E se fosse Teodorico a liberarci di nuovo?

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di GILBERTO ONETO –  La storia non è (per fortuna) una scienza esatta e spesso il suo studio si basa su interpretazioni che danno esiti opposti o che forniscono dello stesso episodio o degli stessi protagonisti pareri molto diversi e contrastanti. Nulla però è senza una precisa ragione e spesso l’indagine delle motivazioni dà informazioni assai più interessanti delle vicende stesse. Per la storia “ufficiale” italiana Teodorico è poco più di un pendaglio da forca: con Attila divide la fama di barbaro sanguinario, di capo di un’orda di guerrieri violenti, senza cultura e anche con scarsa dimestichezza con le buone norme igieniche. Sui libri della scuola dell’obbligo e sulle figurine Liebig (che sono le sole fonti di informazione della stragrande maggioranza dei cittadini italiani), Teodorico è il brutale re degli Ostrogoti che ha fatto sadicamente giustiziare quel sant’uomo di Severino Boezio, il cui fantasma si è giustamente vendicato apparendogli di notte e facendogli venire un meritato coccolone.

Sul piano simbolico e nella vulgata patriottica, Teodorico è il “tedesco invasore” incivile e manesco, e Boezio è la sua vittima, il latino colto, civile e rappresentante della millenaria civiltà italica. A sostenere questa lettura sono stati – in uno stravagante sodalizio ideologico – sia gli storici risorgimentalisti (che si sono riscritti la storia ad uso e consumo del patriottismo unitario) che la Chiesa, che aveva a suo tempo vissuto la vicenda come un pericolo per la propria autorità e che ha in generale avversato qualsiasi tentativo di costruzione politica di una certa forza nella penisola italiana e, in particolare, nella sua metà settentrionale.

È invece significativo che nella storiografia ma anche nella tradizione popolare dei popoli dell’Europa centro-settentrionale, Dietrich von Bern (Teodorico da Verona) sia invece uno degli eroi più amati e circondati da un fantastico alone mitico. Nella realtà storica, Teodorico era tutt’altro che il buzzurro ignorante e violento che si vuole fare credere: figlio del re degli Ostrogoti, era stato allevato alla corte di Costantinopoli, era intelligente e piuttosto colto. Si era inserito con intelligenza nei grandi giochi di potere che si erano sviluppati in seguito alla caduta dell’Impero romano di Occidente ed era riuscito a farsi autorizzare dall’imperatore bizantino a occupare l’Italia e a governarla in suo nome.

Gli anni del suo regno sono da ricordare per una serie di sostanziosi e rimarchevoli motivi. Si era prodigato per la convivenza fra i suoi goti e le popolazioni della penisola, soprattutto con i celti latinizzati della Padania che – anche allora – costituiva la parte più attiva e ricca del Regno. Aveva organizzato un abile ed efficiente sistema amministrativo e un ordinamento giudiziario, basato sull’editto che porta il suo nome e ricavato da un’intelligente sovrapposizione fra il Diritto germanico e quello latino. Aveva intrapreso una sistematica
campagna di ricostruzione del territorio, di restauro di città e di monumenti, e di arricchimento artistico: Ravenna è essenzialmente una sua creatura.

Aveva costruito con pazienza una serie di alleanze (basate anche su legami matrimoniali) con tutti i regni “barbari” di Europa e dell’Africa settentrionale. Non a caso molti vedono in lui uno dei primi e più lungimiranti costruttori dell’idea stessa dell’Europa moderna, basata sul dosato rapporto fra culture mediterranee, celtiche e germaniche. Tutto questo non andava bene a tre grandi nemici che vedevano in qualche modo messo in pericolo il loro potere: Costantinopoli, Roma e i franchi. Saranno i bizantini, dopo la morte di Teodorico, a intraprendere una devastante guerra di sottomissione della penisola che la ridurrà a un cumulo di rovine: è questa e non – come spesso capziosamente ripetuto – le cosiddette invasioni barbariche la vera ragione della sua devastazione. Saranno ancora il Papa e i franchi a collegarsi per annientare anche i longobardi che, secoli dopo, saranno nuovamente riusciti a costruire una forte struttura statuale padana.

Un elemento che viene sistematicamente mistificato è costituito anche dalla reale consistenza dell’immigrazione gotica e dal suo rapporto con la formazione dell’identità padana. All’arrivo degli ostrogoti (fine del V secolo) nell’area padana vivevano meno di due milioni di persone: gli ostrogoti erano – secondo le fonti più attendibili -circa 300.000. Se a questi si sommano alcune decine di migliaia di eruli, turcilingi e sciri, che si erano già stanziati al seguito di Odoacre, si comprende come l’elemento germanico fosse estremamente importante e lo sarà ancora di più con l’arrivo dei longobardi. Si può tranquillamente affermare che il loro apporto, anche genetico,
arrivasse a circa un terzo del totale o che – se si preferisce – i padani sono per un terzo germani.

La morte di Teodorico – come si conviene a ogni grande eroe nordico – è immersa nel mistero. È stato quasi certamente avvelenato ma il suo corpo è scomparso e il suo notissimo mausoleo a Ravenna è sempre stato vuoto. Si è così creata la leggenda che il grande re non sarebbe mai morto ma che attende, nascosto assieme ai suoi cavalieri, nelle viscere delle Alpi il momento di uscire e liberare l’Europa dai suoi nemici. È piuttosto significativo che una credenza identica riguardi anche altri illustri eroi: Arminio, Carlo Magno, Federico Barbarossa e Guglielmo Tell. Speriamo si diano presto una mossa!

(da Il Federalismo, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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