteri eccezionali al Tribunale Costituzionale (TC), un ente che era già completamente politicizzato. Invece, i polítici catalani continuano ad agire con una ingenuità incomprensibile, fino al punto che fa pensare se si rendono conto di quale sia la sfida…”.

Quindi la lotta ad armi dispari tra Madrid e Barcellona è l’emblema della lotta tra stato nazione e stati regionali rimasti imbrigliati nel nuovo modello di Europa?

“Per capire questo atteggiamento dello stato spagnolo bisogna conoscere le differenze di carattere tra catalani e castigliani guardando nel fondo storico medievale e farne un piccolo riassunto.

1º) La Castiglia era una società di signori e guerrieri. Vivevano per sfruttare i sudditi e i territori conquistati agli arabi, senza contare l’annessione di altri regni (Galizia, Asturie, Leone). I castigliani hanno sempre avuto un sistema politico del tipo assolutista centralista.

2º) La Catalogna è sempre stata una società di commercianti. Ha avuto una espansione sul Mediterraneo, (Sardegna, Sicilia, Napoli, Grecia, ecc.) creando un regno federale, con ambasciate commerciali in tutta l’Europa.

Nel sistema politico catalano possiamo parlare di una monarchia costituzionale, esisteva un Parlamento itinerante (le Corts) e un Governo (la Generalitat).

3º) La Spagna è il risultato dell’annessione della confederazione catalana alla Castiglia con la guerra di successione (1701/1714) e con l’aiuto della Francia.

Bisogna sapere che durante i 300 anni di occupazione militare, c’è stato un unico periodo democratico: la seconda repubblica spagnola (1931/1939), in questo periodo la Catalogna ha avuto l’autonomia che  poi è stato cancellata con la Guerra di Spagna (1936/39), seguita da 40 anni di dittatura fascista di taglio nazionalista castigliano (il franchismo).

4º) Nel 1978 si è riconquistata l’autonomia che ha fornito i mezzi per recuperare la cultura, la lingua e la memoria storica.

Nel 1981 c’è stato il colpo di Stato del colonnello Tejero, apparentemente fallito, ma da quel momento fino ad oggi il taglio  delle competenze autonomiste è andato in crescendo.

Nel 2010 dopo che il TC ha decimato il nuovo statuto d’autonomia, che era già stato approvato con un referendum, il popolo catalano ha visto che la via autonomista era finita e ha preso forza l’indipendentismo.

I politici autonomisti sono stati presi a contro piede dalla folla che è scesa in strada l’11S del 2012 reclamando l’indipendenza. In quel momento il Presidente Mas stava cercando di negoziare un patto fiscale con lo Stato, che gli ha sbattuto la porta in faccia.jordi

I catalani sono quindi abituati a questo perenne braccio di ferro con lo stato?

“L’attitudine dei politici catalani di procedere a patti con lo Stato, viene da lontano, e l’attitudine dello Stato è sempre la stessa, per cui con un programma che dicono sia quello giusto per arrivare all’indipendenza, non è pensabile che adesso cambino.

Si pretende di costruire le “strutture dello Stato” e di arrivare ad un “processo costituente” per redarre la futura Costituzione. Questo processo, definito nel programma del JPS e la CUP, dovrebbe avere una durata massima di 18 mesi, dopo di cui sarebbe da convocare un referendum per valutare la nuova Costituzione che porterebbe alla proclamazione dello Stato indipendente”.

E lei Fornas è scettico, a quanto pare…

“Per vedere l’impossibilità di un tale progetto, basta ricordare come è finita la “consultazione” (non vincolante!) che Artur  Mas ha proposto di fare nel 2014 finita (il 9N) con un “processo participativo” che ha avuto un grande successo popolare e un risultato schiacciante per i favorevoli all’indipendenza (più dell’80%) ma gli stessi che l’avevano proposto non l’hanno reclamato valido, seguendo il discorso del Governo spagnolo.

Allora, rispondendo alla domanda: i politici catalani non pensano in realtà di aprire le ostilità contro Madrid, vogliono fare un processo di dialogo e amichevole. “Win-Win” ha detto più di una volta il Presidente Mas”.

E cosa propone in alternativa?

“Secondo me, questa strada è sbagliata e assurda. Pretendere di fare l’indipendenza in forma accordata è impossibile, bisogna arrivare ad una rottura con la legalità costituzionale spagnola. L’unica via possibile è dichiarare l’indipendenza, prendere il controllo del territorio e proclamare la repubblica, con una maggioranza di eletti. Di fatto è così che hanno fatto l’indipendenza la più parte dei paesi del mondo”.

Mas per la formazione del prossimo governo dovrà scendere a compromessi?

“La formazione del prossimo Governo sta diventando anche più complicata di quanto sembra per i risultati ottenuti per gli indipendentisti: JPS 62 deputati, CUP 10. Tutti gli altri 63. C’s (25), PSC (16) e PP (11), che sarebbero le forze chiaramente nazionaliste spagnole

CSQP (11) è una formazione che non è chiaro da che parte stia (diciamo metà e metà), si tratta di una formazione mista di sinistra dove si trovano “Podemos” e ICV (comunisti/ verdi).

CUP e CSQP hanno in comune (a parte affinità ideologiche) il non volere che Artur Mas sia investito della presidenza.

Allora, con l’astensione della CUP e il voto contrario di tutti gli altri, JPS non ha la maggioranza per investire l’attuale Presidente, neanche in un secondo turno. Questa situazione, alla lunga, potrebbe portare a nuove elezioni.

Junts Pel Si (JPS) è l’alleanza di CDC e ERC più altre piccole formazioni e persone indipendenti. La CUP (Candidature di Unità Popolare) è una formazione di tipo assembleario, antisistema e anticapitalista, recentemente entrata nel Parlamento di Catalogna (prima il suo ambito era esclusivamente comunale), sono politici che non si considerano professionisti, ma invece sono comunque nel mondo della politica da molti anni.

La CUP era già presente nel Parlamento precedente, ma il suo peso (3 deputati) non era decisivo, adesso farà il possibile affinché tutto diventi più complicato, dato che hanno deciso di non appoggiare l’elezione di Mas.

Che fine ha fatto la dichiarazione unilaterale di indipendenza?

“Giusto! A questo punto bisogna dire che, nel suo programma, la CUP difendeva la DUI (Dichiarazione Unilaterale d’Indipendenza) ma la condizionava al risultato “plebiscitario” delle elezioni, dichiarate così dal proprio Presidente Mas. Visti i risultati, adesso dicono che il plebiscito non è stato vinto dando validità ai conti che fanno gli spagnoli.

Questi dicono che la somma dei voti di tutti gli altri sarebbe maggiore a quella dei votanti di JPS/CUP ma questo non è un conto reale, dato che CSQP in nessun caso si è dichiarata in favore dell’unità della Spagna, per cui i voti raccolti da questa rappresentazione, più i 100.000 di UDC (l’antico alleato di CDC, che non ha ottenuto rappresentanti) darebbero un risultato ben diverso e dovrebbero figurare (al massimo) come un voto bianco.

Con i conti fatti per bene, il plebiscito si è vinto chiaramente! Aggiungiamo che i circa 200.000 votanti catalani all’estero (tradizionalmente di maggioranza indipendentista) hanno visto ogni tipo di impedimento per poter votare da parte delle ambasciate spagnole, soltanto 15.000 sono riusciti a farlo”.SANT JORDI2

Il plebiscito è una coperta tattica che tutti tirano di qua e di là a proprio uso e consumo?

“Voglio dire che io sono stato sempre critico con questa invenzione delle “elezioni plebiscitarie” perchè era da prevedere una situazione del genere dove ognuno avrebbe fatto i conti a comodo suo. Faccio notare che la CUP, così tenace contro Mas, ha rinunciato subito alla DUI dando validità ai conti fatti dagli spagnoli. Gli assembleisti sono stati la grande sorpresa del dopo elezioni e come inaspettato alleato degli spagnoli.

 Come potrà riusscire il presidente Mas a creare il fronte costituente?

“Se si supera l’ostacolo dell’elezione del Presidente e la formazione del Governo, il “fronte costituente” credo che sarà molto instabile viste le esigenze della CUP e l’intransigenza statale. La CUP promuove la disubbidienza alle leggi, ma lo Stato si è già trincerato dietro il TC e manderà in aria ogni tentativo, anche le “strutture di Stato” che si pretendono di creare.

Non penso che tutto questo serva a portare la Catalogna all’indipendenza, a meno che gli spagnoli si aggiungano alla festa.

Infatti, i grandi promuoventi dell’indipendentismo sono sempre loro, dato che, con la loro intolleranza, superbia, provocazioni, demagogia, mancanza di scrupoli e le sue misure del tutto antidemocratiche (pretendono di portare Mas in tribunale per aver permesso la celebrazione del referendum del 9N), possono andare oltre se vedono che con il TC non basta, ad esempio sospendere l’autonomia e far sì che i rappresentanti catalani si vedano nella situazione di fare la DUI… o andarsene a casa. L’intervento militare penso sia scartato per l’appartenenza della Spagna all’UE e alla NATO”.

 La Catalogna, per quello  che si vede da fuori, segue la politica dei piccoli passi: quali risultati sono stati raggiunti sino ad ora?

“L’unico risultato positivo è stato l’incremento successivo del voto independentista che supera già i 2 milioni di votanti. Del resto, questo tipo di politica si è dimostrata controproducente, ha permesso allo Stato di riorganizzarsi, sia dal punto di vista legislativo (rinforzando il TC), come da quello mediatico. In questo campo hanno fatto crescere l’avversione (l’odio, diciamolo chiaramente) degli spagnoli verso i catalani, accusati di voler rompere la  “santa unità patria”, come fossero gli eretici del secolo XXI.

Non possono capire che la Catalogna è una nazione diversa  e i media spagnoli si occupano di dire che l’unità è immutabile. La Spagna “è loro” e nessuno ha il diritto di “romperla”. Più si allunga il processo e più crescono le difficoltà per arrivare a termine.

Già nel 2012 c’era una maggioranza sufficiente, anche più ampia dell’attuale, per dichiarare l’indipendenza, ma tanto CiU (CDC/UDC) come ERC si sono presentati con il “diritto a decidere” nel programma, invece di puntare sulla DUI. Adesso, di nuovo un passo che porta a girare in cerchio.

Al di là delle critiche, la grande partecipazione al voto e il risultato dei seggi è un successo agli occhi del mondo. In Lombardia e Veneto si è ancora lontani da questa meta. Perchè?

 “Le spiegazioni che ho dato alla prima domanda rispondono in parte al perché della differenza tra la nostra situazione e la vostra. Siamo nella stessa situazione perché siamo nazioni che vogliono avere un proprio Stato per governarsi, e che subiscono un residuo fiscale inaccettabile.

In questo campo la Lombardia e il Veneto sono ancora trattate peggio della Catalogna, ma forse i cittadini non lo percepiscono perché sono paesi più ricchi, con un  maggior livello di vita.

Lo Stato italiano è molto più recente e il modo con cui si è costituito è stato meno violento, solo nel regno di Napoli c’è stata una situazione di guerra (di corta durata). Nel Veneto si è fatto un referendum, anche se ne conosco la vicenda fraudolenta, fatto che resta sempre inciso nella memoria storica.

Noi però manifestiamo sempre la nostra identità, celebriamo la giornata nazionale l’11 settembre, ricordando che i catalani del XVIII dopo anni di guerra, con l’assedio di Barcellona e la resistenza estrema, si son dovuti arrendere alle truppe castigliane e francesi. In seguito ci sono stati tanti anni di repressione durissima”.

L’Europa è insomma una somma di conflitti “sedati”… tenuti a bada?

“L’Europa occidentale è l’unica parte del continente dove ancora sopravvivono gli antichi imperi, ora travestiti in Stati Nazione, ma bisogna spiegare ai cittadini che questa è una situazione anomala, le attuali frontiere sono state fatte per interessi espansionistici, l’uso della forza e il sangue di tante guerre. Anche nel caso delle nazioni che hanno un proprio Stato, questo quasi mai è del tutto coincidente con i suoi connazionali.

Attualmente, per decidere ogni cosa, siamo d’accordo  che si agisca in modo democratico, ma non è accettabile che non si possa decidere democraticamente quale sia la volontà popolare per stabilirsi con un proprio sistema statale. Ê chiaro che oggi giorno i paesi piccoli funzionano meglio di quelli grandi e la prova è che gli unici paesi di grandi dimensioni che hanno un buon funzionamento sono del tipo federale, questo è dovuto alla prossimità del potere al cittadino. La più parte dei conflitti armati nel mondo sono dovuti a questo genere di cose. Poi, c’è a religione che è una altro fattore, ma quasi sempre dovuto all’obbligo di compartecipare allo Stato. Basta guardare cosa succede nel medio oriente, tutti questi conflitti terribili che affliggono milioni di persone sono dovuti a false frontiere disegnate dai paesi vincitori di guerre coloniali. Mi riferisco a paesi come l’Irak, la Siria o il Kurdistan, ma di esempi ce ne sono dappertutto.

Noi europei, anche per via della nostra responsabilità storica, abbiamo il dovere di dare esempio e di fare il possibile per risolvere uno dei grandi problemi che persistono nel mondo e la sua soluzione aiuterà a risolverne d’altri. jordiIl XXI secolo deve essere quello che pone termine a questa situazione, solo così l’umanità avrà fatto un passo definitivo verso la pace”.

 

 

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3 Comments

  1. Giancarlo says:

    Il sistema ( mafioso) italiano per poter reggere ha bisogno di creare continuamente nuovi personaggi e nuovi partiti che raccolgano il malcontento e lo gestiscano nel tempo sino a logorare coloro che ci credono
    e li abbracciano confidando in loro,
    Anche la lega nord è uno di questi. Oggi ormai è palese che ha prseo in giro i propri elettori e che ora è diventato a tutti gli effetti un partito italiota.
    E’ una guerra sotterranea e sleale di coloro che sono nelle istituzioni e coloro che fanno parte della burocrazia statale contro chiunque alzi la testa a protestare per qualsiasi motivo, specie verso coloro che agognano la libertà e l’indipendenza da questo sistema italiota.
    Ricordiamoci che se oggi io posso scrivere questo testo è grazie alla Turchia la quale per poter entrare in Europa doveva rispettare i diritti dell’uomo etc..etc.. e per contro fece notare che l’italia con le sue leggi del codice Rocco era messa peggio della stessa Turchia.
    L’italia fu obbligata a calcellare il reato d’opinione in particolare e quindi adesso deve sopportare ed accettare qualsiasi critica venga fatta anche da cittadini italiani ed in particolare Veneti……
    Fintanto che il mondo rimarrà così non ci sarà pace e per avere la pace bisogna ripristinare i diritti e le volontà dei Popoli che abitano la terra.
    WSM

    • Padano says:

      Non ti preoccupare, in Italia gli oppositori politici li liquidano in altro modo.

      Gli indipendentisti, ad esempio, non li perseguono per le loro idee indipendentiste.

      Piuttosto, costruiscono accuse di molestie, etc., reati facilmente “costruibili” e difficilmente confutabili.

      Fascisti.
      Mafiosi.

      In una parola, Italiani.

      • caterina says:

        aggiungerei anche fra i colpevoli i grossi imprenditori per la visione esclusivamente opportunistica e cieca ad altri valori, i più nobili dell’uomo, quelli a cui si ispirano gl’indipendentisti.

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