“Effetto Monti”, sempre più aziende italiane aprono in Canton Ticino

FONTE ORIGINALE: www.tio.ch

Record in Ticino per la costituzione di nuove aziende. Secondo i dati raccolti dal portale specializzato in costituzioni online Startups.ch, le costituzioni nel Canton Ticino nei primi tre trimestri del 2012 sono state 2024, il 23,2% in più rispetto allo scorso anno.

Dato ancora più interessante se paragonato a quello svizzero, che ha fatto invece registrare un calo dell’1,5%. Come si spiega questo boom? Non con motivi di vantaggi fiscali intercantonali, ma piuttosto con la nuova e severa politica economica e fiscale italiana, che, sotto le direttive del presidente del consiglio Mario Monti, ha portato molte aziende italiane a trasferirsi in Ticino.

Nella Svizzera romanda invece le cifre non segnalano (ancora) un effetto simile a quello ticinese, rileva Startups.ch. La politica del regime di François Hollande non spinge al momento i nuovi imprenditori francesi ad emigrare nella Confederazione. Su tutti il dato di Ginevra, che fa registrare, con 2’288 nuove aziende, una diminuzione dell’8,4% nei confronti dello scorso anno.

Si può tracciare poi l’identikit di chi si mette in gioco nel mercato del lavoro, e decide di costituire un’azienda? Sulla base delle 1’100 aziende costituite nel primo semestre 2012, startups.ch ha osservato che l’imprenditore tipo ha un’età media di 37 anni ed è di sesso maschile. La percentuale di aziende aperte da donne è del 24%, in linea con la tendenza degli ultimi anni (attestata al 25%).

l’11,4% da Tedeschi e il 3,4% da cittadini italiani. Secondo l’ufficio federale di statistica, nel 2011 il 77,2% della popolazione era di nazionalità Svizzera, il 3,5% di nazionalità tedesca mentre gli italiani ammontavano al 3,6%. Gran parte delle nuove aziende vengono costituite come ditte individuali (32,4%) o Sagl (34,4%), mantenendo la tendenza degli scorsi anni.

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5 Comments

  1. Dan says:

    Quante aziende riusciranno ancora ad aprire nel Canton Ticino prima di saturare la zona ?

    • mr1981 says:

      La zona è già satura, aggiungendo che ogni giorno arrivano 55’000 frontalieri a lavorare, ognuno con la propria auto, le dimensioni del problema sono più evidenti. Perché le aziende che delocalizzano in Ticino si portano dietro i propri ex-dipendenti oppure assumono solo frontalieri, quindi ulteriore traffico con tutti gli svantaggi correlati.

  2. Al says:

    Quoto mr1981.
    Fino a che non cambiano mentalità possono starsene al loro paese.
    Cominciano ad essere troppi e in troppi si comportano male.

  3. mr1981 says:

    Ci sono alcune ditte di cui si farebbe volentieri a meno. Alla ribalta della cronaca è salito ultimamente un take away a Chiasso, aperto da un’italiana, che dava lavoro a giovani frontaliere senza esperienza. Se l’idea di questi imprenditori itaglioti da quattro soldi è quella di venire in Svizzera a non pagare gli affitti del locale e gli stipendi ai dipendenti (che venivano licenziati al momento di richiedere di essere retribuiti), è meglio che se ne stiano dove sono!

    • Culitto Salvatore says:

      non è prassi comune licenziare i dipendenti alla richiesta di retribuzione, è comune intimare ai dipendenti la denuncia per molestie (mi stai molestando chiedendomi i soldi) e poi licenziarli, usanza comune indistintamente in tutte le amene località italiane

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