Basta cemento, all’edilizia drogata è meglio la crisi

di GIANFRANCESCO RUGGERI

Secondo molti economisti, politici ed imprenditori se non riparte l‘edilizia è difficile vedere una crescita, insomma per uscire dalla crisi la soluzione è quella di ripercorrere proprio la strada che ci ha portato alla crisi: che furbata! A mio avviso invece la ripresa economica non è necessariamente legata all’edilizia, men che meno al tradizionale processo edificatorio che prevede l’occupazione di aree libere, ma se così fosse allora speriamo che la crisi continui a lungo, perché di palazzinari e mattonari non se ne può più! Hanno veramente rotto le scatole, così come hanno rotto anche sindaci e assessori che pensano di risolvere tutti i loro problemi ricorrendo agli oneri di urbanizzazione con cui costruire inutili sale polivalenti, aree feste che se va bene saranno utilizzate 15 giorni all’anno o rotatorie con palme e ulivi, sperando così di essere rieletti senza capire che invece stanno svendendo, pezzo a pezzo, la loro terra, la loro piccola patria.

Un autonomista serio, ovvero un autonomista che abbia veramente a cuore la sua terra non può che essere contrario, furiosamente contrario ad ogni nuova edificazione ed un programma politico autonomista non può dirsi completo se non include tra i suoi punti “consumo di suolo zero, ora”, incentivando chi opera nel settore a dedicarsi alla ristrutturazione ed in particolar modo alla riqualificazione energetica dell’esistente. Ma perché un autonomista serio dovrebbe essere contrario ad una tradizionale ripresa del settore edilizio incentrata sull’occupazione di ulteriori aree libere, come pure la maggior parte dei piani urbanistici prevede anche oggi?

Non certo per partito preso come fanno certi presunti“ecologisti”, piuttosto a ragion veduta dopo aver analizzato la situazione attuale della Padania da un punto di vista urbanistico, economico, sociale, paesaggistico e ovviamente identitario. Urbanisticamente parlando è evidente che abbiamo a disposizione un patrimonio edilizio più che sufficiente alle nostre esigenze. Di case e di capannoni ce n’è in abbondanza, sono troppi, non si sa più dove metterli, specialmente attorno a Milano, nel pedemonte lombardo-veneto e lungo fascia pre appenninica emiliano-romagnola, dove formano un continuum ininterrotto, la cosiddetta megalopoli padana, ovvero uno degli agglomerati urbani più grandi al mondo. Esistono comuni dove non vi sono più aree libere, dove se si vogliono costruire ancora casine e casette non resta che piazzarle negli alvei dei fiumi… e ci sono amministrazioni che ci hanno seriamente pensato oppure a ridosso di chiese romaniche … e ci sono amministrazioni che ci stanno realmente provando! Perché stupirsi d’altronde il chiostro della certosa di Garegnano è stato abbattuto per far strada all’autostrada, la Valassina corre sulla riva del lago di Annone e fa a gara con i bagnanti a chi si avvicina di più al lago, mentre la tangenziale Est di Milano passa quasi sul sagrato dell’abbazia di Monluè e grazia granda che non le è passata sopra.

In 50 anni si è occupato tutto il territorio libero o gran parte di esso e non si può continuare lungo questa via, anche perchè la nostra crescita demografica è pari a zero mentre le imprese chiudono o de localizzano, allora a chi servono nuovi capannoni, nuove case, casine, casette, nuovi palazzoni? Cosa ce ne facciamo? Boh! Se consideriamo inoltre che in edilizia buona parte della manodopera è extracomunitaria ci rendiamo conto che per costruire nuove case e capannoni che non servono a niente e a nessuno importiamo manodopera da paesi stranieri, con tutto il corollario di problemi sociali che ciò comporta! Inoltre a questa manodopera straniera si deve pur garantire una casa dove vivere, quindi altre case, altri servizi, altre strade e il circolo vizioso continua.

Da un punto di vista paesaggistico la colata di cemento che ha sommerso la Padania l’ha resa un ricettacolo di cubi prefabbricati di cemento e di palazzoni osceni, mentre era un tempo la più bella pianura del mondo come ad esempio la descriveva alla fine del ‘700 Joseph Jérome de Lalande: cette plaine de Lombardie qui s’étend depuis Turin jusqu’à Rimini & Venise, (…) est la plus vaste, la plus délicieuse, & l’une de plus fertiles qu’il y ait en Europe – questa pianura di Lombardia che si estende da Torino fino a Rimini e Venezia (…), è la più vasta, la più deliziosa ed una delle più fertili pianure che si trovi in EuropaNon si vuol suggerire che la Padania dovesse restar ferma al ‘700, ma certamente si poteva costruire meno e soprattutto meglio, invece anche oggi continuiamo a realizzare edifici assurdi che, alla faccia della nostra identità, non hanno alcun legame con il territorio e potrebbero tranquillamente starsene a Sidney, Los Angeles, Dubai o Gaza e sarebbe meglio vi stessero! Chi non è d’accordo si faccia un giro in Val Gardena, dove pure si è costruito molto, e in tutto il Sud Tirolo e vedrà come si possono far case belle e funzionali che allo stesso tempo trasmettono orgogliosamente un’identità.

Economicamente parlando l’edilizia è spesso una droga, Spagna e Usa ne sanno qualcosa, e personalmente non vedo grossa differenza tra la finanza creativa e la speculazione edilizia. Dalle mie parti la terra agricola costa 10 – 20 euro il metro quadro, se il giorno dopo diventa edificabile vale dieci volte tanto: neppure la peggiore speculazione sui derivati permette di guadagnare il 1.000% in un giorno. Ci dicono che per uscire dalla crisi dovremmo quindi costruire altri edifici inutili, consumare ancora suolo, distruggere ulteriormente il territorio, che è una risorsa, e il paesaggio che è parte fondante della nostra cultura, importando manodopera straniera e alterando così la nostra società e quindi la nostra identità senza veri benefici economici per la comunità nel suo complesso. E questo sarebbe sviluppo economico? Questa sarebbe vera crescita per poter dire che il PIL cresce? Tutto ciò aumenterebbe la qualità della nostra vita? Francamente no e se questa è la soluzione, meglio la crisi!

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26 Comments

  1. Nicola says:

    …Gianfrancesco Ruggeri smettila di bestemmiare, non ti rendi conto di quello che dici. Un solo dato: 550.000 posti di lavoro persi nel settore, danni incredibili. Mi piacerebbe che anche tu perdessi il tuo lavoro di pessimo e frustrato giornalista.

  2. fabrizio says:

    La pianura padana?
    Semplicemente il più’ bel posto d’Europa, la più’ magica,nelle giornate di nebbia la più’ misteriosa,affascinante,stupore,meraviglia,brividi.
    Detto da un pugliese
    Fabrizio

  3. pippo gigi says:

    A forza di cementificare, perché ai comuni serviva incassare gli oneri di urbanizzazione, ora siamo arrivati al punto che l’Italia non riesce neppure a produrre il cibo che le occorre, dobbiamo importarlo. Ricordo a tutti che la pianura padana dopo l’Ucraina è la pianura più fertile d’Europa. Ora i campi agricoli sono stati trasformati in capannoni vuoti e uffici sfitti. Cosa faremo ci rosicchieremo i mattoni per sfamarci?
    E’ evidente che l’edilizia si deve rivolgere solo alle ristrutturazioni, c’è spazio sufficiente per lavorare, le nuove costruzioni devono essere bloccate ed anzi si dovrebbe procedere alle demolizioni, tipo destinare il 25/50% della superficie di ogni comune a parco o campo agricolo.

    • firmato winston diaz says:

      Ricordo che le autorita’ statali pagano i contadini perche’ non producano, oppure glielo proibiscono direttamente con le quote (latte, viti da vino, eccetera), per tenere alti i prezzi.

  4. firmato winston diaz says:

    Per eliminare la speculazione edilizia basta eliminare OGNI regolamentazione e ogni tassa. A quel punto ognuno costruirebbe solo cio’ che gli serve e quando gli serve, e lo demolirebbe senza patemi quando non gli serve piu’.
    Come del resto e’ sempre stato al mondo fino a qualche decennio fa.
    A rendere speculativo il mercato edilizio e’ il divieto di fare alcunche’ se non per i ras del mercato (costruttori e professionisti) che hanno la delega in cio’ della politica.
    Il cittadino e’ stato completamente spogliato anche di questa caratteristica fondamentale del suo essere tale, la libera potesta’ sulla sua casa.

  5. Albert Nextein says:

    Il proibizionismo in edilizia è dannoso.
    Gli abusi originano dalla proibizione, dalla demenziale regolamentazione.
    Ci sono piani regolatori di migliaia di pagine.
    L’edilizia deve esser flessibile,con poche e chiare regole.
    Facile costruire e facile demolire.
    Il tessuto urbano edilizio non può diventare vecchio oltremodo.
    Occorre ricambio e rigenerazione del patrimonio edilizio.
    Per condomini, capannoni, alberghi, uffici, etc , demoliti e ricostruiti con moderni criteri e standard si potrebbe pensare ad un’esenzione fiscale trentennale per le imposte patrimoniali , con riduzione al 50% delle imposte anche sui redditi da locazioni.
    Vuoi vedere che il risparmio in immobili riparte?
    Il risparmio e anche l’investimento.
    Altrimenti l’edilizia è già morta, trascinando con sè i proprietari in una voragine fiscale da confisca.
    Deprezzando terreni, e edifici.
    Impoverendo ulteriormente chi ,basandosi sulla costituzione riteneva di esser tutelato nel risparmiare in mattoni.
    E’ giusta l’osservazione di chi dubita sull’investimento edilizio in italia.
    Fossi io a scegliere, in italia sarei venditore netto.
    In italia si può stare bene in affitto.
    Anzi,meglio.

    • Gian says:

      nessun proibizionismo, ma se vivi in certi comuni della Brianza, per esempio, ti rendi conto che FISICAMENTE, non c’è più spazio per altri edifici e allora ti chiedi se non è il caso di evitare che anche nel resto della Padania si giunga a questa situazione.

      Dissento invece sul fatto che il proibizionismo genera abuso, l’abuso è in larga parte connaturato alla mentalità, dalle mie parti si tende a chiedere i permessi, in altre parti d’italia si ritiene normale fare un abuso e si considera fesso chi chiede il permesso tanto poi arriva il condono.

      infine mi sta bene il ricambio e la rigenerazione del patrimonio edilizio, è quello che propongo, ma per lo meno lasciamo in pace i centri storici, con la sbrodolata edilizia avvenuta dagli anni ’50 in poi ne abbiamo di edifici da abbattere e ricostruire.

      • berg says:

        Oltre a salvaguardare i centri storici, attuando una politica seria di restauro e adeguamento e non di ristrutturazione, andrebbero salvaguardati anche gli edifici storici come ville, palazzi e cascine isolate, che in Brianza abbondano. Sarebbe anche ora di capire che il paesaggio inteso come natura ma anche come manifestazione dell’opera umana nel corso dei secoli, quindi di paesaggio stratificato, va finalmente tutelato come e più del Duomo di Milano.

      • firmato winston diaz says:

        La Lombardia ha esattamente 10 mioni di abitanti per una densita’ di 420 abitanti per kmq, una delle piu’ alte del mondo, se non la piu’ alta tenendo conto che una considerevole parte del territorio e’ alpina e percio’ non abitabile. Se vi piace la natura incontaminata meglio che ve ne andate altrove, regolamentare l’edilizia piu’ di tanto non serve, anzi, visto che finora il tentativo di limitare il diritto di edificare ha solo prodotto l’incremento artificiale dei valori a causa della distorsione del mercato prodotta dalla regolamentazione, che a loro volta ha prodotto ulteriore cementificazione, oltretutto gettando i cittadini nelle mani della speculazione e del professionismo, cosi’ spogliandoli del diritto piu’ fondamentale, quello di costruirsi la loro casa per abitarci dove e come vogliono purche’ sul loro terreno.
        Il territorio e’ fatto per essere abitato e usato dall’uomo, non il contrario.
        Possibile che in questo paese non ci sia uno dico uno che non abbia qualche regola, legge e tassa da aggiungere a quelle che gia’ ci sono?

        • liugi says:

          Il territorio è una risorsa limitata, e quindi bisogna comportarsi di conseguenza. Non si può consumare fino all’ultimo pezzettino solo perché è a nostra disposizione.

        • Gian says:

          costruirsi una casa per abitare è un conto, costruire una decina di capannoni per speculare dove già ce ne sono a bizzeffe per di più vuoti è una fesseria, una follia, prova a fare un giro tra Gessate e Pessano.
          Più che andarmene io dalla Lombardia che sono pro territorio, pro natura e sopratutto pro identità (elemento fondamentale per ogni autonomista serio) se ne devono andare quelli che sono pro cemento, pro mattone, pro distesa di capannoni senza limiti: hanno già fatto troppi danni, hanno rotto le palle!!!!!!

  6. berg says:

    Bell’articolo, sottoscrivo parola per parola…finalmente qualcuno che comincia a mettere il dito nella vera piaga che ha distrutto e continua a distruggere i nostri territori e la nostra gente: l’edilizia dopata e tutti gli interessi che ci stanno dietro.

  7. FrancescoPD says:

    Ci siamo costruiti l’unione sovietica con le nostre stesse mani, l’italia non è diversa dalla spagna, siamo peggio perchè ogni sindaco di ogni paesello ha fatto scempio senza alcun piano regolatore, ma in base alle mazzette che ha preso.
    http://www.youtube.com/watch?v=t0rjAfzoHeI

    • Gian says:

      purtroppo molti nostri amministratori hanno fatto scempio anche tramite i Piani Regolatori e ai Piani di Governo del Territorio.

      Per esperienza personale ti dico che un PGT viene normalmente fatto così: sindaco e assessore si trovano con il progettista e decidono cosa, quanto e dove costruire senza neppure fare sopralluoghi e studi, il tutto in una mattinata. Poi il sindaco o l’assessore, con l’assenso del progettista, si rivolgono ai collaboratori/dipendenti del progettista dicendo che il pgt è fatto e chiedendo loro quanto tempo ci impiegheranno per scrivere “le quattro stronzate” su storia, natura e paesaggio che la normativa richiede…

      per non parlare delle Vas che sono spesso fatte dal medesimo progettista che fa il PGT, figuriamoci se dicono che il PGT non va bene, e che sono nella quasi totalità dei casi solo un mucchio di carta straccia.

      • FrancescoPD says:

        concordo, ahimè una 20 di ann orsono sono stato in amministrazione comunale, .. dopo mezza legislatura li ho mandati tutti a fare in culo,.. facevano la cresta persino sulla sabbia del cimitero. Piani regolatori ad uso e consumo loro degli amici e amici degli amici ovviamente,… non serviva neppure fare le elezioni si sapeva in anticipo con un margine di errore di una manciata (si proprio 5 o 10 voti) di voti l’esito finale.
        Parliamo di un comune del profondo nord, … e poi parliamo della mafia al sud?

        • lucky says:

          MAH!!! dalla tua esperienza si evince una cosa certa: l’amministrazione di cui facevi parte era fatta da ladri

          non mi sembra però il caso di affermare che tutte le amministrazioni si comportavano come la tua.

  8. liugi says:

    Esaminiamo in breve la situazione.
    Le case costano una enormità sempre e comunque. Anche un pollaio è ben al di là delle possibilità di risparmio attuale di una media famiglia lombarda.
    Aggiungiamoci pure i costi di mantenimento e l’IMU che rendono sconveniente possedere una casa.
    Di case nuove ne hanno fatte troppe e non sanno più come venderle.
    Le case vecchie non si possono buttare giù perché costa troppo, non si possono ristrutturare perché costa ancora di più, poi ci sono le belle arti che rompono le balle se ci metti le mani, ma allo stesso tempo l’ASL rompe le balle se non ristrutturi perché la casa non è a norma.
    Aggiungiamo il fatto che chi decide di comprare casa oggi in Italia, con la situazione economica che c’è, se non è molto ricco è evidentemente imbecille.

    Eppure le case costano come se fossero castelli e si vedono tuttora cantieri in costruzione, magari negli stessi paesi in cui il centro storico è tappezzato di cartelli “vendesi”. Chissà perché le leggi di mercato, che pure hanno infierito su tantissimi settori, per il mattone sembrano non valere.

  9. elio says:

    l’ edilizia non crea ricchezza ma sposta denaro da una tasca all’altra perdendone sempre un pò in ogni nuovo tragitto che esso compie. inoltre dubito che qualcuno possa ancora comprare casa in questo paese

    • Pardon Elio, ci spieghi cosa crea ricchezza?
      Certo vivendo in una capanna di fango e paglia hai evitato di travasare il tuo denaro nelle tasche del costruttore, del muratore, dell’elettricista, dell’idraulico, dell’ingegnere e dell’architetto che l’hanno progettata, delle fabbriche che fanno sanitari, infissi, di chi produce ed installa infrastrutture telefoniche (ah, già l’alta tennologia).
      In in edilizia ci lavoro e questo articolo col commento di liugi ha ragioni da vendere!
      Quasi tutti gli edifici costruiti prima del 1992-95 sono delle costose, energivore, insalubri bestie che uccideranno gli occupanti in caso di terremoto.
      È perfettamente possibile far ripartire l’edilizia e l’intera economia italiana senza consumare suolo. Basta azzerare le tasse sulle case nuove, sicure e parche nei consumi ed aumentare a dismisura l’IMU sulle case vecchie, sui ruderi pericolanti che consumano fiumi di gasolio e crollano in testa alle persone. Chiedetelo agli emiliani.
      Vedi http://buseca.wordpress.com/2012/10/12/trasformare-limu-in-anti-recessiva/

      • berg says:

        Per “ruderi pericolati” intendi il patrimonio storico di edifici medievali, rinascimentali, barocchi e neoclassici???

        • caterina says:

          se si potesse invece incentivare al massimo il recupero dei vecchi borghi e i siti e quartieri decadenti di tante città storiche, sarebbero soldi ben spesi per la bonifica e la salvaguardia delle stesse, nello syesso tempo creando occupazione e conservando il patrimonio ambientale: basta mega centri commerciali e relativi parcheggi con annesse rotonde, mega villaggi con giardinetti e villette a schiera che fagocitano il poco territorio che rimane dalla devastazione fatta dal dopoguerra in poi…

          • berg says:

            Su questo concordo pienamente.
            Aggiungo che si potrebbero tranquillamente demolire tutti i quartieri costruiti nel dopoguerra, e ricostruirli interamente con minore estensione e criteri differenti.

      • Gian says:

        io starei attento a fare di tutta l’erba un fascio, l’Imperial Regia Villa di Monza è stata costruita prima del 1992 e in generale le case vecchie sono le più belle e con vecchie intendo le case costruite prima della seconda guerra mondiale. Se mantenute e riqualificate divengono edifici di grande pregio, intendo di grande pregio edilizio tralasciando l’eventuale valore storico, artistico, ecc

        Faccio presente che in Emilia sono venuti giù anche i recenti capannoni.

        Quindi se proprio io direi che quanto fatto fino al 1940 andrebbe riqualificato e adeguato alle nuove esigenze anche perchè questi edifici sono spesso una parte minoritaria del patrimonio immobiliare.

        La stragrande maggioranza degli edifici esistenti è infatti post 1940 e questi davvero sono mostri che si possono tranquillamente abbattere perchè sono brutti, squallidi e anche sono energivori con i loro tavolati da 20 cm di spessore, al contrario le vecchie case hanno i muri spessi e non sono così energivore!!! Mai provato che fresco che fa in una cascina ad agosto?

    • caterina says:

      elio, il denaro a questo serve: uno quando ce l’ha realizza qualcosa e così lo passa di mano, a seguire chi ce l’ha fa qualcosa e così via…
      non è il denaro la vera ricchezza ma il lavoro dell’uomo, cioè quello che si può realizzare con esso.

      • firmato winston diaz says:

        Cosa sia la “vera” ricchezza, il vero “valore”, temo sia un problema di ben ardua soluzione. Certo ognuno si sente in diritto di dire la sua. Inutilmente.

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