Election Day, ormai ci siamo. Non c’è tempo per una nuova legge

di DANIELE VITTORIO COMERO

L’altra settimana il Ministro dell’interno Cancellieri ha tentato di fissare la data per le elezioni regionali anticipate in Lombardia, Molise e Lazio, in accordo con la Polverini, per il 10 febbraio 2013.
Il problema era noto da tempo, ma è emerso in tutta la sua delicatezza quando, fatto questo primo passo, si è aperto un fuoco di sbarramento da parte della dirigenza del PDL, che alla sola idea di un doppio appuntamento elettorale è sobbalzata sulle sedie con uno scatto nervoso. Il sen. Quagliariello, vice capogruppo del PDL al Senato l’aveva detto più volte, inutilmente. E’ così, quando arriva il momento delle prove più dure non si è mai pronti.
Il pensiero degli ex-forzisti e ex-aennini deve essere subito andato agli impietosi numeri dei sondaggi che posizionano il centro destra al ribasso, con venti-ventidue punti meno rispetto al 2008, in linea con quanto è successo alle recenti comunali del maggio scorso, quindi ben poco rassicuranti.
Il segretario Alfano ha sbraitato e minacciato una crisi di governo, per cui il presidente Napolitano (venerdì 16 novembre) ha chiamato al Quirinale le altre tre massime cariche della Repubblica per trovare una mediazione. Il punto di incontro tra il 10 febbraio già fissato per le regionali e la scadenza naturale delle politiche prevista per il 7 aprile, è stato trovato a metà strada.
La nuova data è il 10 marzo, che diventerebbe un vero e proprio election day con elezioni regionali e politiche. Nulla è trapelato per quanto riguarda le elezioni comunali, che ogni anno riserva una consistente quota di rinnovi di consigli, sia per scadenza naturale che per commissariamenti.
Due parole sul turno elettorale delle comunali, che vedrà impegnati in tutta Italia numerosi capoluoghi di provincia e regione, come: Roma, Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Udine, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Viterbo e Isernia. In Sicilia, ma qui è una questione a se stante come regione a statuto speciale, ci saranno le città di Catania, Messina, Siracusa.
Il comune che attira la maggiore attenzione politica, per la sua importanza, è Roma, con l’incrocio per la formazione della nuova città metropolitana: Roma capitale. Se l’elettore romano venisse chiamato al voto anche per la città, potrebbe ritrovarsi il 10 marzo con un bel pacchetto di schede in mano, fino a un massimo di cinque: una per le regionali del Lazio, due tra Camera e Senato, due per Roma, contando quella per il municipio.
A parte questo caso limite, con la possibile sovrapposizione di campagne elettorali completamente differenti, che non è una novità nella recente storia elettorale italiana, il fatto principale è che ora la data è stata individuata.
Il 10 marzo sembra lontano, ma se viene rapportato alla sequenza procedurale preparatoria che accompagna ogni elezione, ci si ritrova già con l’acqua ai piedi, che sale rapidamente. Infatti, il Colle ha subito posto due paletti: che sia approvata la legge di stabilità e in qualche modo sistemata la faccenda della legge elettorale per le politiche, che è in ballo da undici mesi senza approdare a una soluzione condivisa.
“Si attende dunque il verificarsi delle condizioni opportune per la decisione che la Costituzione riserva al Capo dello Stato.” Queste sono le ultime parole del comunicato stampa della Presidenza della Repubblica, emesso dopo l’incontro di venerdì convocato per trovare una soluzione tecnica all’ingorgo elettorale poc’anzi detto, tra elezioni regionali, comunali, politiche e presidenziali.
Le elezioni presidenziali coinvolgeranno le Camere a partire dal 15 aprile quindi, presumibilmente senza un nuovo governo, anche se potrebbe già esserci stata una consultazione dei gruppi parlamentari e Napolitano avrebbe il tempo di formalizzare un incarico di premier, visto che la prima riunione del Parlamento deve essere fatta entro l’ultima settimana di marzo 2013, per cui ai primi di aprile potrebbero esserci le condizioni per procedere alla formazione di un governo.
Se dal voto del 10 marzo emergerà una chiara maggioranza in entrambe le Camere, il processo di insediamento dovrebbe essere in discesa, altrimenti l’individuazione del nuovo governo scivola dopo le votazioni per la presidenza della Repubblica.
Dipenderà dalla composizione e consistenza dei gruppi parlamentari, in buona parte condizionati dalla legge elettorale, che tutti vorrebbero migliore rispetto alla attuale.
Proprio ieri alla 1° Commissione del Senato sono stati presentati altri emendamenti al testo unificato della proposta che dovrebbe sostituire il “porcellum”, senza che si sia raggiunto un accordo tra i partiti della maggioranza che sostiene Monti.
Il presidente del Senato Schifani, ha più volte detto di voler chiudere la partita con un voto, mandando comunque in aula un testo, al massimo entro fine mese. A quel punto dovrebbe prevalere la solita alleanza PDL-Lega con l’UDC, che dispone di numeri sufficienti.
Le previsioni sono molto incerte alla Camera, dove le votazioni sono con voto segreto.
Certo che ritrovarsi a dicembre con la Camera in battaglia su una modifica della legge elettorale fatta all’ultimo minuto, in modo non condiviso, sarebbe una sciagura non da poco.
Il tempo sta sfumando e si andrebbe veramente troppo vicini all’inizio delle procedure preparatorie della campagna elettorale.
La legge prevede che 45 giorni prima delle elezioni, cioè intorno al 24-25 gennaio ci sia il decreto di scioglimento delle Camere e quello di indizione dei comizi, con la data della prima riunione delle nuove Camere.
Un tempo veramente minimo con di mezzo le festività natalizie. Dalla ripresa delle festività, dopo l’Epifania, sono appena due settimane, uno spazio breve che serve per concludere le tante cose urgenti, non certo per approvare i pezzi mancanti della riforma elettorale.
In queste condizioni rimane, purtroppo, una sola soluzione ragionevole: studiare un provvedimento leggero, di “miglioramento” al porcellum.
Potrebbe essere un aggiustamento tecnico, condiviso tra le forze politiche, che alleggerisce alcuni dei più gravi difetti che lo caratterizzano.
Si potrebbero fare due cose:
– ridurre le dimensione delle circoscrizioni, per avere delle liste bloccate più brevi, con obbligo di evidenza pubblica dei meccanismi di selezione e formazione della graduatoria di presentazione (assemblee, primarie, consultazioni via internet, ecc..);
– congelare il premio del 55% di seggi alla coalizione vincente, a favore di un “bonus” in seggi più consono e adeguato alle attuali condizioni politiche.
Poche cose, da fare bene e in fretta.

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