Emergenza: “Norme in deroga senza trasparenza”?

Openpolis butta il sasso nello stagno. E lo fa in un articolato dossier che ripercorre tutte le tappe dell’emergenza. Certo è che il titolo dice molto…

Vediamolo.

 

“Il 31 gennaio del 2020 una delibera del consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nel nostro paese. Da quel giorno è iniziata una delle fasi più complesse che l’Italia abbia mai vissuto. L’emergenza Coronavirus non solo sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario, ma anche quello politico”.

Eh sì, perché questa è una fase “in cui il potere è gestito in deroga alle normali leggi, e in cui decisioni fondamentali vengono prese fuori dai normali paletti normativi”. Altrimenti non sarebbe un’emergenza. Ma quali sono le fasi critiche avanzate dalla fondazione Openpolis?

Tre sono le colonne portanti degli interventi, sicuramente l’emergenza sanitaria, quella a ruota economica e “soprattutto le implicazioni che le varie decisioni prese stanno avendo sui diritti fondamentali dei cittadini (dagli spostamenti alla privacy). Ambiti in cui la trasparenza avrà un ruolo fondamentale per evitare abusi ed inefficienze”. Hai detto poco? Sulla questione, dai decreti del ministro dell’Interno a tutti i provvedimenti che hanno cambiato la vita dei cittadini, è stato un fiume di commenti giuridici, di analisi sulle imposizioni senza possibilità di replica e, quasi, in deroga alla Costituzione.

“Lo stato di emergenza è una misura adottata dal governo in casi straordinari. Introduce il potere di ordinanza, conferendo al consiglio dei ministri una competenza attributiva di tale potere. Il potere di ordinanza permette al soggetto individuato di agire in deroga alla normativa vigente, ma sempre nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico.

La delibera del 31 gennaio è composta da 3 articoli. Il primo dichiara l’istituzione dello stato di emergenza per un periodo di 6 mesi (fino al 31 luglio), individuando nell’articolo 2 nel capo della protezione civile il soggetto responsabile per l’attuazione degli interventi normativi necessari”.

Anche se non ce ne siamo accorti, “da fine gennaio quindi il ruolo di gestione dell’emergenza è passato alla protezione civile. Il dipartimento della protezione civile è una struttura della presidenza del consiglio dei ministri, e dall’8 agosto del 2017 è guidato da Angelo Borrelli”.

Leggiamo bene. “Come visto alla protezione civile è conferito il potere di ordinanza. Atti che possono essere presi in deroga alla normativa vigente, permettendo quindi azioni straordinarie ed eccezionali. L’ordinanza 630 del 3 febbraio 2020 è il primo atto preso da Borrelli per contenere la diffusione del virus. Nel testo vengono stabilite due cose, la prima delle quali è l’istituzione un comitato tecnico scientifico che ha il compito di coordinare tutti gli interventi. In secondo luogo viene fatto l’elenco delle leggi che possono essere derogate dal capo del dipartimento della protezione civile e dagli eventuali soggetti attuatori per la realizzazione delle attività richieste”.

Tutte in deroga alle norme. “Il primo di questi soggetti attuatori è stato individuato con un decreto della protezione civile il 7 febbraio nella figura del segretario generale del ministero della salute: Giuseppe Ruocco. Ricordiamo che l’essere nominati soggetti attuatori permette di agire in deroga alla normativa vigente”.

Ma le Regioni? La loro autonomia? Semmai ci sia mai stata, “una serie di decreti della protezione civile hanno infatti individuato nei presidenti di regione ulteriori soggetti attuatori. Ai decreti che hanno riguardato le prime regioni coinvolte dall’epidemia, adottati il 22 e 23 febbraio (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia), ne sono seguiti altri il 27 febbraio che hanno coinvolto le restanti regioni italiane. Così facendo viene dato ai presidenti di regione il potere di attuazione sul proprio territorio.

Questa decisione ha dato quei poteri necessari alle regioni per affrontare l’emergenza in maniera più autonoma. Al tempo stesso ha reso più complesso ricostruire la catena di comando in questa fase storica, e soprattutto determinare quale fosse il modello di intervento corretto per la gestione dell’emergenza”.

Ed ecco il primo grande problema.

“La mancanza di indicazioni sulla catena di comando ha generato 10 giorni di confusione sulla gestione dell’emergenza”.

“Non a caso il 4 marzo la stessa protezione civile ha diramato le “Misure operative di protezione civile per la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19“. Nel testo è contenuta la definizione della catena di comando e controllo, del flusso delle comunicazioni e delle procedure da attivare in relazione allo stato emergenziale determinato dal diffondersi del virus. Un documento che coordina quindi le attività al livello nazionale, regionale, provinciale e comunale. Un atto dovuto e fin troppo atteso, considerando i quasi 10 giorni di piena crisi sanitaria in cui governo centrale, protezione civile e regioni hanno agito in maniera non coordinata”.

Cosa sia stato fatto nei 10 giorni precedenti non è dato sapere, anche perché si scorrazzava in lungo e in largo per il paese, a Bergamo si è giocata Atalanta-Valencia e via discorrendo. Ma non eravamo in emergenza nazionale?

Guardate poi qui l’accentramento di competenze e poteri.

“Nel caso specifico con l’ordinanza 640 del 27 febbraio la protezione civile ha affidato:

La sorveglianza microbiologica del virus all’Istituto superiore per di sanità;
La sorveglianza epidemiologica del virus all’Istituto superiore di sanità;
La sorveglianza delle caratteristiche cliniche all’Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma”.

Intanto “La necessità di reperire con tempi rapidi mascherine, intubatori e altro è diventata urgente già da fine di febbraio”. Nessuna previsione, prima? No, si attende infatti “il 2 marzo un decreto della protezione civile”, con cui viene “nominato l’amministratore delegato di Consip, Cristiano Cannarsa, soggetto attuatore. Una scelta non indifferente perché permette a Consip di agire fuori dagli abituali paletti normativi, ma soprattutto perché viene riconosciuta un’apposita contabilità speciale per svolgere queste mansioni. Due elementi che messi insieme danno molto potere, non controllato, a Consip”.

Ma è già tardi per reperire sul mercato il materiale.

“Al tempo stesso nel decreto Cura Italia vengono reiterate alcune decisioni prese da una circolare del ministero della salute risalente al primo marzo. Nello specifico la necessità di attivare a livello regionale un incremento dei posti letto disponibili: del 50% del numero di posti letto in terapia intensiva, e del 100% di quelli in unità operative di pneumologia e in unità operative di malattie infettive”.

Ma la domanda si ripete. Non eravamo in emergenza nazionale dal 31 gennaio?

“Sempre nel decreto Cura Italia viene nominato commissario straordinario Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, per gestire la riconversione del sistema industriale italiano. All’articolo 5 infatti il commissario è autorizzato a erogare finanziamenti mediante contributi a fondo per­duto o in conto gestione, nonché finanzia­menti agevolati, alle imprese che producono dispositivi di protezione individuale e medi­cali, per assicurarne l’adeguata fornitura nel periodo di emergenza del COVID-19”. Stiamo ancora aspettando? Chissà.

E mentre pensiamo che la burocrazia forni solo le autocertificazioni, che dire dei 131 atti emanati per affrontare l’emergenza Coronavirus, tra decreti legge, decreti ministeriali, ordinanze e altro?

Ma correttamente Openpolis non tralascia questo snodo: “Un aspetto che sembra centrale in tutta questa fase è che l’emergenza sta riducendo lo spazio per il dibattito sulle decisioni che vengono prese. Decisioni che hanno serie implicazioni su alcune delle libertà fondamentali dei cittadini, tra cui la libertà di spostamento. Gli atti emanati da protezione civile, ministero della salute, regioni e governo sono prese in deroga all’attuale normativa, con un coinvolgimento del parlamento che fino ad oggi è stato minimo. Trattandosi principalmente di provvedimenti “amministrativi” vengono presi senza quel duplice controllo che generalmente viene assicurato con l’approvazione di leggi e decreti legge. Quello cioè del presidente della repubblica e del parlamento.

54 giorni sono passati dalla dichiarazione di stato di emergenza alla prima informativa di Conte in parlamento”.

Un po’ troppi, o  no?

 

Dossier integrale su:

Norme in deroga senza trasparenza

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