Esclusivo – Gli eurodeputati “indipendentisti” 4 / Le rivendicazioni locali, troppo in ombra

di PAOLA BONESU E GABRIELE LAMI – La presenza di deputati regionalisti nel Parlamento Europeo appare piuttosto differenziata dal punto di vista delle istanze politiche rappresentate.

I 31 parlamentari analizzati in questo studio si dividono tra i
diversi gruppi politici formatisi durante l’VIII legislatura (troviamo deputati appartenenti ai partiti regionalisti in tutti i gruppi, ad eccezione dell’S&D e dell’EFDD) e sembrano in queste grandi famiglie europee perfettamente integrati, non discostandosi significativamente dalla linea dettata dal gruppo nel totale delle votazioni analizzate.
Le defezioni avvengono, infatti, solo su speciche tematiche e riguardano singoli parlamentari e quasi mai l’insieme dei deputati regionalisti presenti all’interno del gruppo. Fa eccezione cio che accade tra i Greens/EFA nell’ambito della pesca, in cui la componente EFA si discosta nettamente rispetto alle scelte dei Verdi, e la posizione assunta dai membri della Nieuw-Vlaamse Alliantie, sottocomunity praticamente indipendente all’interno dell’ECR – European Conservatives and Reformists.

Risulterebbe in questi casi utile provare ad approfondire, attraverso diversi tipi di analisi, le motivazioni che spingano i singoli deputati o partiti a discostarsi in relazione a specifici voti e a tematiche definite.
Se dall’analisi delle votazioni non sembra emergere un fronte regionalista comune, ne sono evidenti specificità che in qualche modo ci portino a riscontrare un qualche tipo di riconoscibilita nel comportamento che i deputati regionalisti assumono all’interno dei gruppi politici di appartenenza, un discorso simile si può fare per quanto risulta dallo studio delle tematiche affrontate nelle interrogazioni presentate dai deputati oggetto della ricerca.

Qua non sembra predominare la componente del gruppo, quanto una dimensione più territoriale/nazionale. In questo modo le rivendicazioni autonomiste o indipendentiste risultano un po’ in ombra rispetto a una comune appartenenza territoriale, che pare rispecchiarsi tanto nelle tematiche presenti nei documenti prodotti dai deputati regionalisti, quanto in quelle dei parlamentari non appartenenti a partiti regionalisti ma eletti nello stesso territorio (si vedano i cluster baschi e catalani mostrati nella mappa).

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Interessante si riscontrino, invece, delle similitudini tra i temi trattati dai rappresentanti delle minoranze etniche (nel caso specifico quella magiara in Romania e Slovacchia) e i deputati eletti nello Stato nazionale, che la minoranza in questione assume come punto di riferimento. Come si è visto, la metodologia utilizzata non ci permette di valutare in maniera del tutto corretta le vicinanze rispetto alle keyword presenti nei testi e richiede un ulteriore affinamento che possa smussare le criticità emerse.

Trattandosi di una ricerca limitata al primo anno della legislatura corrente, potrà in futuro essere utile comprendere se vi sia una stabilità di posizioni che copra l’intero mandato o se, in qualche modo, queste posizioni siano destinate a mutare. Inoltre, la definizione dei parlamentari rispetto ai contenuti prodotti, che qua si e scelto di limitare alle sole interrogazioni, può sicuramente essere ampliata ad altro tipo di fonti, sia ufficiali, sia non ufficiali, magari rese pubbliche attraverso i mass media.

Affrontando l’analisi dei testi, abbiamo potuto constatare come vi siano delle forme di collaborazione tra i deputati regionalisti, ad esempio al momento della firma e della presentazione degli atti. Queste (che emergono in parte dalla mappa relativa al posizionamento in base alle keyword utilizzate) e altri tipi di collaborazioni (si pensi alla presenza di ben 20 deputati regionalisti nell’intergruppo Traditional minorities, National communities and Languages) rappresentano sicuramente un campo di analisi importante per capire se esista o meno una famiglia regionalista europea, che vada magari oltre l’operato dell’EFA (della quale, del resto, fanno parte solo 11 dei 31 parlamentari qui presi in considerazione).

Lo studio delle collaborazioni e delle community può non limitarsi all’ambito strettamente istituzionale, essendo ad esempio applicabile anche alle connessioni che deputati e rappresentanti dei partiti regionalisti instaurano sui social network, divenuti sempre piu arena del dibattito politico.

(4-fine tratto da “I partiti regionalisti attori del Parlamento Europeo: strategie, posizionamento e temi chiave” di  Paola Bonesu e Gabriele Lami”, riproduzione riservata 

http://www.lindipendenzanuova.com/esclusivo-eurodeputati-indipendentisti-1-chi-sono-cosa-combinano/

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