“Era Bobby Sands”. Parla il compagno di cella Seanna Walsh

 

 

Seanna Walsh (RahenyBoy photo)

di Giulia Caruso-

Ho incontrato per la prima volta Bobby in carcere nel 1973. Avevo 16 anni ed ero stato appena arrestato  nel corso di un’operazione della Royal Ulster Constabulary contro l’Ira. Mi ricordo che mi venne incontro per salutarmi. Era un ragazzo poco più grande di me, aveva i capelli alla Rod Stewart e un sorriso aperto e amichevole. Mi piacque subito Bobby. Sapeva suonare la chitarra, scriveva versi e componeva canzoni”.

Bobby Sands nei primi tempi della sua prigionia a Long Kesh (B. Sand Trust Archives)

A parlare è Seanna Walsh, ex comandante dell’ Ira, noto alle cronache per aver letto nel 2005  il comunicato in cui  l’Irish Repubblican Army si impegnava  a consegnare le armi,  a sigillo definitivo di un conflitto durato 30 anni.

Sono passati 35 anni ma il ricordo di  quei giorni riesce ancora rendergli gli occhi lucidi.   Bobby Sands,  il suo più caro amico,  combattente dell’’ Ira,  uomo simbolo della lotta di liberazione dell’’Irlanda del Nord, morì il 5 maggio del 1981.  Dopo di lui altri nove  giovani morirono nel corso del più grande sciopero della fame che la storia europea ricordi. Una protesta oltre ogni ragionevole limite contro il governo di Margareth Thatcher per il riconoscimento dello status di prigionieri politici  di cui erano stati privati da un regime carcerario durissimo.

Cameraderie è un termine che Seanna Walsh userà spesso durante la nostra conversazione. E’ la parola giusta per definire   il rapporto che si era instaurato tra lui, Bobby Sands con cui divideva la cella, e gli altri compagni.  Un legame speciale che andava oltre l’amicizia, la solidarietà e la condivisione di ideali comuni. Un legame che permetteva loro di far muro contro  la violenza  e i soprusi  a cui erano sottoposti ogni giorno nel carcere speciale di Long Kesh, il famigerato Maze, nel  gergo dei detenuti.

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 Walsh, com’era la vostra vita dietro le sbarre?

Io e Bobby eravamo insieme nell’ H 3 Block .  Confinati nelle celle 24 ore su 24, non avevamo la possibilitò di svolgere nessuna attività fisica. Niente libri, niente  televisione. Poiché ci rifiutavamo di indossare l’uniforme del carcere,    usavamo vecchie coperte sotto le quali eravamo completamente nudi anche  d’inverno.Nel 1980 il  primo Hunger Strike in cui chiedevamo al governo britannico il riconoscimento dello status di detenuti politici,  si concluse con nulla di fatto. Bobby Sands, che era officer commander dei prigionieri, decise di iniziare un nuovo sciopero della fame. Sapevamo tutti che sarebbe andato fino in fondo. Anche a costo della vita. E così è stato.

Quando iniziò l’ultimo sciopero della fame nel marzo dell’ 81, Sands, nonostante la grande amicizia che vi legava, affidò l’incarico di officer  commander a Breandan Bik  Mc Farlane invece che  a lei   . Come mai?

Il motivo me lo spiegò lo stesso Bobby.  Mi diceva che se avesse dato a me  l’incarico, era sicuro che prima o poi l’avrei forzato a interrompere il digiuno in nome  della nostra amicizia. E forse aveva ragione.

Qualche tempo dopo  fu trasferito in un’ altra ala del carcere. Lo rividi un paio di settimane durante l’orario dei colloqui.   Aveva già iniziato lo sciopero della fame. Era irriconoscibile, aveva tagliato barba e capelli e aveva il viso scavato dal digiuno. Mi resi conto che era lui grazie ai suoi genitori.  Lo abbracciai forte e gli augurai buona fortuna. Sentivo ormai che non l’avrei più rivisto.

 

I funerali di Bobby Sands nel 1981  (http://irahistory.com/)

 

A lei fu affidato il compito di leggere il comunicato in cui l’Ira annunciava  la resa delle armi. Cosa  provò quando le fu affidato questo storico incarico?

All’inizio rimasi sopreso che fosse toccato proprio a me. Ero consapevole della portata storica di un tale compito e mi sentivo onorato. Ma mi avevano anche detto che sarei stato ripreso e il video avrebbe fatto il giro del mondo.  Consapevole dei rischi a cui andavo incontro non solo io ma anche la mia famiglia, prima di accettare ne parlai con mia moglie e le mie figlie.    E  alla fine  l’ho fatto. Durante la lettura ero molto emozionato ma anche sereno.

Dal luglio del 2005 in cui lei lesse quel comunicato sono trascorsi più di dieci anni. Più di trenta ne sono passati dai suoi giorni in carcere con Bobby Sands.  Cosa è cambiato per lei?

Abbiamo deposto le armi  scegliendo la via della pace e del dialogo per ottenere quelll’indipendenza per cui abbiamo combattuto e sognato.   Bobby e altri Hunger Strikers non sono sono morti invano. E anche il sacrificio di tutti gli altri volontari non è stato inutile. Un giorno, anche in loro nome , l’Irlanda sarà unita e in pace.  Ne sono sicuro. La Storia è dalla nostra parte.

da http://www.wordsinfreedom.com/il-mio-amico-bobby-sands-3/#.Vx3tJhZ55T4.facebook

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One Comment

  1. Colono Padano says:

    Tiocfaidh ár lá!

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