NIGERIA: PIL + 8,1%, PRESTO PRIMA ECONOMIA DELL’AFRICA

di REDAZIONE

L’economia nigeriana mette il turbo e punta a una crescita a doppia cifra nel breve periodo. In base agli ultimi dati del governo di Abuja, la capitale del Paese più popolato del continente con 160 milioni di abitanti, il Prodotto interno lordo (Pil) aumenterà nel 2012 dell’8,1 per cento rispetto al 2011, a sua volta archiviato con un miglioramento leggermente superiore ai sette punti percentuali. Ancora meglio si farà nel prossimo anno con una crescita ancora una volta superiore all’otto per cento.

L’economia nigeriana sarà irrobustita dall’espansione dei consumi interni e anche dal rilancio del settore non petrolifero, di cui il Paese è il primo produttore africano e il sesto dell’Opec con una produzione media giornaliera di circa 2,4 milioni di barili. Contributi significativi arriveranno da edilizia, agricoltura, servizi, telecomunicazioni, immobiliare, nuove tecnologie, finanza e costruzione di grandi opere.

A fine 2012, inoltre, dovrebbero arrivare buone notizie anche dal fornite del contrasto all’inflazione che, al termine dell’anno, dovrebbe scendere sotto la soglia psicologica della doppia cifra (9,5 per cento) con cui ha chiuso il 2011 (10,5 per cento, dati dell’Istituto nazionale di statistica). Sempre a fine anno l’economia nigeriana dovrebbe mantenere i suoi adeguati livelli di debito pubblico (al 36 per cento del Pil) e di deficit di bilancio (sotto la soglia del tre per cento rispetto al Prodotto interno lordo).

La Nigeria è attualmente la seconda economia del continente alle spalle del Sud Africa e, secondo il consensus di analisti internazionali, potrebbe diventare nel prossimo decennio la principale potenza economica africana ed entrare tra le 20 principali economie mondiali. Se, ovviamente, avvertono gli analisti, la nazione riuscirà ad assecondare e favorire le positive premesse di sviluppo, varare riforme al sistema scolastico, giudiziario, burocratico, a contrastare l’endemica corruzione, ammodernare le infrastrutture, e, soprattutto, se riuscirà a garantire la stabilità e l’unità nazionale, sempre più minacciata da indipendentisti, dal terrorismo e da gravi violenze a sfondo etnico, interreligioso, politico.

 

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