Ecco la ripresa: in 8 anni sparite 158mila botteghe. In Lombardia i dati peggiori

negozio chiusodi ROBERTO BERNARDELLI – Negli ultimi otto anni si sono perse in Italia quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco piu’ di 12.000 nel piccolo commercio. La Cgia di Mestre stima che a seguito di queste chiusure abbiano perso il lavoro poco meno di 400.000 addetti.

Questa è la ripresa. Questo è il Pil che cresce. E questi sono i nuovi posti di lavoro del job’s act. Questa è la nuova forza lavoro degli stranieri, questo è il piano di rilancio del paese. Non servono ulteriori commenti, ci pensa il dossier della Cgia di Mestre.

“La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti – denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi degli Artigiani di Mestre, Paolo Zabeo – sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre piu’ mirate ed aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c’e’ stata via di scampo. L’unica soluzione e’ stata quella di gettare definitivamente la spugna”.

Sono cresciuti i consumi, sale la fiducia? “La caduta e’ continuata anche negli ultimi 12 mesi: tra il giugno di quest’anno e lo stesso mese del 2016 il numero delle imprese attive nell’artigianato e nel commercio al dettaglio e’ sceso di 25.604 unita’ (-1,2%). In questi ultimi otto anni, lo stock complessivo delle imprese attive nell’artigianato e’ costantemente sceso da 1.463.318 a 1.322.640, le attivita’ del commercio al dettaglio, invece, sono diminuite in misura piu’ contenuta. Se nel 2009 erano 805.147, nel giugno di quest’anno si sono attestate a quota 793.102”. Sono sempre numeri della Cgia.

Le categorie artigiane che dal 2009 hanno subito le contrazioni piu’ importanti sono state quelle degli autotrasportatori (-30%), i falegnami (-27,7%), gli edili (-27,6%) e i produttori di mobili (-23,8%). In controtendenza, invece, il numero di parrucchieri ed estetisti (+2,4%), gli alimentaristi (+2,8%), i taxisti/autonoleggiatori (+6,6%), le gelaterie/pasticcerie/take away (+16,6%), i designer (+44,8%) e i riparatori/manutentori/installatori di macchine (+58%).

Non sono le classiche botteghe, spesso a gestione familiare.

“Al di la’ della necessita’ di rilanciare la crescita e conseguentemente anche l’occupazione – spiega Renato Mason, segretario della Cgia – e’ necessario recuperare la svalutazione culturale che ha subito in questi ultimi decenni il lavoro artigiano”. Il Sud e’ stata la ripartizione geografica piu’ colpita dalla chiusura delle attivita’ artigianali. Sempre dal giugno del 2009 allo stesso mese di quest’anno, la diminuzione e’ stata del 12,4%: Sardegna (-17,1%), Abruzzo (-14,5%), Sicilia (-13,5%), Molise (-13,2%) e la Basilicata (-13,1%) sono state le regioni che hanno subito la contrazione piu’ forte. In termini assoluti, invece, e’ la Lombardia (-18.652) il territorio che ha registrato il numero di chiusure piu’ elevato. Seguono l’Emilia Romagna (-16.466), il Piemonte (-15.333) e il Veneto (-14.883).

 

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3 Comments

  1. Vaudano says:

    È notizia di questi giorni che gli occupati sono tornati al livello del 2008.
    Mentre il Pil è al 93/00 di allora: in pratica, oggi abbiamo un sacco di operatori di Call center in più di allora.

  2. luigi bandiera says:

    Piu’ che ripresa mi sembra una PRESA per il rame. (CU simbolo del rame).
    La politicante d’oggi e’ presa (appunto) molto male.
    Se durera’ cosi’, l’andazzo, faremo una brutta fine.
    Stiamo gia’ soccombendo ma c’e’ ancora vita per cui speranza.

    • Paolo says:

      Stanno venendo da lontano ( come i re magi ) quelli che pagheranno le pensioni alle future generazioni. Forse, altrimenti tutti a pane e acqua!

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