Egitto, referendum sulla costituzione: domani i risultati ufficiali

Si conosceranno domani i risultati ufficiali del referendum che si è tenuto il 15 e il 22 dicembre (vedi articolo sotto) in Egitto sulla nuova Costituzione. Attesi per oggi, sono stati rinviati a domani per consentire le dovute verifiche su presunti brogli denunciati da media e organizzazioni di controllo, stando a quanto riportato oggi da Egypt Independent, citando membri della Commissione elettorale.

Secondo i dati non ufficiali, la carta costituzionale sarebbe stata approvata con il 64% dei voti, a fronte di una affluenza stimata attorno al 30%.

di MANUEL GLAUCO MATETICH

Egitto: 2 a 0 per l’Islam ortodosso, addio ai diritti civili, politici e sociali. La vittoria dell’integralismo musulmano apre la porta alla Sharia e manda al confino i moderati. Gli egiziani sono andati alle urne per la quinta volta in un anno. Questa volta, è il secondo turno del referendum sul progetto di una Costituzione promosso dalle forze politiche islamiste, l’opposizione laica si è rifiutata di votare. Con ogni probabilità, purtroppo, il progetto sarà approvato e diventerà la prima legge fondamentale dell’Egitto, dopo la caduta del dittatore Hosni Mubarak quasi due anni fa. Nelle ultime ore i Fratelli musulmani hanno detto che, in base ai propri dati, nel referendum di questo sabato si è registrato un 71% di voti a favore della nuova Costituzione. Tale cifra, combinata con quella del primo turno, dà un esito favorevole per il nuovo testo di base dello Stato egiziano, con l’approvazione di quasi il 63% dei votanti.

Tuttavia, il testo ha suscitato una profonda divisione sociale, e solo i più ottimisti ritengono che possa servire per terminare il tumulto di transizione politica in atto. Anche all’interno del governo c’è stato non poco attrito. Circa 25 milioni di egiziani, quasi la metà del censimento, sono stati chiamati a partecipare al referendum. L’altra metà ha già avuto la possibilità di esercitare il proprio diritto di voto sabato scorso. Secondo i dati ufficiali pubblicati dalla stampa locale, il primo giorno di votazione ha vinto il sì con il 56% degli scrutini. Le forze islamiste, guidati dal forte impulso costituzionale dai Fratelli Musulmani, fiduciosi di poter aumentare significativamente il sostegno verso la nuova Costituzione, certamente non laica e moderata, dopo la seconda fase hanno voluto mettere in campo anche alcune delle roccaforti dei partiti religiosi.

“Io sostengo questa Costituzione che afferma che l’Egitto è un paese democratico, ma con un quadro islamico”, ha spiegato Ali Caram, un funzionario di stato che simpatizza con l’Islam più integralista. Il suo punto di vista è condiviso da molti elettori residenti nel Imababa, un umile sobborgo del Cairo. Non a caso, negli anni ’90, durante la guerra tra lo Stato egiziano e il gruppo terrorista Gama Islamiya, il quartiere è stato soprannominato “la Repubblica Islamica di Imababa”. Ciononostante, per alcuni la fiducia degli elettori nella legge islamica è la motivazione principale. “Quello che apprezzo maggiormente è che si stabilisce un sistema di assistenza sanitaria gratuita per i poveri e contro la disoccupazione”, afferma Magdy Saad, un muratore di pelle abbronzata e denti scoloriti dal tanto tabacco fumato.

Un paio di chilometri più a est di Imababa, troviamo la cittadella di Dokki, un tipico quartiere borghese. Lì, né la Costituzione né Morsi sono popolari. Il suo avversario nelle elezioni presidenziali, Ahmed Shafiq, ha superato il 60% dei voti. “Più che il contenuto, il mio più grande problema è che il progetto è stato realizzato senza il consenso necessario. Una Costituzione non può essere un partito”, crede fermamente Mohamed Abeid, dipendente di una compagnia di assicurazioni. In particolare, a Mohamed non piacciono sette articoli della nuova Costituzione. Tra questi, il controverso articolo 10 che dà al governo e alla stessa società il diritto e il dovere di tutelare “i valori familiari e morali del paese”. Alcuni laici hanno fatto notare che la formulazione potrebbe aprire la porta alla creazione di alcune “milizie di virtù”, un corpo simile a quello esistente in Arabia Saudita, che spinge le persone a seguire e a rispettare la Sharia, ovvero la legge islamica ortodossa. Approvata alla fine solo con i voti degli islamisti, il progetto è pieno di voci ambigue, che, secondo l’interpretazione dell’ala moderata dell’Egitto, potrebbe servire a un’ulteriore islamizzazione del paese.

Quello che è certo è che i veri traditi della Primavera Araba sono stati i moderati e i laici, che anche in quest’occasione hanno ricevuto uno schiaffo duro e pesante da tutta l’ala islamista integralista egiziana. Il futuro del paese degli antichi Re faraoni è a rischio, e con lui tutto il quadrante nordafricano.

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3 Comments

  1. FrancescoPD says:

    Ma che si ammazzino pure, basta che non vadano a rpmpere altrove.

  2. Alberto says:

    E’ una strategia geopolitica ben precisa e studiata da anni, frutto dell’accordo tra i paesi NATO e l’Arabia Saudita per tirare giu’, uno a uno, gli unici Stati Arabi secolari e installare organizzazioni fondamentaliste islamiche agli ordini dei Wahhabi. Hanno iniziato con Tunisia, Libia, Egitto e ora tocca alla Syria.
    Muslim Brotherhood, fino all’anno scorso primi nella lista delle organizzazioni terroristiche, furono tolti dalla lista da H. Clinton e l’anno successivo sovvenzionati dai paesi NATO per la campagna elettorale. Tutto ben pianificato.
    E intanto i paesi NATO e gli alleati Wahhabis ne stanno progettando altre (Mali, Yemen, Algeria …)

  3. Albert Nextein says:

    L’egitto è un cesso.
    Un vero e proprio verminaio.
    Come tutto il medioriente e tutte le nazioni islamiche o para-islamiche.

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