Esclusiva lindipendenza, Anna Arquè: “Catalogna, avanti anche senza accordo con Madrid”

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di LUCA POLO – Come avevamo promesso nel precedente articolo ( www.lindipendenzanuova.com/paesi-baschi-il-5-giugno-al-voto-per-lindipendenza-l-a-societa-civile-ed-icec-scatenano-il-kraken/ ) torniamo a parlare dei referendum comunali baschi, ma anche delle recenti evoluzioni del percorso di autodeterminazione in Catalogna con Anna Arquè.

anna arquèAnna Arquè per i media spagnoli è “il volto” dell’indipendentismo catalano. Quando le principali reti televisive iberiche hanno organizzato dibattiti sul tema delle istanze di autodeterminazione catalane o per discutere in diretta i risultati delle recenti elezioni plebiscitarie catalane etc., la Arquè è sempre la prima scelta mediatica. Anna rappresenta infatti al tempo stesso l’origine del processo, nato con l’iniziativa sua e di Josep Ximenis del primo vero atto unilaterale di autodeterminazione, ovvero le consultazioni comunali effettuate a partire dal 2009 in 554 comuni, sia la trasversalità politica ponendosi al di fuori e spesso in senso anche critico verso le principali formazioni politiche catalane. Anna, tra i principali ideatori e promotori dell’organizzazione internazionale per l’applicazione del diritto di autodeterminazione nella UE ed attuale portavoce ICEC per la Catalogna, è anche “il volto” dell’indipendentismo catalano in Scozia, Fiandre, Tirolo, Veneto e Paesi Baschi dove da anni collabora attivamente grazie al network ICEC.

anna arquè2 Parliamo con lei delle recenti evoluzioni dei processi di autodeterminazione all’interno dello stato spagnolo, in Catalogna e nei Paesi Baschi dove il 5 giugno grazie alla collaborazione tra ICEC e Gure Esku Dago si sono svolti referendum sull’indipendenza in 34 comuni contemporaneamente.

L’anno scorso è toccato al comune “pilota” di Etxarri Aranatz, ora altri 34 comuni e circa ulteriori 70 annunciati per la primavera 2017. Quali sono le implicazioni di questi referendum popolari nella politica basca e potrebbero davvero essere l’innesco di una enorme partecipazione popolare al processo di autodeterminazione basco come accaduto in Catalogna?

 

Una delle caratteristiche principali dei referendum è la capacità di generare spazi positivi per discutere e collaborare per un obiettivo democratico comune. Persone di tutte le estrazioni sociali si ritrovano a cooperare insieme per fare in modo che la loro volontà possa uscire vincente dalla votazione. Questo costringe all’unità gruppi politici contrapposti ed a mettere la loro volontà del risultato referendario, in questo caso indipendenza, prima di tutto. Fondamentalmente ciò accade perché la pressione popolare non permette alcun altro atteggiamento.anna arquè3

Nei Paesi Baschi lo scenario politico indipendentista è suddiviso in due famiglie principali, o si è del PNV – Partido Nacionalista Vasco ( conservatore, democratico-cristiano ) o si appartiene all’area comunemente definita Izquierda abertzale (partiti e organizzazioni nazionaliste basche di matrice comunista, socialista o socialdemocratica), il che significa una società molto politicizzata e con molto poco margine per qualsiasi iniziativa indipendente che possa avere successo senza il supporto di una delle due famiglie politiche.

Con Gure Esku Dago (movimento sociale trasversale promosso da membri di entrambi gli schieramenti politici) che ha raccolto la sfida del coordinamento dei referendum popolari, si è ottenuto che i Baschi abbiano riconosciuto la necessità di creare uno spazio comune dove il diritto di autodeterminazione viene ad essere una vera e propria proposta politica per entrambi PNV e Izquierda Abertzale, grazie al lavoro comune e la determinazione delle loro basi politiche. Dal basso hanno iniziato a lavorare insieme per fare pressione verso i piani alti dei partiti politici per andare avanti con un referendum sull’indipendenza dei Paesi Baschi.

Finora, l’esperienza è stata positiva. Lenta, molto più lenta di come abbiamo organizzato ogni ondata di referendum in Catalogna, ma, soprattutto, con i risultati politici positivi attesi, che alla fine dei conti è l’obiettivo principaleanna arquè4

I referendum popolari sono strumenti politici per ottenere scenari collaborativi sia sul piano comunale che nazionale, il risultato delle urne è importante, ma lo “stare insieme” per farlo, è la chiave principale che li rende di fatto un successo o meno.

Per la Catalogna hanno significato un chiaro punto di svolta, non so se stanno andando a significare la stessa cosa per i Paesi Baschi, perché hanno parallelamente anche altre questioni politiche importanti da affrontare: il processo di pace, la questione dei prigionieri politici, la candidatura di Otegi, etc.. Ma senza alcun dubbio sono riusciti a cucire le complicità necessarie tra gli attivisti di base e le persone in villaggi e città, inesistente o molto fragile sino ad ora, al fine di diventare una voce chiara e forte che chiede  l’esercizio di un referendum vincolante unilaterale sull’indipendenza per Euskal Herria.

Hai sempre difeso l’idea di un referendum unilaterale ufficiale. Oggi in Catalogna molte voci si stanno alzando ed allineando su questa tua posizione, ma i partiti in Parlamento sono d’accordo?

Sì, dal momento che il Coordinamento Nazionale dei referendum popolari catalani ha votato e approvato di avere come obiettivo di ottenere che il nostro Parlamento organizzi un referendum ufficiale vincolante per l’indipendenza catalana. E ci siamo quasi arrivati, ma come tutti sappiamo nel 2014 la Corte costituzionale spagnola ha dichiarato illegale il referendum del 9N e, purtroppo, il Presidente di allora Artur Mas ha accettato quella sentenza e non ha effettuato comunque il referendum istituzionale unilaterale della Generalitat catalana, ma ha trasformato la natura politica di quell’atto in una semplice partecipazione popolare al processo. I Catalani non hanno ancora autodeterminato se stessi. Tuttavia, l’autodeterminazione è ancora lo strumento più efficiente per raggiungere l’obiettivo di dichiarare la Catalogna uno Stato indipendente, lo sappiamo noi e lo sa lo Stato spagnolo.anna arquè5

Al momento la maggior parte dei membri del Parlamento catalano sono a favore dell’indipendenza della Catalogna, ma una “tabella di marcia” troppo lassista sta permettendo ai partiti politici tattiche per prendere tempo sull’obiettivo comune, perché? Poiché le diverse ideologie escono fuori quando invece di lavorare per un sì all’indipendenza si arriva a discutere le priorità delle politiche sociali come nel caso dell’approvazione del bilancio catalano, un vero e proprio campo di battaglia tra i partiti indipendentisti e la loro base associativa. La realtà è che non si può obbligare un partito politico a rinunciare alla sua primaria ideologia in nome di un concetto astratto di indipendenza, ovvero se questa non viene messa in atto sul tavolo con una specifica azione.

Ecco perché non ero felice che si chiamassero le recenti elezioni catalane un “plebiscito”, perché il risultato non è utilizzato come un SI per l’indipendenza, ma come un SI per preparare l’indipendenza, e qui amici miei, diversi criteri nascono e si ottiene che le persone appassionate si disanimino.

Ora che ognuno ha realizzato questo, si presenta finalmente una determinazione a dichiarare finalmente un referendum catalano senza l’accordo con lo Stato spagnolo, come a lungo richiesto da ICEC, e questo sentimento è sempre più forte e il Presidente dell’ANC ha deciso di chiedere alla base se sono d’accordo a chiedere ai partiti indipendentisti in Parlamento di cambiare la loro “tabella di marcia”. Diversi partiti politici hanno pure dato sostegno alla nostra richiesta e i grandi partiti si sono dimostrati aperti a rivedere le proprie posizioni. Molti accademici, giornalisti, etc .. stanno facendo una campagna in sostegno. Il prossimo settembre vedremo come progrediscono le cose, si spera, che per la primavera 2017 i Catalani finalmente possano esercitare il diritto dei popoli all’autodeterminazione.anna arquè6

Che differenza c’è tra una RUI (Referendum Unilaterale di Indipendenza) e una DUI (Dichiarazione Unilaterale di indipendenza)?

Il mandato di dichiarare l’indipendenza della Catalogna richiede di essere chiaro, diretto, attraverso il voto popolare ed il risultato. Una domanda binaria con un 50% + 1 dei cittadini d’accordo con l’opzione SI per dichiarare la Catalogna uno stato indipendente.

Una Dichiarazione di Indipendenza formulata dal Parlamento basata su un maggior numero di seggi indipendentisti ottenuti in normali elezioni autonome, elezioni che implicano molti risvolti ideologici e considerazioni personali rispetto alla opzione SI / NO per l’indipendenza, non è abbastanza forte. Inevitabilmente si apre un conflitto politico nel proprio paese e il clima sociale può diventare molto teso, inoltre senza una finestra internazionale sul processo sarebbe un semplice affare interno.

Il referendum, al contrario, coinvolge tutti nella campagna ovvero nella fase precedente a che i politici prendano il mandato per dichiarare l’indipendenza. Il dibattito è centrato esclusivamente sull’indipendenza e l’ultima parola è del popolo, di tutte le persone, senza dover votare un partito politico o un altro.

Ma di massima importanza è la partecipazione internazionale ottenuta nell’esercizio di un diritto universale come è l’autodeterminazione di un Popolo. Attori internazionali non avranno bisogno di essere a favore o contro l’indipendenza, o di essere a favore o contro una DUI, ma di essere semplicemente a favore di un processo democratico. Ottenere questa partecipazione è fondamentale in quanto dà la necessaria legittimità internazionale alla successiva applicazione del risultato positivo. Non è più un affare interno ma un processo internazionale. I referendum sono gli strumenti internazionali più efficaci per risolvere i conflitti politici locali.

Inoltre, non si può volere l’indipendenza solo in base al numero di posti ottenuti in parlamento, perché non vi è alcuna garanzia che in prossime elezioni o tra alcuni anni la maggioranza dei seggi non saranno acquisiti dalle forze unioniste. A quel punto?

Un referendum che sia il culmine di anni di iniziative e movimenti della base dà un senso di solidità maggiore rispetto ad un pugno di seppur rispettabili politici che vincono elezioni con annessi i loro interessi particolari.anna arquè7

Eppure, tutti noi vogliamo dichiarare l’indipendenza e saranno questi politici che avranno il compito di preparare tutto lo scenario legislativo per tale evento, ma ancora una volta, non per la nuova agenda del loro partito politico, sempre sotto il controllo delle tattiche di partito, ma perché sono i funzionari pubblici eletti per mettere in pratica il mandato popolare: E’ la gente che ha dato la propria parola su questo, i politici devono solo obbedire, senza scuse, senza ritardi. Viva il popolo che lo rende possibile!

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