Equitalia è viva e lotta insieme a loro. Ecco quando pignorò la casa al testimone di mafia!

di GIULIO ARRIGHINIndrangheta-mafia

Mai avuto dubbi. Equitalia non sta con la gente, ma esercita, con tutta l’arroganza di una dittatura fiscale, solerzia e crudeltà burocratica verso chi si trova sul suo cammino.

La vicenda che raccontiamo è pertanto degna di questo Stato, infame con i deboli e complice con i delinquenti. La storia è quella di un imprenditore che voleva semplicemente utilizzare  un immobile confiscato alla ‘ndrangheta per trasferire la sua azienda sull’orlo del fallimento.

Considerando che i beni confiscati non riescono quasi mai, praticamente mai, come questo giornale ha avuto occasione di scrivere senza essere smentito, a tornare sul mercato e fare incassare denaro allo Stato, la richiesta dell’imprenditore era quanto meno logica e di buon senso. Invece? Equitalia non ha contato fino a tre e nel frattempo ha iniziato l’iter per mettere all’asta la casa dell’uomo. Che, si badi, non è un uomo qualunque ma un testimone di giustizia. Fantastico. Cornuto e mazziato. Tanto più che vive, per cambiare, a Reggio Calabria e ha subito minacce, ha subito  un tentato omicidio, e con coraggio ha denunciato e fatto arrestare la cosca del quartiere che, è risultato, aveva incendiato il suo negozio di sanitaria non una ma due volte.

Da qui, spese e tasse insormontabili, difficoltà a stare dietro ai pagamenti dei contributi ai dipendenti. Morale, per aver testimoniato ha perso tutto. E per aver fatto il proprio dovere, contro l’andazzo del sistema, Equitalia gli ha dato il colpo finale. Prima la ‘ndrangheta e poi lo Stato, col braccio di Equitalia, lo hanno annientato.

Il  suo desiderio: trasferire la sua attività commerciale in uno dei tanti immobili strappati alla ‘ndrangheta. Locali che, neanche a dirlo, a Reggio, per l’incapacità della pubblica amministrazione di fare il proprio dovere e gli interessi dello Stato, sono praticamente abbandonati. A lui chiaramente l’Agenzia dei beni confiscati ha chiesto affitti da capogiro: anche 6mila euro al mese per la locazione.

“Mi sono rivolto allo Stato ma i canoni sono esosi. – dice Bentivoglio a Il Fatto Quotidiano – Non se ne parla neanche”. “È un prezzo fuori dal mercato” è il commento del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho il quale si sofferma pure sulla vendita all’asta dell’abitazione di Bentivoglio: “La Procura aveva emesso un provvedimento di sospensione che è scaduto il 25 settembre. Dopo 5 giorni Equitalia si è presentata per la vendita della casa. Mi domando: la stessa solerzia c’è anche per gli altri debitori?”. “La mia casa – si sfoga Bentivoglio – non la comprerà una brava persona, ma verrà un mafioso, un pezzo di malacarne e si comprerà il mio bene immobile”.

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One Comment

  1. Carlo De Paoli says:

    Equitalia è complice della malavita dalla quale ha ereditato il “modus operandi” e complice, ancora, del duo Bonny and Clyde che imperversa a Roma.
    Non c’è futuro per questa Nazione.
    Fra svaligiatori di banche “legali” e Kapò di questo enorme “Campo di Concentramento e sterminio” in Italia, per gli italici, sta suonando la campana a morto.
    La sentenza si chiama: GENOCIDIO!

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