E la Grecia? Crisi nera, Troika in vista, e c’è chi si infetta per i sussidi

di CARLO CAGLIANI

Nuova impasse in vista nelle trattative tra il governo ellenico e la troika (Fmi, Ue e Bce) che, secondo indiscrezioni di stampa, minaccia di non tornare ad Atene lunedì 2 dicembre come era prestabilito se Atene non avrà provveduto alla chiusura di almeno una parte delle questioni ancora in sospeso entro la prossima riunione dell’Eurogruppo in programma per il 9 dicembre.

Secondo vari osservatori politici, si tratta di una situazione difficile in quanto le due parti insistono nelle loro posizioni su questioni spinose come la messa all’asta della prima casa da parte delle banche in caso di mancato pagamento del mutuo o sul risanamento delle imprese a partecipazione statale. Da parte sua, il governo sostiene che il ritorno della troika ad Atene non deve essere rimandato in quanto un rinvio potrebbe avere indesiderati “effetti collaterali” sia all’interno della Grecia sia all’estero. In effetti, scrivono i giornali, non si riesce a capire il motivo per cui i rappresentanti dei creditori internazionali della Grecia stiano creando tali difficoltà soprattutto in questa ultima tornata dei controlli come pure non si comprende la loro insistenza nel non voler ammettere che in questi ultimi mesi molto è stato fatto in Grecia.

Prosegue, intanto, lo scontro tra il ministero della Sanità e i medici dell’Ente nazionale per le Prestazioni Sanitarie (Eopyy), appoggiati da quelli ospedalieri, contro la decisione del governo di mettere in mobilità 1.000 medici dell’istituto nell’ambito degli accordi presi con la troika (Fmi, Ue e Bce) per il risanamento del settore pubblico.

L’Associazione nazionale dei medici dell’Ente ha deciso di proseguire la mobilitazione sino al 9 dicembre con scioperi di 24 ore ripetuti, mentre per oggi alle 12:00 locali è prevista la consueta manifestazione davanti alla sede del ministero della Sanità alla quale parteciperanno anche i medici ospedalieri. Da parte sua il ministro della Sanità, Adonis Georgiadis, non sembra disposto a fare marcia indietro, anzi ha avvertito i medici che non permetterà a nessuno di ricattare lo Stato. “Il ministero della Sanità – ha detto Georgiadis – ha un piano alternativo che non piacerà affatto ai medici”. Dal canto suo, il sottosegretario alla Sanità, Antonis Bezos, ha avvertito i medici dell’Eopyy convenzionati con lo Stato che partecipano allo sciopero che a partire da oggi saranno annullati i loro contratti e che “la riforma della sanità pubblica andrà avanti regolarmente”. Anche i medici ospedalieri scendono in piazza a fianco dei loro colleghi e contro la politica governativa nel settore sanitario. La Federazione nazionale Medici Ospedalieri (Oenge), ha proclamato per oggi uno sciopero di 24 ore, mentre la Federazione nazionale dei Lavoratori negli Ospedali Pubblici (Poedin) ha indetto uno sciopero di 24 ore per gli ospedali periferici e un’astensione dal lavoro di quattro ore negli ospedali di Atene.

La crisi greca manda in tilt anche l’Oms. L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato lunedì scorso un ponderoso studio sugli effetti dell’austerity sui sistemi sanitari dei paesi in crisi. E nel “case study” su Atene ha buttato lì tra le righe una vera bomba sociale: il 50% dei nuovi malati di Aids nel paese sono persone che si infettano volontariamente con il virus dell’Hiv solo per riscuotere i 700 euro al mese di “aiuti” e per avere accesso privilegiato alle forniture di medicinali.

Prosegue, anche, in Grecia il braccio di ferro tra il ministero della Pubblica Istruzione e i dipendenti amministrativi dei due maggiori atenei della capitale, l’Università Kapodistriaka e il Politecnico, sul problema della messa in mobilità di oltre un migliaio di loro nell’ambito della controversa riforma del settore pubblico. Nonostante l’impegno assunto dal ministro della Pubblica Istruzione, Constantinos Arvanitopoulos, che nessuno dei dipendenti avrebbe perso il posto di lavoro e mentre tutto lasciava sperare che i due atenei avrebbero ripreso a funzionare regolarmente da lunedì 2 dicembre, nel corso di assemblee tenutesi in un’atmosfera molto tesa, i dipendenti hanno deciso di continuare l’agitazione sino a martedì 3 dicembre, entrando così nella 13/ma settimana consecutiva di sciopero. Inoltre hanno concordato di schierarsi a fianco dei lavoratori del settore sanitario partecipando alla loro manifestazione di questo pomeriggio ai Propilei. Gli osservatori politici definiscono “ricattatorio” l’atteggiamento di una piccola parte dei dipendenti contro i 78.000 studenti delle Università e fanno notare che la decisione di proseguire lo sciopero è stata presa per alzata di mano in quanto qualcuno ha fatto sparire l’urna che doveva servire per il voto come era stato deciso in precedenza. “Una piccola minoranza di dipendenti continua a tenere in ostaggio gli studenti, i professori e i loro colleghi mettendo a rischio l’anno accademico. Un gruppuscolo di Syriza (il partito radicale di sinistra) e di Antarsia (una componente di Syriza) hanno fatto sparire l’urna durante l’assemblea generale per costringere alla votazione con alzata di mano in cerca del caos”, ha detto Arvanitopoulos aggiungendo che “non può esserci un dialogo se l’Università resta chiusa”.

 

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3 Comments

  1. Albert Nextein says:

    la grecia va lasciata al destino che i politici locali hanno costruito.
    Altrimenti nessuno imparerà qualcosa.

    Naturalmente la stessa cosa vale per l’italia e per l’unione europea.

  2. Fidenato Giorgio says:

    Il problema è sempre lo stesso: troppi dipendenti statali che non vogliono più lasciare il loro posto vacanza. In questa situazione non servono provvedimenti governativi. Quello che bisogna assolutamente fare è affamare la bestia, cioè non dargli da mangiare attraverso le nostre tasse,di modo che questi parassiti che si sono annidiati dentro, escano fuori e vadano a cercarsi un lavoro serio (ce ne sono a bizzeffe). Si eviterebbero scontri di piazza, distruzioni materiali, ecc. in poche parole la struttura amministrativa dovrebbe liquefarsi.

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