E oggi Conte “decide” il futuro della crisi

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Dopo giorni di polemiche e schermaglie tra i partiti, questa settimana la crisi di governo entra nel vivo. Si inizia martedì con le
comunicazioni di Giuseppe Conte al Senato. Il presidente del Consiglio sta definendo gli ultimi dettagli del suo discorso. L’intervento e’ fissato alle 15 ma mezz’ora prima si riunira’ la conferenza dei capigruppo per decidere i tempi dell’Aula. In quella sede, come da regolamento, potrebbero essere presentate delle risoluzioni e a quel punto Conte avra’ davanti due possibilita’: attendere il voto delle risoluzioni o decidere di andare direttamente al Quirinale, senza attendere il voto, per dare le sue
dimissioni.

Mercoledi’ 21 agosto, il premier invece e’ atteso alla Camera, alle 11.30, ma in caso di dimissioni l’appuntamento saltera’. Sempre nello stesso giorno si riunira’ la direzione nazionale del Pd per decidere la linea del partito. Giovedi’ 22 agosto, poi, la Camera si dovrebbe riunire per votare la riforma sul taglio dei parlamentari, ma il condizionale e’ d’obbligo in quanto, anche in questo
caso, l’appuntamento e’ legato alla decisione di Conte di rimettere il mandato. Nell’ipotesi di dimissioni del presidente del Consiglio, sempre il 22 potrebbero iniziare le consultazioni al Quirinale. L’iter sara’ comunque influenzato da un’altra data importante, quella del 26 agosto. Per quel giorno, infatti, il premier dovra’ indicare alla Ue il nome italiano per l’incarico di commissario europeo.

Matteo Salvini, intanto, ha gia’ bollato come un “patto della poltrona” qualunque governo dovesse uscire dalla crisi per evitare le elezioni che sarebbe sostenuto da “quaranta senatori renziani che hanno il terrore di andare al voto”. Il ministro dell’Interno e
leader della Lega, dopo avere cercato fino a ieri sera di lanciare segnali distensivi nei confronti del M5s, ora torna ad attaccare il Pd . “Il governo era fermo da troppo tempo, bloccato da troppi no – ha spiegato Salvini, intervenendo ieri a “Radio anch’io” – . L’avvicinamento tra Cinque Stelle e Pd era gia’ chiaro in Europa. La dignita’ vale di piu’ di una poltrona. Qualunque governo verra’ fuori sara’ un patto per la poltrona”, sostenuto in particolare da “quaranta senatori renziani che hanno il terrore di andare al voto” perche’ possono perdere appunto la loro “poltrona”.

Per il ministro dell’Interno, “i giochi di palazzo sono un dispetto agli italiani”. “Non vorrei che qualcuno facesse rientrare dalla finestra Renzi e Boschi, che gli italiani hanno gia’ mandato a casa, solo per fare un dispetto a Salvini. Che riforme possono fare?”. Quanto poi ad un possibile accordo tra gli ex alleati grillini e il Pd, Salvini ha aggiunto: “mi auguro che un ipotetico governo tra
Renzi e il M5s non riapra i porti, non approvi lo Ius soli e non vanifichi il lavoro di questi mesi. Se Conte, Di Maio e Beppe Grillo preferiscono Renzi, lo vadano a spiegare agli italiani”.

Lo stato maggiore del Movimento cinque stelle, gia’ domenica, si e’ riunito nella villa del garante Beppe Grillo, a Marina di Bibbona, e ha scarica l’ormai ex alleato. Alla riunione, si legge in una nota, “erano presenti Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Davide
Casaleggio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Paola Taverna e i capigruppo Patuanelli e D’Uva. Tutti i presenti si sono ritrovati compatti nel definire Salvini un interlocutore non piu’ credibile. Prima la sua mossa di staccare la spina al governo del cambiamento l’8 agosto tra un mojito e un tuffo. Poi questa vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilita’, fanno di lui un interlocutore inaffidabile, dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui e’ stato fatto un buon lavoro in questi 14 mesi. Il Movimento”, conclude la nota, “sara’ in Aula al Senato al fianco di Giuseppe Conte il 20 agosto”.

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