E se la macroregione ce la frega il Centro-Italia?

macroregionedi SERGIO BIANCHINI -Il nord non vuole ancora guardare a cosa bolle nel resto del paese e se ne sta fermo nel suo isolamento malinconico e rancoroso.

 Eppure l’Italia centrale bolle. Avevo segnalato il progetto, che la grande stampa ha diffuso e che sembra di provenienza governativa, di ridurre a 12 le regioni. In questo progetto del PD ( sembra della parte maggioritaria ma la Serrachiani ha frenato) tutte le regioni vengono rimescolate escluso la Lombardia che però perde il primato demografico gigantesco attuale pur restando la regione più popolosa. La linea dell’appennino però continua a dividere le regioni adriatiche da quelle tirreniche seguendo una tradizione storica che solo lo stato Pontificio ed il regno di Napoli infransero.
Ma evidentemente le acque non sono così tranquille dato che il presidente della regione toscana ha chiamato quelli dell’Umbria e delle Marche proponendo un’altra ipotesi e cioè la creazione di una macroregione dell’Italia centrale.
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Toscana, Umbria e Marche: Rossi fa sul serio, via alla macroregione
“Un unico blocco tra Toscana, Umbria, Marche. Enrico Rossi, il governatore toscano, ha chiamato l’idea “l’Italia di mezzo”, che un po’ scimmietta ‘Il signore degli anelli’ di Tolkien, un po’ sembra essere la risposta politica in positivo a quel disgraziato e infame “mondo di mezzo”, la teoria messa in pratica da Carminati & co per mangiarsi mezza Roma.

Ciò che conta, al di là delle assonanze, è che l’orizzonte delle tre Regioni si sta facendo comune per davvero. Sembrava quasi una boutade di inizio autunno, quella di Rossi, invece il progetto amministrativo, nel giro di un mese dall’annuncio, entra davvero nel vivo. Merito di Rossi, che è stato lesto nel proporre prima di tutti qualcosa che già frulla in testa al governo Renzi: è noto, infatti, che l’esecutivo stia lavorando ad un progetto per portare le regioni da 20 a 10 o 12. Rossi, sulla scia della revisione del Titolo V della Costituzione, ha giocato d’anticipo lanciandosi in questa sorta di visione che sta tutta dentro tre asset: un nuovo capitolo della spending review dal basso; una macro area che mette assieme il grosso dell’Italia centrale per avere peso specifico triplo in Europa; l’integrazione dei servizi, “temperando il pendolo dell’autonomia con quello dell’interesse nazionale”.

Si ripresenta (in contrapposizione a Renzi?) quindi quella forza coesiva che, ammantata a mio parere strumentalmente dalla bandiera rossa politica, ha tenuto l’Italia centrale sotto il ponte sul quale scorreva la grande tragedia del sommovimento nord-sud del dopoguerra. L’Italia centrale, incistata nella sua armatura ideologico-politica ha perseguito silenziosamente i suoi interessi sfuggendo per decenni alle tensioni che hanno devastato il nord e il sud. Oltre alle tre regioni tipiche dell’italia centrale nel blocco c’era l’Emilia Romagna che però viveva un dinamismo particolare tale da portarla a concepire il concetto di padania nel “75 ed oggi ad evidenziare un contrasto tra l’anima Bersaniana e quella Renziana del PD.

Adesso quella posizione che ha visto il centro unirsi al sud e prendere completamente in mano lo stato, la finanza pubblica e le tasse non regge più e quindi tutto il centro italia è in fibrillazione.

Il nord dovrebbe comprendere questa situazione ed aprire un grande confronto con le regioni centrali ed in primo luogo la Toscana ma anche con l’Emilia Romagna per tentare di creare un’intesa riformatrice centronordista ovviamente con un minimo di richieste per il nord da acquisire nel giro di pochissimi anni dando in cambio stabilità politica ad un governo centrale liberato dall’instabilità cronica e dal ricatto meridionalista ancora oggi dominante e cioè ti dò i voti se mandi i soldi.

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3 Commenti

  1. Trevisan says:

    Ci vogliono accordi con la Toscana, questa infatti è una regione esattamente al pari delle regioni nordiche, in alcuni casi funziona anche meglio ( sono di destra, non ne faccio una questione politica). Forza con accordi CENTRO-NORD

  2. Padano says:

    Bene. Qualcuno cominci.

  3. Giancarlo says:

    Facciano pure quello che vogliono, il VENETO se ne andrà per la propria strada in ogni caso.
    E’ finita la storia dell’italia unica ed indivisibile. Ormai è già divisa nei fatti, basta un soffio da uno dei punti cardinali ed è fatta !!!
    WSM

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