Renzi può dormire sonni tranquilli

di CLAUDIO BOLLENTINIsondaggi-elezioni-europee-2014

E Renzi può dormire sonni tranquilli, verrebbe da aggiungere al titolo. Il Centrodestra malconcio e sempre più sfrangiato non riesce ad uscire dal declino innescatosi inesorabilmente dopo l’ascesa renziana di inizio anno. Il tutto in un susseguirsi di situazioni confuse e paradossali, politicamente inutili o ai limiti dell’autolesionismo, dominate quasi esclusivamente da personalismi e riposizionamenti di leader e leaderini. E con sullo sfondo Forza Italia tenuta dal suo fondatore a bagnomaria in attesa di tempi migliori o di liquidarla definitivamente nel caso in cui nascesse un ipotetico nuovo progetto/soggetto politico di una qualche consistenza. Si, d’accordo, ma quale progetto? Senza tanti infingimenti, il referente politico di Silvio Berlusconi è oggi Matteo Renzi, non certo Forza Italia e se non fosse per l’opposizione interna molto netta e dura di tanti, ma soprattutto di Raffaele Fitto, di Forza Italia non se ne sentirebbe più parlare da tempo. Il salvataggio giudiziario dell’ex Cavaliere e la sopravvivenza delle sue aziende passano solo dall’accordo con la sinistra e soprattutto con Renzi.

Prima il patto, sul futuro del centrodestra c’è tempo

La priorità di Berlusconi è quindi il Patto del Nazareno, non il futuro del centrodestra. Il disimpegno dell’area moderata dello schieramento è stato certificato dall’invasione del Pd nel campo degli elettori centristi alle ultime elezioni europee e dall’enfasi mediatica sul progetto lepenista in salsa italica di Matteo Salvini che cerca di rianimare la destra. Due “supplenze” che non nascondono l’esigenza urgente della rifondazione totale del centrodestra su nuove basi ideali e programmatiche e soprattutto con un ricambio radicale del personale politico e delle leadership. Difficile che i moderati si lascino convincere da Salvini. Un potenziale leader di coalizione che va a farsi menare dai teppisti dei centri sociali come un qualsiasi Borghezio non lascia presagire nulla di positivo in termini di consistenza della leadership. Una campagna mediatica focalizzata su temi emergenziali quali la mancanza di sicurezza, l’immigrazione incontrollata, la legalità nelle periferie popolari condita dai soliti cavalli di battaglia del No Euro, dell’Europa matrigna, rischiano di essere un fuoco di paglia se non accompagnati da contenuti ragionati e conseguenti politiche fattibili e pragmatiche. I voti possono anche arrivare, ma per farne cosa se si resta isolati? E dalla neo Lega di progetti costruttivi ne abbiamo sentiti pochi o troppo poco abbozzati, ora infatti conta di più farsi sentire, apparire. Ragion per cui il presidente del Consiglio dilaga tranquillamente nel campo moderato e liberale. E se Renzi con annunci, promesse e scarsi risultati è riuscito a mantenere un forte consenso, così sembra ancora dai sondaggi, qualche campanello d’allarme avrebbe dovuto farlo suonare dalle parti dello schieramento opposto. Ma così ancora non sembra.

 

La fretta per correre al voto della…disfatta

Tutto ruota intorno alla riforma della legge elettorale e alla nomina del successore di Napolitano, dato ormai per dimesso ad inizio 2015. La fretta renziana e della sinistra per chiudere queste due partite sembra far presagire un ricorso alle urne anzitempo, in primavera quasi sicuramente. Con un Berlusconi defilato per interessi personali, una Lega leader di un polo lepenista intorno al 15%, isolato e scarsamente utilizzabile in una alleanza di vasto respiro, con una miriade di altri leader di secondo piano e litigiosi, sicuramente la disfatta è una certezza.

(Claudio Bollentini) labissa.com

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