Ecco l’ultima invenzione politica: “la democrazia acquisitiva”!

di CLAUDIO ROMITI

Non credo di dire una eresia se sostengo che gran parte dei conduttori televisivi di talk politici mostrano un evidente orientamento collettivista, intendendo con questo termine la pretesa di attribuire al potere coercitivo dello Stato il diritto di intervenire in ogni modo nello sterminato settore dei bisogni umani. Tanto è vero che nel corso degli anni si è sviluppata una numerosa truppa di masanielli dell’informazione che si sentono investiti del ruolo di guardiani della pubblica felicità. Tra questi spicca senz’altro Tiziana Panella, popolare telegiornalista de L7 che conduce da anni  Coffe Break, programma mattiniero di approfondimento.

Con atteggiamento apparentemente compassato, costei spesso ama aprire il suo spazio mediatico mandando in onda un servizio che racconta una delle tante facce dell’attuale crisi economica, per poi utilizzare ciò come spunto per cercare di prendere in castagna i politici e gli uomini pubblici presenti in studio. Presupponendo, dunque, che la politica debba risolvere genericamente i problemi delle persone comuni, la nostra Panella anche nella puntata del 25 ottobre ha preparato il suo agguato televisivo ai danni di alcuni membri del cosiddetto palazzo. Ha infatti aperto il talk con una lunga intervista ad una povera disgraziata che vive, insieme ai figli ed al marito, in una specie di tugurio, dopo aver perso il posto di lavoro insieme al compagno.

Ebbene, nell’introdurre la discussione, la Panella ha tenuto a sottolineare la condizione della povera derelitta in relazione alle recenti schermaglie del teatrino della politica, puntando il dito soprattutto sull’attuale maggioranza, rea proprio di non occuparsi della povera gente. Ma così facendo non si migliora affatto la condizione delle fasce più povere della popolazione. L’unico risultato di questa forma raffinata di propaganda collettivista è quello di offrire ulteriori alibi ad un sistema  cialtrone che non perde una occasione per intervenire in nome e per conto dei più bisognosi a colpi di rapina fiscale. Tanto è vero che nel corso della stessa puntata l’ex sindaco di Milano Albertini, in risposta a questo continuo delirio assistenzialista, ha espresso in modo magistrale il concetto della democrazia acquisitiva, ritenuta da quest’ultimo il vero male del nostro Paese. In breve, Albertini ha spiegato che l’eccesso di risorse che l’apparato pubblico assorbe, i cui organici continuano a crescere in modo vertiginoso, impediscono alla società reale che opera sul mercato di sviluppare secondo le proprie potenzialità, a tutto vantaggio di una enorme casta di mandarini e di privilegiati che vivono di spesa pubblica. Egli ha citato un recente studio della Cisl -quindi non una associazione di libertari estremisti- secondo cui in Italia oltre un milione e centomila persone vivono direttamente di politica, mentre una cifra ben più alta si sostiene economicamente grazie alle decisioni della politica medesima. Basti pensare, ha aggiunto, che per ogni senatore della Repubblica vi sono in servizio tre uscieri pagati profumatamente, il cui costo complessivo supera i 150.000 euro a cranio. Ma quando Albertini stava per tirare le conclusioni del suo cristallino intervento, la Panella lo ha interrotto mostrando di non gradire affatto un discorso che avrebbe portato il telespettatore più critico a porsi alcune scomode domande sul valore e sui limiti di questa democrazia di furbi e dei paraculi. Sennonchè in soccorso del partito unico dello Stato mamma è intervenuto un liberale con tre elle, l’europarlamentare piediellino Crescenzio Rivellini, detto Enzo. Napoletano doc e proveniente dalle fila di Alleanza nazionale, questo politico di professione ha attaccato indirettamente il ragionamento di Albertini, sventolando la bandiera degli infiniti bisogni del popolo. Sarà forse  una  certa frequentazione di quel vasto sottogoverno additato da Albertini – a quanto risulta Rivellini è stato per alcuni anni amministratore delegato di una spa meridionale, la Recam, a maggioranza pubblica – che lo rende solidale con l’industria del nulla che ruota intorno alla politica, ma se il suo risentito intervento lo avesse pronunciato un esponente di Sel non sarebbe stato altrettanto efficace quanto a collettivismo.

Tacciando di minimaliste le tesi che lo hanno preceduto, includendo quindi anche quella di Albertini, Rivellini ha solennemente dichiarato che occorre una svolta nella nostra politica, tale da mettere in campo tutta una serie di iniziative pubbliche a sostegno dei più bisognosi, a cominciare dal sacrosanto diritto alla casa ed all’occupazione. Dando gran parte della responsabilità della crisi alle banche, l’europarlamentare pidiellino, ha inoltre invocato azioni puntive contro queste ultime, onde costringerle a orientare la propria politica creditizia a tutto vantaggio delle imprese e delle famiglie.  Quindi, nulla di nuovo sotto il sole dei liberali con tre elle. Che lo faccia lo Stato attraverso una tassazione feroce o che lo facciano le banche, eventualmente aumentando le relative sofferenze, la destra italiota continua ad invocare ulueriori iniezioni di liquidità da sacrificare sull’altare della spesa corrente. E questo messaggio, osservando l’espressione soddisfatta della sinistra conduttrice Panella, costituisce il miglior viatico per farsi ascoltare dai nostri cantastorie dell’informazione.

Al contrario della antipatica disquisizione sulla democrazia acquisitiva del lombardo Gabriele Albertini, troppo semplicistica per intrigare la mente dei nostri benefattori mediatici, alla continua ricerca di nuove formule con cui raschiare il barile dei soldi  altrui.

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3 Comments

  1. FRANCO says:

    Non lementiamoci: della situazione attuale dell’itglia: il 54 % dei componenti la commissione per la stesura della carta costituzionale era formata da meridionali.

  2. Roberto Porcù says:

    Ma avete idea di quanti Crescenzio Rivellini ci siano in quello che Berlusconi chiamava partito liberale di massa prima di trasformarlo in casa dei moderati (casa di quelli che stanno tranquilli ad aspettare ché loro hanno il culo al caldo)?
    Di riforme liberiste non se ne è vista una.
    Di incrementi fiscali e normative burocratiche invece …

  3. eridanio says:

    ” truppa di masanielli dell’informazione che si sentono investiti del ruolo di guardiani della pubblica felicità”

    ottimo

    non a caso son sempre ben visti e ben reputati.
    E la gente beve, beve, beve ….

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