Inutili professori che manco rispettano le leggi dell’economia domestica

di ANGELO PELLICIOLI

Quando quelli come me erano ragazzi, negli anni ’50, nelle nostre famiglie si imparava presto, e con indubbia efficacia, il senso del risparmio, la distinzione delle necessità vere da quelle false, di ciò che ci si poteva permettere e di quello, invece, a cui si doveva rinunciare, mancandone i mezzi per comprarlo. Insomma, prima ancora della scuola, la famiglia ci forniva i dettami di una stringata, ma efficace, lezione di economia domestica. E non solo. Imparavamo a spegnere la luce per non sprecare soldi e risorse e a salvaguardare, nel migliore dei modi (in modo che durassero il più a lungo possibile) scarpe e vestiti. Tutto per non gravare sul bilancio familiare, che non poteva debordare da precisi e contenuti confini.

Oggi si assiste invece, a livello politico nazionale, ad un procedere che rappresenta l’esatto contrario di  tali principi. E sì che a dirigere la baracca ci sono “nientepopodimenoche”  i soloni dell’economia. Sì, ma di quella virtuale, però. Cioè di quella che viene impartita agli studenti universitari da logorroici, quanto tronfi professoroni che, da che mondo è mondo, non avendo mai vissuto sul campo  una vera e propria esperienza imprenditoriale, privata o pubblica che dir si voglia, badano, da sempre, più al linguaggio aulico ed alla forma piuttosto che alla sostanza. Se ai nostri tempi i genitori ci avessero propinato solo prediche sui risparmi e sul comportamento da tenere per gestire responsabilmente quei quattro soldi che si aveva e se, soprattutto, non avessero fatto seguire a ciò precisi comportamenti atti a supportare tali loro principi, noi uomini del XXI secolo non avremmo imparato nulla: di risparmio, di economia e di lavoro.

Tali preziosi insegnamenti sono proprio il contrario di quello che sta succedendo, da decenni ormai, ai nostri governanti. Tante parole (troppe), spesso fonte di palesi contraddizioni e contrasti (anche fra ministri), pochi i fatti. Anzi in certi settori proprio totalmente nulli. L’ultimo approdo (senza allusioni ovviamente) di baroni universitari in politica è costituito dal Governo Monti; esecutivo infarcito, più di un tosto, da cattedratici maschi o femmine. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per dirla con un intramontabile proverbio: “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Una cosa è parlare di un argomento, magari dalla cattedra di un’aula universitaria, o di un master, altro è mettere in pratica quello che si dice e di cui si è convinti (o almeno lo si spera), prodigandosi per l’effettiva soddisfazione dei bisogni, primari e non, della collettività.

Tutti, esecutivo e parlamento,  sproloquiano sul problema relativo all’insostenibile pesantezza della pubblica amministrazione, tanto faraginosa quanto vorace, ma poco o nulla mettono in campo per cambiare strada. E così i pubblici dipendenti continuano a non essere uguali a quelli privati, i loro privilegi devono essere mantenuti, il loro numero deve essere confermato, anche a dispetto di ogni buon senso e praticità. La meritocrazia rimane solo uno specchietto per allodole, i tagli alla spesa pubblica sono sempre al di là da venire, ecc., nonostante le immancabili ed innumerevoli promesse. Al contrario, si tassa, dovunque e sempre di più, e ci si limita al massimo (nella speranza di distogliere le attenzioni di noi poveri comuni mortali dai veri problemi che ci affliggono) a rinominare il contenimento della spesa pubblica con termini inglesi impalpabili, piuttosto che dichiararla tutta, palesemente e pesantemente, col suo vero nome italiano, oppure, meglio ancora, in lingua veneta o lombarda. Le cui concise, ma altrettanto precise allocuzioni, hanno se non altro il pregio di stigmatizzare  l’argomento, individuare le effettive necessità impellenti e decidere subito il da farsi.

In buona sostanza non  si cura il malato ma si tenta di dare, ripetutamente e con un ‘insistenza non comune,  un nuovo nome alla malattia, sperando in tal modo di esorcizzarla. Ma per far questo bastano i bambini, i quali, dotati come sono di fantasia, sono dei veri e propri specialisti in materia nel corso dei loro improvvisati giuochi quotidiani. Abbiamo ormai definitivamente preso atto che non servono, allo scopo,  lauree bocconiane o master conseguiti nei più prestigiosi atenei del mondo. Basta un po’ di realismo sul campo e di pragmatismo quotidiano. Bastano, per intenderci, quelle doti innate di cui i capomastri dei nostri cantieri sono da sempre dotati; nonostante percepiscano un decimo, un ventesimo e a volte anche un centesimo dello stipendio annuo elargito a tanti politici, burontosauri e portaborse al seguito.

Qualche esempio concreto?  Eccolo.

Non c’è futuro nel nostro Paese senza manifattura e, soprattutto, senza la presenza di milioni di piccole medie imprese che costituiscono il sano tessuto economico e la salvaguardia del nostro P.I.L. Lo sanno anche i sassi, ma la nostra classe politica (e più in specifico quella dei tecnocrati di Monti) non va oltre il ribadirlo ad ogni piè sospinto, ma se ne guarda bene dall’intervenire nel merito con misure urgenti ed efficaci.

Non c’è futuro, in Italia, senza una vera e propria radicale riforma delle caste professionali. Lo sanno anche i sassi, ma il governo tecnico,  prestato alla politica, è più politico di quelli  democristiani degli anni ’50. Infatti il Governo Monti, non godendo di particolare forza, nonostante imponga decreti a suon di “fiducia”,  trema, poi, davanti ad ogni minimo sbuffo, sberleffo o piccolo starnuto che scappa a ciascun  rappresentante di categoria. Soprattutto se questa è sufficientemente rappresentata in Parlamento (vedi avvocati). Così, capita spesso che l’esecutivo Monti annacqui, successivamente, i suoi stessi “fiduciati”, decreti nel corso dell’iter della loro conversione in legge.

Saremo ancora in tempo a darci un taglio ed a procedere, per davvero, nell’interesse di tutti? Speriamo solo che non sia troppo tardi, che non ci si trovi già  in zona Cesarini e che non ci rimanga più nulla. Nemmeno  il tempo e lo spazio per piangere.

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5 Comments

  1. giorgio.lidonato says:

    Ma quali economie, quali tagli!… A gente che non ne paga il prezzo non gliene frega niente. Un bel consiglio di ministri da paese africano…

  2. Antonino Trunfio says:

    lei Pelliccioli è tenero e garbato, e non si rende conto che con i criminali incalliti, come quelli che lei chiama professori, tecnici e di cui nella foto c’è una esemplare rappresentanza, l’unica cosa da tirar fuori è una carabina di precisione, e da distanza adeguata, fulminarne uno dietro l’altro l’intera torma, con un proiettilie di calibro adeguato piantato in fronte. Come dice ? hanno la testa dura ? le posso assicurare che quei proiettili a cui bisogna pensare quando si ha a che fare con quel genere di criminali, non conoscono ostacoli, e hanno inoltre il vantaggio che entrano dalla fronte ed escono dal retrobottega, senza lasciare traccia. Anzi no : solo una piccola medaglietta rossa sulla fronte, appunto. Come nei film, ha presente. Il criminale fulminato non dice neppure ahi !! e pensi che con quei proiettili si rimane fulminati e non si ha neppure il tempo di chiudere gli occhi. E sa perchè : perchè da morti, un secondo dopo possano vedere in faccia direttamente, il loro padre spirituale : SATANA.

  3. lelia kita says:

    Da tutto quanto stiamo assis emerge chiaramente che l’obiettivo dei professoroni dei miei stivali non è cero quello di risollevare l’economia dando un po’ di ossigeno alle piccole e medie imprese. A loro interessa soltanto proteggere le banche mantenendo intatti gli stipendi e le liquidazioni da capogiro dei propri dirigenti

  4. Dan says:

    Se il bambino lasciava la luce accesa nonostante il richiamo della mamma, quest’ultima scattava e con quattro sberle lo riportava all’ordine.
    Noi a quelli là, le sberle mica gliele andiamo a dare, stiamo qui solo a parlare quindi cosa vogliamo lamentarci ?

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