EMILIA, CAUSA SISMA LE AZIENDE PENSANO A DELOCALIZZARE

di REDAZIONE

Lo spettro temuto da tutti è quello dei “traslochi di notte”. Cioè che le aziende, visti i danni alle strutture provocati dal sisma, per non perdere le commesse decidano di “imballare” in fretta e furia le linee produttive e lasciare l’Emilia, per provare a far ripartire la produzione altrove. Per evitarlo la Regione lavora ad una delocalizzazione intelligente, cioè locale. Brucia ancora da queste parti il tentativo di trasferire gli impianti della Magneti Marelli di Crevalcore (il comune del Bolognese più colpito dal sisma) verso la sede di Modugno (Bari), bloccato in extremis dai lavoratori cui è venuto mercoledì a dare man forte pure Maurizio Landini della Fiom. “Lavoreremo per far sì che quelle imprese che hanno bisogno di fare produzione subito si possano spostare con un accordo tra sindacati e imprenditori”, ha rassicurato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, dopo aver incontrato i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Bonanni e Angeletti.

I sindacati infatti sono disponibili a sedersi a un tavolo e dire sì a trasferimenti degli operai, purchè temporanei e con la Regione garante. A tirare le file dell’operazione è Giancarlo Muzzarelli, assessore alle Attività produttive, che l’altra sera ha fatto il punto con gli imprenditori di Confindustria a Medolla. Per dar loro certezze sulla tempistica della ricostruzione c’è da oggi l’ordinanza Errani-Gabrielli che autorizza i professionisti privati a giudicare l’agibilità delle strutture. Bisogna decidere in fretta chi può ripartire, chi deve fare lavori e chi deve demolire. Tenendo bene a mente, come ha detto anche il capo della Protezione civile, che non va pregiudicata la qualità degli interventi, che devono rispettare norme di sicurezza e antisismiche.

Errani e il Governo inoltre hanno lavorato per una misura, che potrebbe vedere la luce già nel prossimo consiglio dei ministri, per un fondo di rotazione per le imprese con una dotazione da 500 milioni di euro. Tra le misure in incubatrice anche quella per l’erogazione (attraverso la Cassa Depositi e Prestiti) di mutui di 15 anni a tasso zero per chi deve rimettere a posto o costruire una fabbrica. Ma parte di questi soldi andranno anche a sostenere la “delocalizzazione locale”. Visto che per ricostruire e ristrutturare ci vorranno mesi, per salvare la capra (le imprese) ma anche i cavoli (le loro commesse), il diktat da queste parti è: trasloco sì, ma nel raggio di pochi km e per un tempo limitato. Regione con Comuni, Province e associazioni imprenditoriali stanno facendo un censimento dei capannoni e delle strutture industriali “sfitte”. Sui cui proprietari Muzzarelli si appresta a fare una “moral suasion”: »Chiediamo ai proprietari uno sforzo per concedere affitti a prezzi “calmierati”.

Ma c’è qualche imprenditore che ha già detto che se proprio deve cominciare, tanto vale farlo all’estero, dove l’impresa è più tutelata e meno vessata.

 

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One Comment

  1. Dan says:

    Non si può fermare una massa d’acqua quando la diga ha ceduto. L’Emilia è destinata alla desertificazione industriale perchè laddove non è arrivato il terremoto, ci penserà lo stato.
    Dove sorgerà la prossima Predappio ?

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