Economia del Veneto, tra la crisi e la ripresa

di LUCA BAGGIO*

Tempi di crisi e di bilanci. L’Italia ed il Nord Est stanno attraversando un difficile periodo dal punto di vista economico e sociale che sembra perdurare più di quanto si potesse immaginare. La disoccupazione in Veneto al secondo trimestre 2013 si attesta al 7.5 %, dato peggiore solamente a Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. I disoccupati nella nostra Regione ammontano a ben 169.266 unità.

In questa crisi, che coinvolge anche i mercati globali, nuove iniziative sono state intraprese dalla Regione del Veneto per contrastare la disoccupazione ed il calo del PIL, proprio nell’ottica di una maggiore attenzione al mondo del lavoro e di sostegno alle imprese in difficoltà.

Tra le principali azioni, il Fondo di garanzia per l’accesso al credito delle piccole e medie imprese rappresenta un importante sostegno per evitare i fallimenti aziendali. Le politiche della Regione risultano orientate quindi a sostenere non solo i lavoratori colpiti dalle ristrutturazioni aziendali per mezzo delle doti lavoro – cioè i servizi per la riqualificazione ed il ricollocamento che si sommano agli ammortizzatori sociali in deroga -, ma anche i giovani al primo impiego attraverso la regolamentazione dei tirocini e dell’apprendistato.

Novità anche dalla tecnologia e dal web: il portale orientamentoveneto.it aiuta tutti i cittadini a trovare percorsi di istruzione e formazione e a cercare lavoro. Per chi invece è al momento sprovvisto del trattamento pensionistico o di indennità e per chi è stato licenziato o chi si trova senza assegno di disoccupazione, un’importante boccata d’ossigeno arriva dalla Regione con lo stanziamento di 5 milioni di euro ai Comuni per l’assunzione di lavoratori in difficoltà in impieghi di pubblica utilità. Non finisce qui. Il sostegno al singolo va di pari passo con il supporto alle PMI che costituiscono il tessuto economico portante del Veneto. Lo stanziamento di 770 milioni avvenuto con la legge regionale 21/2013, infatti, dà il via libera al pagamento da parte della Regione dei debiti delle Ulss nei confronti dei fornitori, immettendo un flusso di liquidità finanziaria fondamentale per la sopravvivenza del sistema economico locale.

Il “Veneto del fare” è orientato quindi non solo a combattere la disoccupazione ma anche a contrastare la “distorsione del mercato”, cioè le contraffazioni e gli abusi commessi da economie extra-europee ed europee. Importante svolta in questo senso è il via libera in Consiglio Regionale alla proposta di legge che introduce l’obbligo di regolarità contributiva per determinate categorie di operatori, attraverso la presentazione del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC). Tempi duri quindi per gli abusivi e per chi non rispetta le regole.

Il provvedimento, condiviso dalle associazioni di categoria, va a diretto vantaggio degli ambulanti che operano onestamente sul territorio, con l’obiettivo di eliminare l’abusivismo e la concorrenza sleale causati dall’acquisizione di molte licenze da parte di extracomunitari. Questi ultimi hanno messo in crisi il commercio ambulante interno, non essendo in regola con i pagamenti. Uno stop quindi ai furbetti irregolari.

Anche il potenziamento dei mercati tradizionali, accanto allo sviluppo di quelli emergenti, potrebbe traghettare l’economia veneta più velocemente fuori dalla crisi. Il saldo commerciale positivo nel 2012 di oltre 13 miliardi dimostra come l’export verso Germania e Francia si attesti rispettivamente al 13.5% ed al 10.3% dell’intero dato veneto.

Novità interessanti arrivano anche dai mercati orientali. Il “made in Veneto” è di fatto sempre più presente: l’export in Cina è passato dall’1.7 % del 2008 al 2.6 % del 2012, con un trend in continua crescita. I prodotti manifatturieri italiani e specialmente veneti sono infatti considerati dagli orientali come sinonimo di alta qualità ed ritenuti “status symbol”. In questa direzione va la legge regionale 17/2013, nata dall’iniziativa della Lega Nord.

Il Nord-Est, ed il Veneto che ne costituisce il ‘motore produttivo’ principale, costituisce senz’altro una massa critica per competere con le altre macroregioni mondiali. L’alto livello di conoscenza tecnologica, la dimostrata capacità di innovazione e l’elevata coesione interna in fatto di collegamento, mobilità ed infrastrutture, rappresentano un’opportunità senz’altro in grado di far funzionare e trainare anche il resto del Paese Italia fuori dall’attuale ‘secca’ economica.

La necessità di trattenere le tasse nel nostro Territorio affinchè possano essere utilizzate per mettere in moto tutti quei processi virtuosi in grado di ridare un futuro al nostro Paese, ci spinge a guardare con fiducia alla creazione di una Macroregione in grado di amministrare in maniera virtuosa il Nord del Paese.

*Consigliere regionale del Veneto 

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12 Comments

  1. Roberto80 says:

    Luca Baggio, appartieni a un movimento che si chiama LIGA VENETA e ti permetti di parlare del Veneto di come una parte del “nostro paese” Italia, che secondo te dovrebbe continuare a trainare? Ma non si vergogna?? Ma stiamo scherzando??!!
    Scusatemi per il francesismo, ma COL CAZZO che vi rivoto!!!

  2. Antonia says:

    Se il suo paese è l’italia, beh, il nostro invece è il Veneto. Tutto il suo discorso è una misera campagnetta elettorale filo-italiota, di cui facciamo volentieri a meno. Il problema del Veneto è l’italia e non c’è alcun provvedimento che la regione possa prendere per rilanciare l’economia veneta, tranne uno: votare per l’indipendenza

  3. LUIGI says:

    Concordo con Migotto: stì tizi doveria andar casa e domir nel leamaro. Grande Sandro.
    WSM.

  4. Garbin says:

    Le aziende chiudono per la pressione fiscale da delinquenti di questo stato più che per la crisi.

    Se l’italia fosse meno ingorda molte aziende anche se con difficoltà lavorerebbero.

    Il problema non è la crisi il problema è l’italia.

  5. Nane says:

    Ma come ci si può dire Veneti e sostenere poi con la macroregione lo scioglimento del consiglio regionale cioè dell’unico istituto rappresentativo che bene o male dà espressione alla nostra volontà politica e accettare che la nostra terra venga amministrata sulla base di maggioranze consiliari formatesi altrove ?
    Non mi risulta che la lombardia faccia parte del Nord est.
    60 anni di unione con la lombardia hanno significato per il Veneto pellagra arretratezza economica e mortificazione civile dato che l’Austria puntava tutto sulla crescita di Milano e di Trieste.
    Non mi sembra un’esperienza da ripetere.
    In realtà la lombardia come già ora il Piemonte è destinata a diventare una regione decentrata rispetto ai nuovi corridoi di traffico tra l’europa e la russia come sarà quello baltico adriatico. Per noi il futuro si prospetta roseo specie in previsione della costruzioe del porto off shore e di una migliore integrazione infrastrutturale con il Friuli .
    Mi pare questo il momento peggiore per andarsi a cercare nuovi padroni.

  6. erik says:

    Nostro paese, macroregione?? Ma ha notato tra l’altro dove sta scrivendo?? Ci prende in giro??
    Non ho parole, sono basito davanti la faccia di bronzo di questo politicante venduto all’itaglia…

  7. MIGOTTO SANDRO says:

    Lei caro signor Luca Baggio non ha capito una beata mazza. Parla con un linguaggio da spot elettorale non comprendendo neanche minimamente cosa sta succedendo in Veneto dal punto di vista economico. Le quattro “baggianate” che la regione ha approvate sono solo un mero palliativo ad un grave malato prossimo alla condizione di “terminale”.
    Evidentemente non comprende che al 70% di tassazione non si puo’ fare piu’ impresa…… a prescindere che vadano a Roma o rimangano in Veneto…..

    Ogni giorno imprese chiudono e gente capace se ne va’ all’estero per manifesta impossibilita’ ad operare in Italia, i servizi erogati dallo Stato e dalla Regione sono sempre piu’ carenti etc..

    Lei e’ uno dei tanti della “casta”, un politico di professione che, se lo lasci dire, il Veneto farebbe volentieri a meno.

    • Adriano Giuliano says:

      Infatti la priorità del Veneto è abbassare drasticamente le tasse alle imprese a livello dell’Austria o Svizzera, cosa che con afritalia non si potrà mai fare.

  8. Paola says:

    Tutto molto bello, ma siete stati eletti parlando di “prima il Veneto”, di forte autonomia “alla catalana”, di identità veneta. In questi 3 anni e oltre non si è visto niente di tutto questo, ma anzi, molti di voi fanno sventolare con fierezza la bandiera del nostro carnefice e prendono addirittura posizioni nazionalistiche, distanti anni luce dagli ideali per i quali è nato il movimento (sono sparite persino le bandiere di San Marco dai vostri siti internet).
    Molto bello il discorso sulle tasse da tenere qui, ma è il solito discorso che sentiamo da 30 anni, ormai depurato persino da qualsiasi riferimento identitario e culturale. Per altro sarebbe interessante capire, oltre agli slogan, come fare a tenerci questi soldi, dei quali lo stato non si priverà mai, specie ora che è sull’orlo del fallimento.
    Non avete più e mai più lo avrete il mandato popolare che avevate fino a 2 anni fa per portare avanti certe battaglie, come quella della macroregione. Ormai non arrivate al 10% in tutto il nord, e non avete di certo la forza (e soprattutto il coraggio) di fare un braccio di ferro con lo stato. Siete stati al governo per 20 anni senza ottenere una virgola per questo territorio, e sapete bene che non passerà MAI una modifica costituzionale che possa permettere al Veneto di tenersi le proprie risorse perché la maggior parte dei parlamentari sono del centro-sud e appartengono a partiti centralisti e antifederalisti.
    Allora signor Baggio, ci può spiegare come raggiungeremo questo obiettivo che sbandierate da 30 anni?
    Mi permetto in fine di contraddirla per quanto scrive nella penultima riga: questo è il SUO di paese, non di certo il mio.
    Cordiali saluti.

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