TURCHIA, ERDOGAN PUNTA A FAVORIRE LE SCUOLE CORANICHE

di REDAZIONE

Dimezzare la durata dell’obbligo scolastico per favorire le scuole coraniche e il velo: appare questo, almeno secondo le critiche che stanno bersagliando l’iniziativa, l’obiettivo di una riforma della scuola che il partito islamico del premier Recep Tayyip Erdogan ha mandato all’esame del parlamento di Ankara.

Giornali laici di opposizione, sindacalisti ed esperti da oltre un mese – ma soprattutto negli ultimi due giorni – hanno preso di mira la portata islamica della riforma e sue presunte pecche sottolineate sui quotidiani di ieri anche dalla Tusiad, la Confindustria turca. La proposta di legge infatti abolirebbe le attuali norme sull’obbligatorietà della frequenza scolastica per otto anni e la dimezzerebbe alle sole elementari. Anche se indorato da possibilità di educazione a distanza, secondo i critici si tratta di un incentivo all’abbandono scolastico soprattutto nelle zone più arretrate dell’est del Paese e negli ambienti dove peggio si sopporta il divieto di portare il velo nei locali statali, una delle norme imposte dalla virata laica e occidentale compiuta negli anni Venti e Trenta dal fondatore della Turchia moderna Kemal Ataturk.

La riduzione della durata dell’obbligo, secondo alcuni opinionisti, favorirebbe gli «Imam Hatip Lisesi», le scuole religiose islamiche in una delle quali si è formato Erdogan.

Dopo la terza vittoria elettorale consecutiva, con una maggioranza di quasi il 50% dei voti, il governo monocolore islamico di Erdogan ha già abolito i limiti minimi di età per l’accesso a queste scuole e con la riforma spingerebbe i bambini a disertare le scuole medie laiche per rivolgersi a questi istituti in cui verrebbero ora aperte anche sezioni di liceo.

Giornali laici come il quotidiano Milliyet, ma anche quella di orientamento islamico come Yeni Safak e fonti ufficiali del partito Akp di Erdogan sottolineano che la riforma elimina penalizzazioni che erano state inflitte alle scuole coraniche con il colpo stato militare “post moderno” del 1997, quello compiuto per defenestrare il premier islamico Necmettin Erbakan, l’antico mentore di Erdogan: l’obbligatorietà della frequenza scolastica per otto anni era stata introdotta proprio allora con lo scopo di tagliare le gambe alle scuole coraniche. E il dibattito sulla riforma avviene proprio all’approssimarsi del 15° anniversario di quel golpe (28 febbraio), nota senza sorpresa il quotidiano iper-laicista Cumhuriyet. E senza rispolverare l’accusa di avere un'”agenda segreta’ con i passi da compiere per re-islamizzare la Turchia, Cumhuriyet collega la riforma al proposito espresso di recente dal premier di “formare una generazione pia”, una “gioventù religiosa”.

La frase, accompagnata dalla domanda retorica “vi aspettate che il partito conservatore e democratico Akp formi una generazione di atei”?, aveva innescato nelle tre scorse settimane un intenso dibattito in cui sono stati ricordati tutti i passi – spesso bloccati ma anche compiuti – per sdoganare il velo islamico nella vita pubblica e per agevolare le scuole coraniche.

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2 Comments

  1. Diego Tagliabue says:

    Questo viene anche in Germania a fare la campagna elettorale beduina. Pazzesco.

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