E’ ripresa la fuga di capitali verso il Canton Ticino. Ma stavolta legale

FONTE ORIGINALE: www.corrierecomo.it  di Dario Campione

Il flusso di denaro dall’Italia verso la Svizzera non accenna a diminuire. Anzi, probabilmente cresce. In modo proporzionale alla crisi. Dopo il lavoro, con il numero dei frontalieri in costante aumento, adesso è la volta dei soldi. Che continuano a prendere la via della Confederazione, approdo giudicato sicuro in tempi difficili quali sono quelli attuali. «Ma gli evasori, i furbetti, sono all’ultima spiaggia. Per loro, non c’è futuro». Ne è convinto Paolo Bernasconi, avvocato luganese, docente universitario, consulente dell’associazione delle banche ticinesi e uno dei massimi esperti in materia fiscale.
Il denaro, sostiene, viaggia. È un fiume in piena. Ma quasi completamente legale.
«In questo momento – dice Bernasconi – c’è massima attenzione da tutte le parti in causa. C’è attenzione della clientela, che è molto interessata e c’è attenzione delle autorità fiscali». Occhi poco discreti puntati sulle transazioni ma nessuna marcia indietro dei risparmiatori. «I contribuenti in regola continuano a trasferire in modo molto importante, e in via ufficiale, i loro patrimoni dall’Italia alla Svizzera – conferma l’avvocato Bernasconi – Lo fanno per tre motivi: ripartire il rischio valutario, delocalizzare il rischio Paese e ripartire il rischio bancario».
Chi approfitta di questo flusso crescente di denaro sono le banche più grosse, «quelle più capitalizzate e che danno al cliente le maggiori garanzie di stabilità e di sicurezza».
Cifre non ce ne sono, ovviamente. Ma si può facilmente immaginare che si tratti di centinaia di milioni. Legali, come detto, ma anche illegali.
«Il passaggio di denaro in nero continua a esserci – dice ancora Bernasconi – ma è sempre più difficile e sempre più costoso. L’operatore finanziario svizzero è alle corde con le autorità interne mentre la pressione da parte italiana è fortissima. Per capire la situazione basta andare alla Malpensa e vedere come vengono esaminati tutti gli avvocati che sbarcano dai voli transcontinentali, oppure osservare come vengono perquisiti gli utenti dei treni a Chiasso. Una stretta eccezionale alle frontiere che garantisce un risultato piccolo sul piano finanziario ma grande sul piano psicologico».
I rischi, insomma, si moltiplicano. L’alternativa è fare tutto alla luce del sole. «Gli evasori sono disperati – ironizza l’avvocato luganese – ormai nel mondo i rifugi sicuri non esistono quasi più. Le banche di Singapore non accettano più versamenti da contribuenti europei e anche la piazza di Hong Kong è diventata problematica, soprattutto per chi deve far rientrare i soldi. Restano le Bahamas, luogo che non dà molte garanzie sul piano della stabilità politica. E Montecarlo». Il Principato su cui regna la famiglia Grimaldi, profetizza però Bernasconi, tra poco «subirà le pressioni insostenibili della Francia che non può più permettersi di avere un paradiso fiscale alle sue porte».
Il forziere svizzero, quindi, resta in piena attività. Nonostante l’accerchiamento dei Paesi Ocse, che pretenderebbero lo scambio automatico di informazioni sui depositi dei propri cittadini, tenta di stringere intese bilaterali per salvaguardare il segreto bancario. Si tratta dei notissimi accordi Rubik, uno dei quali è in programma anche con il nostro Paese.
«Dipenderà tutto da come sarà composto il Parlamento italiano nella prossima legislatura – conclude Bernasconi – la discussione è all’inizio, non sarà il governo tecnico a decidere. Gli evasori sono all’ultima spiaggia».

 

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2 Comments

  1. Vulka says:

    Quelli che continuano a sputare sulla povertà!

    Così ora hanno anche “legalizzato” l’esportazione di soldi.

    Non c’è altro da dire: UNA BELLA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE!!!

    E il popolo bue paga…

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