Energia: bollette più care del 10%. Tutto merito delle rinnovabili

di REDAZIONE

Il costo delle materie prime e’ sceso, lo spread con le altre borse elettriche europee si e’ ridotto in modo significativo, i consumi sono ai livelli degli anni ’90 e non si vedono segni di ripresa, ma le bollette, dal 2009 a oggi, sono aumentate del 10%: la zavorra che le appesantisce sono oneri, tasse, incentivi e balzelli vari, ma anche tutta una serie di sussidi indiretti, spesso sconosciuti al grande pubblico, che pesano per la bellezza di 1,2 miliardi. L’allarme sui costi energetici, imprese in testa, che il Paese deve sopportare e’ del presidente dell’Autorita’ per l’Energia, Guido Bortoni, che nella Relazione annuale sottolinea pero’ l’azzeramento di un altro spread, quello tra i prezzi del gas italiani ed europei sul mercato spot, che ha portato anche a un sensibile calo dei prezzi per famiglie e aziende.

La crisi economica che dal 2008 ha colpito il Paese ha fatto sentire anche nel 2012 i suoi effetti sulla domanda di energia, che e’ tornata ai livelli del 1998, con una flessione del 3,5% per il gas e del 2,8% per l’elettricita’. Malgrado questo, e nonostante la flessione dei prezzi all’ingrosso, ha affermato Bortoni parlando di ”preoccupante tendenza al rialzo”, ”i clienti domestici pagano oggi il kilowattora circa il 10% in piu’ rispetto al 2009 per effetto dell’incremento fiscale e parafiscale”, che incide per un terzo delle bollette.

Certamente, come noto, forte e’ l’incidenza delle rinnovabili, il cui peso sulle bollette arrivera’ a 12,5 miliardi nel 2015, ma esistono anche altre voci, come le cosiddette ‘esenzioni’, per esempio quelle riservate alle grandi aziende che dispongono di reti elettriche private (come per esempio la Fiat, l’Eni, la ThyssenKrupp), agli autoproduttori e ai sistemi efficienti di utenza (anche rinnovabili), che vengono pagate dall’intera collettivita’ dei consumatori, a cui ‘costano’ 1,2 miliardi.

L’Autorita’ (purtroppo) non vuole azzerare questi meccanismi, ma suggerisce prima di tutto maggiore trasparenza, visto che l’entita’ di queste ”agevolazioni implicite rischia di sfuggire al controllo”, e anche un ”contemperamento alla luce degli obiettivi di efficienza allocativa e di sostenibilita’ ambientale”. Ma per far scendere i prezzi e tutelare quindi i consumatori, secondo Bortoni lo ”strumento principe” deve essere il mercato stesso, in ragione delle capacita’ di scelta di ognuno. Va in questa direzione l’obiettivo di individuare ”una traiettoria temporale per il superamento dei regimi di tutela di prezzo, potenziando al contempo i meccanismi di agevolazione sociale”. Si prefigura quindi l’opzione di uscita dal mercato tutelato, che ora copre famiglie e pmi (rispettivamente il 24% e il 41% sono passate al mercato libero), per i soggetti che hanno una maggiore capacita’ di scelta.

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2 Comments

  1. Roberto says:

    cazzate…le rinnovabili sono state incentivate cosi come è stato fatto per il nucleare all’inizio (che aveva costi molto alti), e alcune di loro sono già competitive rispetto alle fontit radizionali..

  2. Luporobico says:

    Peccato che anche i rifiuti che vengono bruciati negli inceneritori sono considerati rinnovabili…solo in itaglia.

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