Edimburgo a Londra: l’indipendenza non la dà il petrolio

di REDAZIONEscozia

A 100 dal referendum scozzese, tra Edimburgo e Londra non smettono di arrivare tiri incrociati. L’ultimo capitolo riguarda le risorse energetiche, quel petrolio che impensieriva Cameron in caso di vittoria dei sì per l’indipendenza della Scozia. Secondo  Alistair Carmichael, segretario di Stato per la Scozia nell’esecutivo britannico, le stime che avrebbe fatto il  governo scozzese sui proventi petroliferi nei primi tre anni dell’eventuale distacco della stessa Scozia dal Regno Unito, sarebbero fuori linea:  secondo Londra ci sarebbe un eccesso di almeno 15,5 miliardi di sterline. Di certo complice la discesa del prezzo del greggio di quest’ultimo periodo.

In altre parole, una Scozia indipendente avrebbe potuto  contare su 4,7 miliardi di sterline dal 2016 al 2019, cifre più modeste rispetto  ai 20,2 miliardi preventivati. Secondo quanto riporta il quotidiano “The Guardian”, la Scozia indipendente avrebbe amministrato in rosso. Ma non si è fatta attendere la replica, giunta dal  vice primo ministro scozzese, John Ramsay Swinney, attraverso il proprio portavoce: “Il petrolio non è la base dell’economia scozzese ma un asset per i prossimi decenni”. Insomma, la partita dell’indipendenza non è finita e non è solo su basi economiche che un popolo reclama l’autodeterminazione.

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