Ecco le tre ragioni per cui sei un disoccupato

di GIORGIO VENZO

Una costante nelle cosiddette “politiche sociali” dei governi è l’irrigidimento del settore occupazionale tramite l’adozione di rivendicazioni sindacali in fatto di salario minimo ed istituzione di illusori “diritti acquisiti”. Se da un lato la conseguenza immediata e più visibile è il vantaggio per coloro già inquadrati nella forza lavoro, privilegiati per legge dalla concorrenza delle nuove leve, dall’altro un effetto meno evidente ma altrettanto reale è il prolungamento della fase di contrazione economica durante la quale si ostacola la migrazione dei lavoratori dai settori produttivi protagonisti di malinvestimenti verso altri più sani ed in espansione.

Il video illustra i tre principali movimenti che, agendo su diversi fronti, sono causa di quel fenomeno di cronica e crescente disoccupazione che si osserva anche oggi, indicandone il principale responsabile: proprio quelle “politiche sociali” sbandierate come necessarie e risolutive.

GUARDA IL VIDEO (Sottotitolato in lingua italiana)

Traduzione a cura di Alessandro Carosi.

TRATTO DA: http://vonmises.it

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6 Comments

  1. Claudio says:

    Questo video riassume proprio l’obiettivo della crisi pilotata,
    solita tecnica creare un problema e proporre la soluzione.
    E la soluzione proposta qual’è ???!!! distruggere i diritti, far accettare salari ridotti, far sentire i lavoratori come se fosse un regalo dargli lavoro per poi sfruttarli, libero mercato o libera schiavitù???.
    Questo è il senso del video.

    Basterebbe iniziare a ridurre l’orario lavorativo, semplicemente non c’è più bisogno di lavorare come una volta, ma invece lavorare meno per lavorare tutti sembra che a nessuno in politica venga in mente.

  2. L'incensurato says:

    1)Non hai voglia di lavorare 2)Nonj hai una buona strategia di ricerca 3)Pretese tro[ppo alte rispetto al mercato (es. sei ingegnere plutonico ma il mercato chiede lavavetri (magari ai semafori).

  3. pippogigi says:

    Il problema della disoccupazione è un fatto di equilibri saltati.
    Un paese può produrre solo quanto riesce a vendere sia come prodotti che come servizi (turismo, banche, ecc) non di più. Se l’offerta di lavoro supera la produzione o si inizia ad esportare (ma si fa a scapito di qualche altro paese, un po’ come sta facendo la Cina adesso) oppure per forza di cose ci saranno dei disoccupati e la demografia è difficile da prevedere.
    Supponiamo invece che vi siano sufficienti lavoratori (ne troppi ne troppi pochi) ma non vi sia una restrizione all’immigrazione: ben presto i nuovi arrivati pur di lavorare si accontenteranno di salari più bassi, i nativi verranno licenziati e si creerà disoccupazione. Inoltre gli immigrati invieranno i loro risparmi al paese natale, impoverendo così il paese ospitante. La soluzione è imporre salario minimo legale (si evita così la concorrenza salariale al ribasso) e l’obbligatorietà dei contratti a tempo determinato per gli immigrati. Ogni sei mesi il datore di lavoro deve valutare se ci sono dei nativi disponibile per quella mansione prima di confermare il lavoratore immigrato.
    L’equilibrio si rompe se la tassazione è eccessiva: le aziende per recuperare competitività tagliano le spese e principalmente il costo del lavoro, creando disoccupazione e conseguente diminuzione dei consumi.
    La tassazione eccessiva sui salari creerà a sua volta contrazione dei consumi ed aggravio della crisi con aumento della disoccupazione e un circolo vizioso difficile da rompere.
    La soluzione è mantenere bassa la tassazione sulle imprese e sui salari imponendo però un salario minimo legale per fregare gli imprenditori disonesti.
    La legislazione è un altro freno, assumere qualcuno che poi difficilmente puoi licenziare ostacola le assunzioni.
    La soluzione generale quindi è: imporre contratti a tempo indeterminato (eliminando così gli atipici e le false partite Iva) con facilità di licenziamento. Non essendoci concorrenza dovuta all’immigrazione chi viene licenziato troverà facilmente lavoro altrove e nessuno si lamenterà.
    Salario minimo legale per evitare abusi e concorrenza sleale da parte di certi imprenditori, bassa tassazione su imprese e salari (su chi produce in poche parole), contratti solo a tempo determinato per gli immigrati, verifica ogni sei mesi e precedenza ai nativi nelle assunzioni.

  4. Dan says:

    Tre tipi di conoscenze che so essere molto richieste dal mondo del lavoro sono la conoscenza dei PLC, dei CNC ed infine saper utilizzare gli AS/400.

    Trovatemi un po’ di scuole che insegnino queste cose per bene ai propri studenti.

    Quando frequentavo l’itis molti anni fa mi ricordo che in quella sottospecie di officina disponibile c’era un tornio a controllo numerico ed ogni tanto qualcuno lo utilizzava ma non eravamo mai noi e nessuno si è mai preoccupato di insegnarci un tubo a riguardo.
    I PLC al massimo ci hanno fatto fare una specie di presentazione, tipo quelle “ricerche” sceme che fanno fare alle elementari ma non ne abbiamo mai visto uno dal vivo.
    Gli AS/400 lasciamo perdere va…

    E queste sono le scuole superiori (di boria e cazzate).
    Pensi di poter recuperare in seguito con dei corsi organizzati da provincia e regione ?
    Col cavolo !
    Se viene organizzato qualcosa è il solito patetico corso di office automation, se si va sul tecnico ci scappa un po’ di autocad che alla fine non sei in grado neanche di fare una staffa e di saper leggere il suo eventuale disegno con le quote a tre dimensioni.

    Ma chi diavolo dovrebbe assumere della gente così ? Pagargli uno stipendio, i contributi, le tasse e non avere neanche della gente un minimo skillata ?

    • liugi says:

      Non parliamo poi del gestionale SAP. Nessuno sa cos’è, ma te lo chiedono tutti. Corsi? Ci sono quelli che ti insegnano i lavori più strani, dal necroforo all’amministratore di condominio, ma il gestionale SAP rimane appannaggio dei pochi fortunati che l’hanno imparato sul campo.

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