I pony del Cavaliere, ovvero il Caimano e i suoi satelliti

di DANIELE V. COMERO

Il voto utile secondo Berlusconi è quello dato a se stesso, cioè al PDL. In alternativa, l’ha detto più volte pubblicamente, suggerisce di votare il suo presunto avversario, il PD, ma mai dare il voto ai piccoli partiti. Un ragionamento semplice che non fa una grinza. Nell’articolo di ieri ho cercato di spiegare a cosa corrisponde, da un punto di vista politologico, questo modo di intendere il voto: votatemi se potete, se proprio non ve la sentite votate almeno per Bersani, che è uno della Trimurti. La raffigurazione nostrana della divinità induista è data dal trio, Bersani-Monti-Berlusconi, che nasconde al suo interno, come fosse una matrioska, un mostro a tre teste, più simile al dantesco Cerbero. Il virgiliano guardiano degli Inferi è la feroce belva posta all’ingresso del Parlamento italiano, per tenere al largo le istanze di rinnovamento provenienti dalla società civile per cambiare il governo del Paese.  Istanze sostenute da Beppe Grillo, con il M5S, da Ingroia con Rivoluzione Civile, da Magdi Cristiano Allam con il movimento IoAmoL’Italia e altri ancora.

Fin qui il gioco è chiaro, se non che in questi giorni sono uscite le liste e le schede elettorali, con non poche sorprese. La cerberiana Trimurti, conta molto sul fattore tempo, applicando un equo ritardo a tutte le operazioni di approntamento delle elezioni, svela solo all’ultimo minuto la vera disposizione in campo delle forze e dei candidati. Per non parlare dei programmi, che quasi nessuno ha visto nella versione originaria.

La strategia trimurtiana fa leva sul fattore velocità, tutto va fatto in fretta, per far capire il meno possibile agli elettori di quanto sta accadendo. In contemporanea si scatenano tutte le forze occulte della comunicazione moderna: l’elettore viene bombardato a tappeto dal mattino presto, appena si alza, alla sera tardi. Lo sforzo mediatico è enorme, tutte le Tv sono state lanciate a sostegno dei vari esponenti della triade di governo: su un canale c’è Monti, sull’altro Berlusconi, e nei rimanenti intervistano Bersani o mandano in onda spezzoni dei suoi comizi. Quanto siano utili queste esagerazioni mediatiche lo si vedrà allo spoglio dei voti.

Rimane da osservare che il Cavaliere nei suoi appelli al “voto utile”, per se stesso o per il PD, non ha mai fatto cenno all’esistenza di una serie di “satelliti” intorno alla sua figura. Si certo, è nota l’alleanza con Maroni e la Lega, perfino attaccata dalla perfida satira di Crozza su La7 con lo slogan “Maroni al Nord”, che è forse più convincente dell’originario messaggio leghista. Tutto qui? Non proprio, ci sono ben altri cavalli in corsa. Pardon, senza offesa, non sono proprio dei cavalli, sono dei cavallini. Si potrebbero definire dei pony, perchè sono come dei cavalli: hanno la testa grossa e un bel di dietro, ma le gambe sono corte. Quanto siano corte, lo si saprà lunedì 25 febbraio, a notte inoltrata.

A beneficio degli elettori conviene elencare la composizione della scuderia del Cavaliere in Lombardia, al Senato:

– due cavalli un po’ azzoppati, il PDL e la Lega

– un pony anziano, la lista dei Pensionati,

– un pony adulto, La Destra di Storace

– due giovani e sgambettanti pony, il MIR di Samorì e il movimento Basta Tasse

– infine un neonato, un pony venuto al mondo da meno di due mesi, ma con la faccia già da vecchio, i Fratelli d’Italia dei fratelli La Russa e della Meloni.

Le  severe regole del sistema elettorale attuale, il nauseante “porcellum”, che la Trimurti non ha voluto cambiare, prevede una dura prova d’ingresso per tutti questi pony che scorazzano intorno al Cavaliere. Ebbene, di tutti questi citati e di altri presenti nelle varie regioni italiane, ne sopravviveranno pochissimi, perchè il porcellum prevede lo sbarramento del 3% al Senato. Alla Camera certamente almeno uno si salverà. La soglia  per accedere al riparto dei seggi è più bassa, 2% a livello nazionale, ma qui esiste una clausola di salvaguardia che permette il rientro dalla finestra per chi sta sotto. La clausola è limitata ad una sola lista.

Alla fine, tra quelli che staranno sotto il due per cento se ne salverà uno solo, chissa chi sarà?

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