E’ finita anche l’Unione Sovietica. Lo Stato italiano non è un dogma

di STEFANIA PIAZZOrussia

Ad un cattolico che santifica le feste, non può sfuggire come Sant’Agostino affermasse che anche gli Stati, così come gli uomini, fossero realtà transitorie. Tutto muta. Tranne la Costituzione, proprio per i cattolici adulti in politica. Infatti il catechismo dei politici cattocomunisti, sancisce che lo  stato è uno  e indivisibile e non potrà mai cambiare. Come Dio è uno è trino, così l’Italia è stata concepita con lo spirito santo. Eppure è venuto giù il muro, l’Unione Sovietica si è dissolta,  qualcuno ci ricorda anche che  la Prussia ci lasciò un po’ prima. Ma l’Italia no. L’Italia non è una forma statale transitoria. E’ eterna. La sua forma di Stato è assoluta, perenne. La forma di Stato è un dogma religioso, da idolatria pagana.

Non lo fu nel 1989 per la riunificazione tedesca, non lo fu per la Cechia e la Slovacchia, per le repubbliche della ex Jugoslavia, non lo fu per la Scozia, a cui è stato concesso di votare per la propria indipendenza. Non lo è per la Catalogna, che si trova davanti al muro spagnolo ancora intriso di controriforma a 500 anni da Galileo e la stessa sorte tocca al Veneto, che non potrà votare – scommettiamo? – il referendum consultivo per la propria autodeterminazione.

I principi vanno bene per l’Onu, per gli altri, ma non per perdere il controllo del potere dell’impero. Si sbagliarono Mitterand e la Teatcher quando pensavano che la Germania unita non poteva essere, e si sbagliava Andreotti affermando “Sono contento che ce ne siano  due”, di Germanie.

Perché gli assetti degli stati  mutano, come gli uomini e seguono, per fortuna, le volontà dei popoli, non dei loro imperatori.

Ma c’è un problema, grande come una casa. L’assenza di una coscienza popolare nei popoli del Nord, forte di questa determinazione nella ricerca della loro libertà, della propria emancipazione dallo stato unitario.

La dimensione culturale è quella più carente. Un Nord consapevole di se stesso accelererebbe la propria autonomia, la propria indipendenza. Ma per decenni è stato afono di comunicazione, e lo è anche adesso. Anzi, quel poco che c’era è stato destrutturato colpevolmente.

Forse dobbiamo sperare nel profilarsi di un doppio binario monetario, trovandoci, uniti nella sfiga, nell’euro del Sud. Avremmo sopra la testa  la Germania che si “tirerebbe dietro” tutta l’area forte, Austria, Lussemburgo, Finlandia, Danimarca, e sotto, con la sacra Costituzione, il mediterraneo dei poveri.

Uniti nella sorte, uniti nella morte. Dicono che  non sono le costituzioni e le leggi che fanno i popoli ma i popoli che fanno le costituzioni e le leggi, ma qui funziona l’esatto contrario.

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Cosi’ e’.
    Oggi le TiVi italiane, sembrano unite sul tema, stanno dando il meglio di se stesse: fanno storia d’italia..!!!
    Storia che loro stesse poi affermano non proprio vera. Meglio considerarla un romanzo.
    Beh. Tendenziosa lo e’ certamente.
    Devono lavorarci nella testa.
    Il trapano fa male e poi lascia il segno… allora usano la BOMBA DI DISTRUZIONE DI MASSA (peggio della bomba H) QUALE E’ LA PSICOLOGIA.
    Perfino i criminali di guerra sono esaltati… (Rodolfo Graziani per es., sentivo stamattina su RPL e ma ero li’ davvero per caso).
    Ma io dico che va bene condannare i criminali di guerra ma ocio che i CRIMINALI DI PACE SONO MOLTO PEGGIO..!
    Buona giornata a tutti…
    E…
    Avanti un’altra…

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