Edilizia: 11.000 imprese fallite e 669.000 posti di lavoro persi

di REDAZIONE

Seicentosessantanovemila posti di lavoro andati in fumo. Questo il drammatico epilogo della crisi di questi anni per il settore dell’edilizia in Italia, che quest’anno ha ”toccato il fondo”. A darne conto e’ l’Ance che parla anche del 2012 come l’anno ”piu’ nero” per le costruzioni, nella crisi ”piu’ intensa e piu’ lunga nella storia del Paese”. Nel dettaglio, da inizio crisi i posti di lavoro persi sono 446mila, che con i settori collegati salgono a 669mila, ”come l’intera popolazione di Palermo”, sottolinea il rapporto dell’osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni dell’Ance.

Un dato che si rispecchia nel consistente numero di imprese fallite: ben 11.177 (ovvero il 23% dei fallimenti registrati in tutti i settori economici). Parla chiaro anche l’andamento degli investimenti, ”mai cosi’ bassi” secondo l’Ance, che prevede per il 2013 la sesta caduta consecutiva. A questo contribuisce anche la restrizione creditizia da parte delle banche: nel periodo 2007-2012 in Italia la riduzione dei finanziamenti alle imprese ”e’ stata del 45,6% per gli investimenti nel comparto abitativo e del 62,4% nel non residenziale”. ”E’ come se – calcola l’Ance – negli ultimi sei anni le banche avessero negato 77 miliardi di euro di finanziamenti per gli investimenti nell’edilizia”. Dall’inizio della crisi, spiega ancora l’associazione dei costruttori, le compravendite di case si sono dimezzate, -49%, ”riportandosi ai livelli di meta’ anni ’80, con una caduta vertiginosa solo nel 2012 di circa il 26%”.

Il perche’ di questo l’Ance lo imputa alle banche che hanno smesso di concedere mutui alle famiglie (-58% in 6 anni) e poi alle troppe tasse sulla casa. ”Sono 9 le voci di tassazione che gravano sugli immobili in Italia per possesso, vendita o locazione”, spiega l’associazione e ”con l’Imu le imposte sugli immobili sono aumentate di 12 miliardi”.

Buone notizie arrivano dall’Ue: secondo Eurostat e’ tornata infatti a crescere la produzione edilizia nell’eurozona, (+2% a maggio) e in Italia l’indice, dopo il crollo del 4,2% di aprile, e’ salito del 5,5%, tra i maggiori incrementi in Europa.

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