Edilizia, semplificazione difficile in un ginepraio di norme e regole

di CLAUDIO BERTOLAZZI*

La semplificazione delle pratiche inerenti la gestione del territorio ha  costituito, specie negli ultimi anni, un problema crescente, in  perfetta sincronia con la crescente complicazione e con  la proliferazione esponenziale della normativa vigente sull’argomento . La tendenza del nuovo Governo , in armonia con quanto legiferato , peraltro con risultati assai deludenti,  dai  precedenti Governi, ha ribadito  l’intenzione  di affrontare con decisione il problema, ma dato che  i politici incompetenti non sono migliori dei tecnici incompetenti, è partito con il piede sbagliato.

L’intento dichiarato è infatti quello di consentire agli operatori di dare inizio ai progetti con maggiore velocità e senza sottostare alle  vessazioni di una macchina burocratica inconcludente e terribilmente lenta: i tempi medi per ottenere un Permesso di costruire in Italia superano  normalmente i 6 mesi, contro una media di 10/15 giorni di altri Paesi Europei, Germania e Olanda (ma anche Spagna e Francia) in testa.

L’intento è lodevole, ma la strada scelta (ben si sa di cosa è lastricato l’inferno…) lo è assai meno: Il Governo Letta ha infatti optato per la sola semplificazione delle procedure. Il metodo è il seguente: accertato che chiunque debba mettere un timbro su qualsiasi iniziativa lo mette quando gli pare , con i tempi che vuole e non di rado chiedendo un qualche tipo di corresponsione per velocizzarsi, il modo migliore per liberarsi da questo pastone è sembrato quello di eliminare i controlli “ante”, per effettuarli “post”, cioè ad opera eseguita. Se è vero che con questo sistema è possibile far partire un progetto con  maggiore rapidità e saltando richieste illegittime o corruttele di varia natura da parte dei pubblici funzionari, si genera però  un problema assai più grave: dato che la responsabilità di conformarsi a tutte le norme e le regole esistenti è delegata (ai sensi dell’Art. 492 del Codice penale…) al professionista incaricato e dato che Stato, Regioni, Provincie e Comuni legiferano sullo stesso argomento in modo astruso e solitamente contraddittorio ( In Italia eseguire progetti conformi a tutte le regole  non è materialmente possibile) il controllo “post” comporta il rischio pressoché certo che venga rilevato un qualche genere di abuso, con le immaginabili conseguenze civili e penali, mentre con un controllo preventivo  sarebbe stato possibile evitarlo.

Quindi  semplificare le sole procedure genera (ovviamente solo per professionisti, imprese e   privati, perchè i funzionari pubblici , cioè proprio coloro che  redigono quei regolamenti inattuabili cui i privati sono obbligati ad ottemperare, vengono sollevati da qualsiasi responsabilità) problemi assai maggiori di quelli che si sarebbero generati lasciando le cose come stavano.

Ovviamente una soluzione migliore, e direi l’unica possibile, c’era, ed è tuttora  a portata di mano anche certo non semplice:  invece di semplificare le procedure,  occorre mettere mano con decisione ad un radicale ridimensionamento e sfoltimento delle regole, riducendone drasticamente il numero (oggi  si calcola che, solo nell’edilizia, superino le 250.000 !),  rendendole più  chiare ed univoche  e dando ai vari Enti territoriali competenze non sovrapposte,  come accade  in TUTTI gli altri paesi dell’Unione Europea, e come dovrebbe essere in uno Stato di Diritto quale l’Italia ha la presunzione , del tutto immotivata, di proclamarsi.

*Architetto

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3 Comments

  1. Andrea Pellis says:

    Andrebbero abolite e basta, non solo semplificate! Io in casa mia devo poter essere libero di fare COME CAZZO MI PARE e non come ha deciso un fottuto parassita di stato. Se decido di vivere in una grotta umida senza riscaldamento e acqua corrente, saranno cazzi miei o no? Se decido di costruire una casa con i soffitti alti 1,5 metri, saranno poi cazzi miei a venderla o no? Dovrebbero esistere solo LIMITATISSIMI vincoli nel caso di zone a particolare interesse naturalistico/storico, e solo per l’esterno degli edifici. Altro che luminosità minima obbligatoria…

  2. Stefano Nobile says:

    Caro Architetto, hai spiegato una cosa che mi è subito balzata agli occhi.
    Quando trovi dei funzionari poco onesti, o anche semplicemente dei cagacazzi, se non ti ricattano subito ti ricattano dopo. E se sulla carta spostare una linea è “facile” (sappiamo entrambi quanto questa affermazione sia relativa) una volta che hai costruito la casa è molto più difficile.
    L’unica è effettivamente quella di semplificare leggi e regolamenti, ma questo toglierebbe acqua al mulino delle PA e dei funzionari. Per cui scordiamocelo.
    Corruptissima re publica plurimae leges.

  3. mv1297 says:

    Caro Architetto, sfoltire le regole vuol dire rendere inutili tante cadreghe su cui si siedono proprio quelli che devono controllare. Tutto inutile, mi creda, l’unica soluzione va trovata con un bel resettaggio del sistema: INDIPENDENZA. Poi le regole le fate voi architetti, non i politicanti.

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