E’ solo una grande “balla” il taglio delle tasse del governo Monti

di COSTANDINO de BLASI

Non era necessario essere la Ragioneria generale dello Stato per comprendere subito che  il taglio di un punto delle aliquote applicate ai due scaglioni più bassi di reddito non fosse un reale abbassamento del prelievo fiscale; e non era indispensabile il supporto di uffici studi per rilevare che il contemporaneo innalzamento dell’Iva avrà l’effetto di deprimere ulteriormente i consumi e aumentare la spesa delle famiglie e delle imprese. Chiunque mastichi un po’ di economia, senza essere necessariamente fiscalista o tecnico, sa che il saldo fra un aumento di poche decine di euro di reddito disponibile e l’aumento delle imposte indirette su larga parte dei beni di consumo è negativo.

Inoltre dal Consiglio dei ministri è uscita una rimodulazione delle detrazioni d’imposta e sul reddito che appesantisce ulteriormente il carico fiscale per le famiglie. Gran parte delle detrazioni e delle deduzioni saranno aggravate da una franchigia di 250 euro; al di sotto di tale soglia niente sarà detraibile, al di sopra solo la parte eccedente. Alle detrazioni viene posto un tetto massimo di 3000 euro, con un risparmio d’imposta massimo conseguente di 570 euro.

Due sono gli elementi fastidiosi in questa ennesima brutta pagina del rapporto fra cittadino/contribuente e amministrazione dello Stato: 1) la superficiale e surreale interpretazione degli uomini di governo e dei Monti-boys  secondo la quale un aumento dimezzato delle aliquote Iva del 10 e del 21% corrisponderebbe ad una riduzione delle tasse; analisi bizzarra del quale si è già reso protagonista il ministro Grilli commentando lo slittamento della norma sull’Iva da ottobre 2012 a luglio del 2013; 2) l’ennesima deroga alla legge 212/2000, altrimenti conosciuta come “Statuto del Contribuente”.

Lo Statuto, in vigore dal primo agosto 2000, è stato derogato o violato dai vari Governi e dalle amministrazioni locali oltre 400 volte. All’articolo 3 si legge “le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo. Relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono.” E ancora al comma 2 “In ogni caso, le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno  dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti“.

Con la solita asimmetrica arbitrarietà che caratterizza gran parte dei provvedimenti in materia fiscale, la rimodulazione delle detrazioni e delle deduzioni contenuta nel testo varato dal consiglio dei ministri si applica fin dai redditi 2012, quindi retroattivamente, mentre il (trascurabile) taglio delle aliquote Irpef entra in vigore il primo gennaio 2013, ovvero troverà rilievo nelle dichiarazioni dei redditi che saranno presentate alla fine del 2014, fra 2 anni. L’arroganza di chi governando determina il benessere dei cittadini, in una fase in cui crescita negativa e restrizione dell’accesso al credito mettono a rischio povertà larghe fasce della popolazione, appare insopportabile.

Manifestazione plastica, seppur simbolica, di questa asimmetria si trova nella sentenza della suprema Corte che giudica incostituzionale il tetto di stipendio ai manager della pubblica amministrazione. Anche questa sentenza era ampiamente preventivabile, eppure non è un caso che quando  c’è da aggredire gli eccessi del settore pubblico una norma, un cavillo, una disposizione costituzionale impedisca i tagli che l’opinione pubblica invoca, mentre quando si deve drenare reddito attraverso l’arma del fisco la razionalità delle amministrazioni riesca a trovare deroghe ed escamotage per mettere in atto comportamenti predatori.

Da questa nuova, ennesima manovra, che il ministro Barca ha avuto il coraggio di definire ‘non manovra’, il governo si aspetta di recuperare 2 miliardi e di pareggiare il bilancio nel 2013. Sempre che, naturalmente, il saldo dei conti pubblici non sarà ulteriormente peggiorato da un appesantimento della recessione in atto.

 

 

 

 

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3 Comments

  1. romain says:

    perchè, cosa ci aspettavamo da questo governo? e pensare che la stampa estera (vedasi per esempio il Wall Street Journal dell’altro ieri) scrive che Monti ha fatto una lieta sorpresa agli Italiani diminuendo le tasse (ma ora che ci penso anche la grande stampa di regime italiana dice la stessa cosa)

  2. luigi bandiera says:

    Avete notato che si parla solo di tasse e chi NON le deve pagare perche’ INTOCCABILE..??

    Ovviamente si sa gia’ chi le DEVE pagare..!

    Indovinate… chi.

  3. lory says:

    cosa volete pretendere da quelle brutte facie! ora ci stanno riempiendo di clandestini vanno prenderli fino a malta,

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