Elezioni, la proposta della Finocchiaro è una proposta fascista

di LUCIANO AGUZZI

Sulla proposta di legge n. 260 d’iniziativa dei senatori Finocchiaro, Zanda, Latorre, Casson e Pegorer, presentata in Senato il 22 marzo 2013, in sintesi il commento è questo: si tratta di un’ennesima legge fascista del tipo che i parlamentari italiani, spinti da una specie di riflesso condizionato derivante dalla loro cultura, continuano a proporre e a produrre. Il riflesso condizionato è poi maggiore quando si tratta della sinistra statalista, ex Pci ma anche ex Dc, che storicamente è l’erede del regime fascista.

Già negli anni Cinquanta Gaetano Salvemini affermava che l’Italia di allora era il fascismo senza Mussolini. Infatti, caduto il fascismo ed eliminata la paccottiglia retorica e coreografica delle scenografie da impero romano, i partiti al governo e all’opposizione hanno mantenuto quasi totalmente la legislazione fascista (che ancora oggi, a 68 anni dal 25 aprile 1945, costituisce una parte consistente e determinante della legislazione in vigore), hanno riciclato migliaia di dirigenti e militanti fascisti integrandoli nel partiti «antifascisti», hanno conservato le strutture amministrative e burocratiche della macchina dello Stato e di quelle degli Enti locali, hanno continuato in gran parte intatta la cultura politica e le modalità operative e di lavoro del fascismo. Se il fascismo, nella sua essenza spogliata dagli orpelli folcloristici significa: centralismo, statalismo, autoritarismo, nessun rispetto per la libertà dei cittadini, negazione della sovranità popolare, gestione partitocratica della legge e della Costituzione (quindi, di fatto, negazione dello Stato di diritto e del principio del «governo della legge» e non degli uomini) allora è vero che il regime presente in Italia è ancora oggi largamente fascista.

Non per nulla anche negli ultimissimi anni, a ogni problema che si è presentato, d’emergenza o meno che fosse, non si è mai risposto dando maggiore libertà ai cittadini perché il problema si risolvesse nell’ambito della iniziativa e cooperatività degli individui, delle relazioni private, della società civile e del mercato; ma si è sempre risposto con ulteriore regolamentazione e restringimento delle libertà individuali. Basta leggere le leggi prodotte dal governo Monti per constatare con facilità quanto sto affermando. Ma anche il governo Letta, sia pure con qualche maggiore cautela tattica, si muove sullo stesso binario.

I politici italiani di ieri e di oggi, nella loro maggioranza (e i grillini, purtroppo, non pare facciano eccezione), semplicemente sembrano incapaci di pensare in termini di libertà dei cittadini, perché ormai troppo disabituati a farlo. Hanno interiorizzato tanto profondamente il virus fascista da agire come fascisti anche senza accorgersene.

Questa continuità rispetto al modo di operare del fascismo la si ritrova anche in due punti fondamentali nella storia della politica e degli Stati.

Il primo riguarda il principio di «sovranità popolare», finzione verbale e ipocrita che non ha mai avuto, in pratica, attuazione. Fin dalla Rivoluzione francese della «sovranità», attribuita verbalmente al popolo, si sono di fatto impadroniti i «partiti» autonominatisi rappresentanti del popolo. Per cui la «sovranità popolare» è diventata, già con i giacobini, «sovranità nazionale» gestita dai rappresentanti della nazione. L’espressione «volontà popolare» è stata sempre interpretata non come pragmatica somma delle volontà dei singoli individui, espresse liberamente, ma come volontà di una pretesa entità astratta e collettiva, sovrastante i singoli individui e identificata sostanzialmente con la nazione, in senso nazionalistico.

Lo spazio in cui dovrebbe esercitarsi la «sovranità popolare», se si volesse dare un significato concreto a questa espressione, è lo spazio delle libertà e dei diritti dei singoli individui, dove l’individuo, membro del popolo, può essere veramente sovrano, e dove la somma dei comportamenti individuali determina il realizzarsi della «sovranità popolare». Ma questo spazio è stato, ormai da lungo tempo, addirittura soppresso, togliendogli ogni pretesa giustificazione giuridica di intoccabilità, conservandone solo quel residuo che l’onnipotenza della legislazione statale ritiene di concedere, non come diritto primario basato sulla «sovranità» degli individui, ma, appunto, come concessione dello Stato.

Il secondo punto è il fatto che, sopprimendo lo spazio dei diritti sovrani individuali e trasformando la «sovranità popolare» in «sovranità nazionale» e il popolo in un’entità astratta collettiva, tutto il potere che, secondo il principio di sovranità popolare dovrebbe essere nelle mani del popolo e quindi degli individui che lo costituiscono, è invece nelle mani dei «rappresentanti» del popolo. E questi, secondo ciò che gli studiosi di scienze politiche hanno svelato da tempo, fin dagli antichi, ma più apertamente e argomentativamente almeno da Gaetano Mosca in poi, non sono «rappresentanti» del popolo perché eletti dal popolo, ma perché, usufruendo di un apparato organizzativo potente e di doti personali (negative e positive) adatte, si sono «fatti eleggere» dal popolo. Ciò vuol dire che non è il popolo a eleggere la classe politica, ma è questa, divisa in gruppi concorrenti, a imporsi e farsi eleggere per confermare formalmente il proprio potere. L’incidenza del voto popolare è pertanto minima e, salvo particolari situazioni «rivoluzionarie», non riesce a determinare l’elezione di una classe politica che esprima realmente la volontà popolare.

Come ulteriore conseguenza si hanno i fenomeni del cosiddetto «populismo», quando lo si vuole leggere negativamente, o della cosiddetta «democrazia diffusa», quando lo si vuole invece leggere positivamente. In sostanza si tratta della stessa cosa: si privilegia in modo demagogico, illiberale e autoritario la pretesa volontà della maggioranza, considerandola come coincidente con il metodo democratico, a danno delle volontà e delle libertà dei singoli individui. La stessa democrazia, in questo modo, è diventata strumento di oppressione, perché mentre sostiene di difendere il diritto di partecipazione alla vita pubblica (senza peraltro riuscirci davvero), comprime e limita il diritto di libertà nella sfera privata. Al punto che la «democrazia», anziché limitarsi a legiferare sulle faccende pubbliche, legifera su tutto, perché considera tutto pubblico e tende a penalizzare moralmente e giuridicamente il diritto dei singoli individui a comportarsi come meglio credono, magari fregandosene della partecipazione alla vita pubblica.

Tornando alla proposta di legge Finocchiaro-Zanda e compagni, in essa si vede come il secondo capoverso dell’art. 1 della Costituzione italiana: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», è interpretato proprio nel senso che la «sovranità», nella sua sostanza effettuale, non appartiene davvero al popolo, ma a chi si autodefinisce rappresentante del popolo, e, nello specifico della proposta di legge, apparterrebbe ai partiti.

Da questo punto di vista, con la pretesa di dettare, come dice il titolo della proposta di legge: «Disposizioni per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione in materia di democrazia interna e trasparenza dei partiti politici», si arriva a stravolgere lo stesso art. 49 della Costituzione, che dice: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». L’articolo afferma il diritto dei cittadini di associarsi in partiti, ma non afferma in nessun modo che solo i partiti hanno il diritto di rappresentare i cittadini e quindi di presentare candidature al Parlamento della Repubblica. Pertanto, ciò che dovrebbe essere letto come una garanzia per i cittadini (il diritto di associarsi in partiti), viene interpretato contro i cittadini, togliendo loro il diritto di presentare candidati alle elezioni qualora non siano associati in partito. Insomma, ciò che è un diritto che non esclude altre forme di organizzazione politica e di partecipazione alle competizioni elettorale, diventa un obbligo che esclude proprio le diverse forme di organizzazione e partecipazione alla competizione elettorale.

Come ho affermato all’inizio: ecco un tipico esempio di lettura restrittiva, in chiave fascistica, di una norma costituzionale già di per sé ambigua e proprio per questo, sino ad oggi, mai attuata. Se l’insieme della legge proposta da Finocchiaro-Zanda e compagni è infatti molto discutibile in tutti i suoi nove articoli che mirano a regolamentare l’organizzazione dei partiti e a dettare norme di trasparenza relative alla loro vita interna, oltreché a regolamentare le «primarie» per la scelta dei candidati, il primo comma dell’art. 6 è senza dubbio liberticida affermando: «L’acquisizione della personalità giuridica e la pubblicazione dello statuto nella Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’articolo 8 costituiscono condizione per poter partecipare alla competizione elettorale». In questo modo la proposta di legge, più che mirare a dare attuazione all’art. 49 della Costituzione, mira a consegnare ai partiti il monopolio della vita politica e istituzionale.

In proposito va aggiunto che le molte voci contrarie a questa legge, compresa quella di Matteo Renzi, non rassicurano, perché perlopiù sono motivate da ragioni tattiche (i pro-grillini per difendere il diritto dei grillini di partecipare alle elezioni senza diventare un partito e, per altro verso, gli anti-grillini per il timore che la legge susciti una reazione favorevole agli avversari del Pd) e non dall’unica argomentazione valida per rifiutarla, che è da individuare nel suo carattere liberticida e contrario alla corretta interpretazione della «sovranità popolare».

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16 Comments

  1. Toscano Redini says:

    Non è vero! non è una proposta fascista! è quella che è: una proposta comunista che più comunista non si può!
    Va da sé che fascismo e comunismo son delle etichette di colore diverso che identificano lo stesso statalismo tirannico, ma visto che la Finocchiaro è comunista, riconosciamole il merito che le compete appieno e senza aggettivi che invece non le competono. Pane al pane e vino al vino.
    Delenda est italia, coi comunismi e i fascismi.

  2. luigi bandiera says:

    Forse volevano che le indovinassi tutte.

    Peccato, non voglio indovinarle perche’ sono deleterie.

    Quindi il gruppetto di intellighenti fanno i KOMUNISTI di DX..?

    Ma l’intellighenzia non e’ MALATA..??

    Siamo in una situazione che potrebbe far scoppiare una guerra civile.

    Beh, siamo abituati no..?

    Sim sala bim

  3. marco says:

    Probabilmente è di quel fascismo sceloritazzato che ha funzionato in Italia per pochi anni e non ha potuto evolversi a causa della guerra civile e della colonizzazione straniera. Se non sappiamo far altro come ‘democratici’ è ben chiaro che anche nei discorsi – dal 43 in poi – si passi a colorare di fascismo tutto ciò che è male e impedisce di fare la cosa giusta, cioè quella che sta nella testa dei tanti ducetti che preferiscono parlare invece di agire al contrario di chi agisce e poi parla (e scrive)

  4. Donciccio says:

    La Finocchiaro deleteria e inutile come le proposte che presenta.

  5. dubitaresempre says:

    Provare a fare come negli altri Paesi Civili no?
    Copiamo dall’estero piuttosto.
    Ma come può essere che uno fa politica e non deve essere controllato nei bilanci e nei finanziamenti?
    Il PDL non vuole intercettazioni (guarda caso), ci prova col concorso esterno x mafia (guarda caso).
    Quando qualcuno parla di REGOLE e TRASPARENZA nei finanziamenti e di sapere dove vanno e vengono i soldi si parla di fascismo?
    Nel cestino la proposta Finocchiaro ma che si propongano altre cose per cui la politica non diventi un mestiere e faccia diventar ricchi i soliti furbi.
    PS non dico che Grillo è un ladro ma se racconta che tutti gli hanno dato addosso e lo hanno emarginato ci faccia capire come ha comprato le ville e le Ferrari

    • Cantone Nordovest says:

      Concordo … una sola annotazione : Grillo qui non c’entra , sono anni che si tenta di regolamentare i partiti .

      Ma attenzione : nella misura in cui essi percepiscano denaro pubblico !

      Libero un partito di non registrarsi e ciononostante di concorrere alle elezioni . ma in tal caso , soldi a titolo di finanziamento pubblico nisba !

      • dubitaresempre says:

        Grillo un po’ c’entra.
        Ha fondato uno pseudopartito su un’onda emotiva, comanda solo lui (o quell’altro con la permanente), è il proprietario anche a livello legale.
        Tarocca le elezioni interne e caccia chi non gli piace.
        Non ritira (parte) del soldo pubblico ma ha il modo di mettere le mani sui soldi ,anche, di chi non lo ha votato.
        NON dico che è disonesto (anche se lo seguo da anni e penso che è un simpatico farabutto) ma DICO che come tutti i partiti deve certificare il bilancio, avere una democrazia interna oppure sta fuori a fare opposizione come all’estero fanno i “Pirati” e quant’altro.

  6. Cantone Nordovest says:

    E’ una proposta (timidamente) anti-casta . Chiaro che la casta (che ha infiltrati anche nei movimenti e nei siti dove meno te l’aspetti) tema come la peste qualsiasi regolamentazione della procedura democratica .

    E così no alla legge sui partiti , sui sindacati sulle lobbies .. e W il far -west

    Il punto di partenza è sempre quello : la diatriba sul finanziamento ai partiti

    Secondo me il finanziamento ai partiti va tolto .

    Ma se proprio ci deve essere (e purtroppo c’è) – ritengo giusto finanziare solo i partiti che accettano di registrare e pubblicizzare statuto e vicende interne (possibilmente via WEB)

    Un partito che faccia le primarie e scelga i suoi dirigenti (e i suoi tesorieri) attraverso la consultazione dei militanti

    In sintesi il partito , se vuole ottenere i soldi pubblici , deve rispettare alcune modalità di elezione dei propri organi statutari e soltanto previa registrazione dello statuto , e previo controllo della Corte di cassazione che ne omologa il contenuto democratico

    La ratio della proposta è di escludere l’accesso al finanziamento pubblico a quei partiti che , anche se non lo ammetteranno mai , hanno una struttura di tipo leninista (nella vecchia URSS lo chiamavano centralismo democratico) , NON fanno i congressi , le primarie etc. – v. ad esempio la vecchia Lega ai tempi di Bossi , et il PDL vecchio e nuovo

    http://www.cantonenordovest.wordpress.com

  7. + ke fascista, è in linea kon la morale e kultura mafiosa di ki la sostiene e propone…

  8. Dan says:

    Alla fine tutto si riduce al solito detto: senza schiavi non ci possono essere padroni.

    Gli italiani lo sono di mentalità quindi è logico attendersi la presenza di comandanti e ducetti.

  9. Albert Nextein says:

    La Finocchiaro va ignorata.
    Le proposte che produce sono da dileggio.
    Non conta un tubo.
    Sarà mandata a casa alle prossime elezioni.

  10. Bellissimo articolo, grazie!

  11. bacca says:

    Detto che costringere il M5S a essere democratico non mi sembra sbagliato, io non vorrei mai una dittatura grillina… , penso che dare attuazione ai due articoli della costituzione sui partiti e sui sindacati sia una cosa da fare.
    Sicuramente la proposta è discutibile e ad oggi liberticida, andrà rivista e corretta, ci penserà eventualmente la corte costituzionale.
    Ma comunque la democrazia come condizione sine qua non di un partito deve esserci e i partiti non democratici non dovrebbero potersi presentare.
    PS: Oggi già il M5s non riceve fondi per lo stesso motivo.

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