Er Batman aveva messo su una “ditta”. Anche la mamma aveva un ruolo

FONTE ORIGINALE: www.corriere.it  di Fiorenza Sarzanini

Il commercialista, i segretari, persino la madre Anna Tintori e altri parenti. Nella rete di Franco Fiorito, chiamato «er Batman», ognuno aveva un ruolo. E adesso tutti dovranno rendere conto del proprio operato ai magistrati. Aggiungendo tasselli a un mosaico di ruberie che assume contorni sempre più netti, svelando un patrimonio occulto che l’ex capogruppo avrebbe accumulato negli ultimi anni prelevando denaro dai conti correnti del Pdl e utilizzandolo a fini personali.

Case, barche e prestanome. Oggi Fiorito sarà interrogato dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Alberto Pioletti. Dovrà difendersi dall’accusa di peculato, ma a sentire il suo avvocato Carlo Taormina, cercherà di rovesciare la situazione tirando dentro l’inchiesta altri consiglieri del partito e non solo. Proverà a sostenere che tutti erano d’accordo e lui si limitava a eseguire delibere e decisioni prese da altri. Parlerà di patti per la spartizione dei fondi dove lui era soltanto uno degli attori. Una linea di difesa che non pare sufficiente ad attenuare le contestazioni nei suoi confronti. Anche perché dovrà giustificare case, barche, macchine e quel fiume di denaro che sarebbe riuscito a nascondere su conti italiani ed esteri.

Gli investigatori del Nucleo valutario hanno accertato che soltanto a Roma Fiorito possiede tre case, oltre a una villa al Circeo e a un immobile a Tenerife, in Spagna, che avrebbe ereditato dal padre. Esattamente nel Paese dove risulta aver aperto cinque conti correnti e dirottato molto denaro nel corso degli ultimi due anni. E poi c’è il ”My space 2”, yacht da quindici metri che teneva ancorato al porto del Circeo.

Ma soprattutto ci sono i soldi che ha distribuito su svariati depositi. È sua madre la cointestataria di quel conto Unicredit aperto presso la filiale di Anagni dove ha fatto transitare una parte dei fondi pubblici. Ma non è l’unica tra i familiari a essere stata coinvolta. Perché secondo le prime verifiche Fiorito sarebbe riuscito a intestare ad altri parenti i propri beni, proprio nel tentativo di sottrarli ai controlli.

Nella «rete» i parenti. Chiarimenti su queste procedure sono stati chiesti ieri a Francesco Angelucci, il commercialista con studio ad Ausonia, in provincia di Frosinone, che Fiorito aveva preso come consulente e che è stato revocato da Francesco Battistoni. Prima di entrare nella caserma della Finanza per essere interrogato, il professionista assicura di essere all’oscuro degli affari di Fiorito.

«Io mi limitavo a compilare le buste paga, del resto non so nulla, non ho neanche il suo numero di telefono». Strano, e allora come è stato scelto? «Bè vabbè, è chiaro che lo conosco. Sono stato uno dei sostenitori della sua campagna elettorale». Possibile che non si sia mai accorto di nulla? «Mai, io pensavo ai dipendenti del Pdl e posso dire che nessuno aveva stipendi alti o altri benefit».

Ben diverso l’atteggiamento di Pierluigi Boschi che di Fiorito è cugino e fino alla fine del 2011 è stato il capo della sua segreteria, lasciando poi il posto a Bruno Galassi. Durante il suo interrogatorio di due giorni fa davanti ai pubblici ministeri avrebbe spiegato di essere andato via «per motivi personali», ma non avrebbe potuto negare di essersi accorto di quanto accadeva per ordine del capogruppo.

le sue disposizioni e dunque non mi sembrava che ci fosse nulla di illecito», ha aggiunto. Linea simile a quella tenuta da Galassi, che nei giorni scorsi ha subito una perquisizione proprio perché sospettato di aver custodito a casa tutti i documenti contabili che Fiorito avrebbe fatto sparire già nel luglio scorso, quando le sue spese folli erano state denunciate dal successore Battistoni.

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3 Comments

  1. lory says:

    quei romanacci ci stanno rovinando !

  2. elisa belloni says:

    non si ha piu voglia di commentare. metterli in galera è poco.mettiamoli ai lavori forzati a pulire il culo ai malati di aids

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