E se la patria fosse anche la macroregione?

macroregione

di GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – Ci sono parole che, in questi tempi hanno  significati multipli, spesso opposti.

La parola PATRIOTTISMO è un esempio tipico. Per alcuni ( sinistri in generale) significa razzismo quando non addirittura fascismo. Per altri significa attaccamento alla terra dove si è nati ed ai suoi usi e costumi.

Riteniamo che quest’ultima sia la corretta interpretazione. Se accettiamo il criterio che un campano possa essere considerato compatriota di un lombardo (con il quale non ha neanche la lingua italiana in comune) a ben maggior ragione un lombardo dovrebbe considerato compatriota dei lombardi ticinesi e i piemontesi perfetti compatrioti dei savoiardi.

Se invece consideriamo “patria” tutto il territorio su cui sventola la bandiera dello Stato cui si appartiene ecco che la Francia diventa automaticamente “patria degli algerini . Con tutti gli inconvenienti che ne sono derivati. Quindi pensiamo che la patria debba essere comunanza di usi di costumi e di lingua, mentre Stato è tutto ciò che è stato conquistato con le armi.

Sì, con le armi! Tutti i pacifisti che con la PACE si sciacquano la bocca , ricordino che la “patria Italia” è fondata solo su massacri. Profondamente differente dalla patria natia!

Purtroppo è invalsa l’abitudine di trasformare a proprio comodo anche i più comuni significati delle parole onde far quadrare, a tutti i costi, anche la più assurda delle logiche. Fatta una indispensabile premessa filologica esaminiamo, alla luce, delle moderne esigenze organizzative, la struttura e le dimensioni di una collettività.

Ora analizziamo le caratteristiche che dovrebbe avere una collettività per poter essere correttamente gestita. La collettività più bella è, come recita il vecchio brocardo relativo alle società , quella costituita da un numero dispari di soci minore di tre. Ovviamente questo è un assurdo poiché una collettività per adempiere a certe funzioni richiede di essere costituita da un numero di persone ben superiore a una.

Quali sono allora le caratteristiche organizzative che deve possedere oltre ad essere strutturata in scala gerarchica?

1.- Capacità informativa

Chi comanda deve poter disporre delle maggiori informazioni utili alla gestione  dell’entità da gestire . Nella maggiore quantità possibile nel minor tempo , e conoscere i risultati gestionali in tempi brevissimi Un tempo si sapeva che era scoppiata una guerra quando il nemico aveva abbondantemente superato i confini e le notizie erano solo note per sommi capi. Oggi si è arrivati alla guerra “in tempo reale” addirittura al livello del soldato.

2.-Capacità decisionale.

Chi gestisce deve decidere nei più brevi tempi possibili avendo sempre ben presente che l’efficacia di una decisione è inversamente proporzionale al tempo di attuazione della decisione. Quindi oggi a chi comanda arriva una valanga di informazioni , valanga talmente grande da essere quasi ingestibile.

3.-Capacità di controllo operativo e di ritorno delle informazioni sui risultati

E’ chiaro che presa una decisione l’importanza viene assunta dalla conoscenza dei dati applicativi in tempo reale, onde poter, istante per istante , correggere il tiro.

4.Chi deve decidere?

I responsabili politici dello Stato centrale devono decidere e varare le Leggi comuni di inquadramento generale. Basta tanti dettagli fuorvianti farciti da frasi insulse. Solo a livello delle macroregioni i decisori dovrebbero  scrivere le Leggi OPERATIVE (ossia regolamentate)e decidere , istante per istante, in da farsi. Appare quindi , con tutta evidenza , che pensare di legiferare e governare uno Stato moderno da una sede centrale è pura follia anche data l’assoluta incompetenza di chi dirige (almeno qui in Italia.). In sintesi : la modernità e velocità delle informazioni , per essere valida , deve essere seguita da ultravelocità delle decisioni. Il che vuol dire che l’accentramento al vertice serve solo a vanificare la raccolta delle informazioni. Questo i politici ed i burocrati non riescono a capirlo pensando solo , con il decentramento, di perdere potere.

E’ vero questo assunto? Si se le capacità dei vertici sono ridotte al lumicino. Quindi lasciamo stare il federalismo a livello statale e , se vogliamo funzionare, fermiamoci alla gestione delle macroregioni.

 

 

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