Elogio del liberale non votante

di ALESSANDRO MARCHI

Il liberale ha diritto a non votare e a fare proseliti contro il voto (senza sentirsi in colpa). È necessario insistere sulla definizione di liberale. Il liberale è colui che si batte contro lo stato, che ritiene importante limitare il potere governativo, che non crede ci debbano essere interventi continui per regolamentare ogni aspetto della vita degli individui. Il liberale, quindi, ha la facoltà di decidere se immischiarsi nel sistema di creazione dell’apparato decisionale dello stato, il parlamento appunto, oppure se tirarsi fuori. Tutti hanno la facoltà di decidere se votare o meno, ma il liberale, a causa delle proprie convinzioni, può essere considerato un obiettore. Questo perché non ci sono forze politiche che abbiano come obiettivo la limitazione del potere, la mutilazione di apparati statali, il dimezzamento delle tasse, una massiccia deregolamentazione. Se un liberale ritiene che invece ci sia una tale offerta, allora beh, può senz’altro usufruire del proprio diritto a diventare un cittadino votante e rinunciare a quello che dovrebbe essere considerato il sabotaggio liberale contro lo stato.
Un liberale però deve stare attento e fare quello che ha smesso di fare molti anni fa: essere combattivo contro le forze anti-liberali che opporranno argomentazioni, piuttosto deboli a dire il vero, ma che hanno attecchito molto nel sentire comune.
Sentiremo fare sproloqui sul diritto-dovere di votare, sulla incostituzionalità del non votare, sull’ignavia del gesto con cui si preferisce far decidere gli altri; si richiamano alla memoria battaglie sanguinose per la rivendicazione di questo diritto e, alla fine, l’avvertimento dell’impossibilità di potersi poi lamentare contro coloro che sono stati eletti. La partecipazione è il cardine della democrazia e ogni buon cittadino dovrebbe contribuire a oliare i suoi ingranaggi.
Il punto è proprio questo: un liberale non vuole far parte di un meccanismo che ritiene ripugnante, che distrugge la libertà, inefficiente, costoso, ingiusto. La nostra costituzione, per esser presa sul serio, avrebbe dovuto impedire che il potere governativo prendesse il sopravvento e ci conducesse verso un punto in cui ogni aspetto della nostra vita è regolamentato e ogni cosa tassata. Qualunque richiamo, quindi, alla costituzione non può certo incidere. Anche perché, è bene ricordarlo, la costituzione è un testo legislativo, non ha niente di divino, né di assoluto e quindi, come ricorda Bruno Leoni, il diritto non può essere la sola espressione della volontà dei governanti.
Cosa significa, poi, diritto-dovere? Avere diritto di fare qualcosa significa avere la possibilità di avere una qualche pretesa; avere invece un dovere significa essere obbligati a fare o non fare qualcosa. Quindi significa che non votare comporta una sanzione? È quindi un diritto obbligatorio? Al di là di quello che può essere la legislazione in merito, risulta evidente il paradosso di avere un diritto obbligatorio: se è obbligatorio è un dovere, altrimenti è un diritto e come tale posso anche decidere di non esercitarlo.
E cosa dire della mancanza di riconoscenza per chi ha combattuto per darci la possibilità di esprimere la nostra opinione? Se coloro che sono morti vedessero a che punto ci ha portato il loro sacrificio, probabilmente se ne pentirebbero. Un liberale morto per il suffragio universale, adesso appoggerebbe la scelta all’astensione, perché un liberale non può esser statalista, mai.
Non c’entra quindi l’ignavia e poco anche l’antipolitica. Non votare è un tentativo di sabotaggio delle istituzioni statali ormai divenute fuori controllo; è il rifiuto di far parte di qualcosa di aberrante, è l’obiezione di coscienza liberale. Potremmo semmai parlare dell’efficacia della strategia, è vero, ma non possiamo mettere in dubbio il riconoscimento del gesto.
Infine non è possibile sostenere la tesi secondo la quale dal momento in cui non contribuisco a eleggere i miei governanti, non posso lamentarmi del loro operato. Ma i governanti non mi chiedono (nuove) tasse, non mi impongono (nuove) regolamentazioni che devo rispettare? Lo stato mi chiede molto e non mi posso lamentare perché non ho adempito a una delle tante richieste che mi fa? Le altre non contano, quindi? Il voto mi permette di comprarmi il mio spazio di lamentela? Bell’acquisto.
Il liberale deve fare il proprio dovere di resistere e opporsi al potere governativo. In tempi in cui questo potere è così cresciuto da occupare tutto lo spazio disponibile e il liberalismo ha perso perfino coscienza di sé, i superstiti non possono far altro che resistere e tentare di mettere qualche bastone negli enormi ingranaggi statali. Non votare è solo un piccolo tentativo legittimo di resistenza.
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5 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Io, attualmente, se ci fosse da votare, o non voto, o mi reco al seggio e faccio scrivere che non sentendomi rappresentato rifiuto le schede e non voto.
    Ho votato sempre, dico sempre.
    Tutte le elezioni e tutti i referendum.

    Ora, non pago le tasse, e non voto.

  2. Mi associo, sono un LIBERALE!

  3. Roberto Porcù says:

    Io sono un liberale, vecchio e tale di vecchia data.
    Quello che Marchi sostiene ha una sua logica, ma io conto invece di votare e farlo per il M5S.
    Tante volte mi è capitato di dover votare con il naso tappato, e che sarà mai qualche volta di più.
    Io voglio “la restituzione” di quanto l’associazione a delinquere di stampo politico-burocratico ha rubato agli italiani dopo un referendum che cassò il finanziamento ai partiti, e voglio un tale ridimensionamento del potere politico che alla politica abbiano a dedicarsi solo i migliori e non ci sia spazio “a rimorchio” per mezze calzette incapaci ad affermarsi altrimenti nella vita sociale.
    Può darmi ciò il non voto?
    Renzi ha fatto la campagna per le primarie affermando di voler “chiudere” il senato e ridimensionare la camera.
    Già adesso tutto è stravolto e si finirà con il tirar avanti.
    Il M5S ha anche tante cose che non mi piacciono, ma,
    appunto, mi turerò il naso.

  4. guglielmo says:

    Sono d’accordo con Marchi, ma ha perfettamente ragione Franco. Perchè non fondare un partito per limitare l’ingerenza dello stato nell’economia (52% ed oltre) e in altri aspetti della vita civica? Lo stato sa solo spendere, ma non guadagna un centesimo nè contribuisce a creare in questo paese circostanze (scuole, trasporti, giustizia, libertà, leggi, ordine, certezze, ricerca, ecc.) che stiano all’altezza di altri paesi civili per promuovere l’attività produttiva e che non siano voragini di perdite da ripianare (deficit e debito pubblico).

  5. FRANCO says:

    Nello “statuto” attuale, di stampo sovietico, non è previsto un quorum di votanti, per cui l’efficacia pratica del “non voto” non esiste. Con le conseguenze relative..

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