E adesso Tremonti riscopre il patriottismo italico

di OSCAR STRANO

Quando s’apprende che Giulio Tremonti è in procinto di pubblicare un nuovo libro, chissà come, il clima politico è dei più incandescenti. Quando uscì “Uscita di sicurezza” Monti era impegnato a spulciare i conti dello Stato, regalando, di tanto in tanto, qualche miliardo al Monte dei Paschi.  Prima ancora, con la pubblicazione de “Il fantasma della povertà”, nel lontano 1995, il saggio dell’ex Ministro delle Finanze piombava come un sasso sui fragili vetri di un’ Italia che ancora testava i primi tecnicismi. Ora, invece, che il congresso Pd – iniziato con la non-vittoria di Bersani alle politiche dello scorso anno e ancora adesso aperto nel duello Letta-Renzi – sta logorando il Paese, sempre più diviso tra euroscettici ed eurofanatici, il cofondatore di Forza Italia (ora leader di 3L) attacca duramente l’Europa e l’euro con un nuovo volume, la cui anteprima è stata pubblicata due giorni fa nelle pagine de “Il Foglio”.

“Populisti. Manifesto per una nuova destra storica antieuropea”. Che si chiami così o no, non è ancora dato sapersi. Tuttavia è certo che questo nuovo libro sarà destinato a suscitare scandalo. Perché? Presto detto.

Dei limiti e delle potenzialità dell’euro se ne parla da molto. Ma che un ex Ministro delle Finanze, di uno dei Paesi più ricchi d’Europa e del mondo, descriva così la moneta unica è, quantomeno, bizzarro: “moneta che oggi toglie più di quello che dà”, che “all’estero vale molto, anzi fin troppo, ma che in Italia vale poco”, che “tanti sentono oggi un po’ come un killer venuto da fuori, un po’ come un mezzo per estinguerci come paese sovrano”. Niente mezze parole, dunque. Sarà una strategia pre-elettorale? In molti lo pensano. E non è la prima volta. Nel 2009, addirittura, c’era chi, come Giovanni La Torre (a cui dobbiamo una biografia critica di Tremonti, “ “Il Grande Bluff”) sosteneva, non solo l’ambiguità delle tesi del ex Ministro, ma anche la loro “pericolosità”. Come quando parlava di mercatismo come <<cuore ideologico della globalizzazione>>.

Oggi, l’antimercatismo militante di Tremonti, lascia ben pochi dubbi sull’eventuale «exit strategy» da seguire per svincolarsi da un “Trattato di Maastricht che ha fatto in modo che un’uscita non fosse possibile”.  E si parla chiaramente di “(…) una partita che non si gioca tanto sul campo del diritto, quanto e soprattutto sul campo della forza”. Forza. Cosa mai vorrà dire? Che occorre armarsi contro la Commissione Europea? Che per “liberarci dall’euro” è necessario prendere i forconi? Una rivolta patriottica?

Ed è proprio di patriottismo che è intriso questo brano inedito pubblicato dal quotidiano dell’Elefantino: il paragone tra quanto affermato nell’Ottocento dal cancelliere austriaco Metternich (“l’Italia è solo un’espressione geografica”) e le risatine maliziose di miss Merkel e mister Sarkozy nell’ottobre 2011, esaltano ogni posizione nazionale antitedesca, antifrancese. Perché è solo in via nazionale, secondo Tremonti, che si può uscire da questa crisi, che non è solo finanziaria o economica, ma anche culturale, politica e sistemica.  Occorre eliminare l’eccessiva esposizione del debito pubblico verso l’estero, altrimenti il rischio, già concreto, è di sottomissione alle potenze estere, “coloniali”. Un’esposizione che ha determinato la sudditanza dell’Italia verso paesi che si vantano internazionalmente di aver “salvato” il nostro Paese, come la  Germania. “Ma, all’opposto, con altri è stata l’Italia a salvare le troppo esposte banche tedesche e francesi”.

Un manifesto, questo, che mette in guardia gli elettori italiani dalle menzogne del centrosinistra che, a dir di Tremonti, è stato santificato da una “luce d’innocenza”, mentre il centrodestra è colpevole in quanto centrodestra. Quindi sempre. Il centrosinistra che ha creato un apparato enorme, divenuto un Contro-Stato mangia soldi, nato da un federalismo fasullo, da privatizzazioni infami e da riforme costituzionali assolutamente dannose. Un centrosinistra, le cui sedute a Palazzo Chigi sono state, sembra, dimenticate. Eppure, afferma Tremonti, non risulta che D’Alema, Prodi e Amato fossero di centrodestra.

Un manifesto, comunque, che chiama a raccolta tutti gli italiani: se vogliamo uscire dall’impasse, dobbiamo metterci del nostro. Investire in Italia, creare ricchezza in Patria. Contro l’illusione che l’export rechi vantaggi alla nostra economia. Perché, solo esportando, i capitali e la ricchezza reale finiscono all’estero.

Se non vogliamo un “futuro fatto di Troika” dobbiamo risvegliare il nostro patriottismo, proprio come nella seconda metà dell’Ottocento, in periodo di guerre di indipendenza. In cui “Italia” non era, appunto, solo un’espressione geografica, ma un inno di libertà, un sogno di amore. Perché l’Italia, allora, era padrona delle sue decisioni, dei suoi affari, della sua politica. Ma soprattutto, gli italiani erano padroni di credere che esistesse veramente una Patria. Oggi questa Patria per uscire dalla crisi deve “cavalcare una tigre”.

 

 

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3 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Un cadavere politico. Obsolato.

  2. pippogigi says:

    Eviterei di parlare dei libri di Tremonti. Negli anni ottanta pubblicò “le cento tasse degli italiani”, in cui si lagnava dell’eccessivo numero di adempimenti fiscali.
    Divenuto anni dopo Ministro dell’Economia, gli adempimenti non solo non sono diminuiti ma sono aumentati e così la pressione fiscale. A lui si devono gli studi, poi applicati da Monti, dell’introduzione dell’Imu e dell’aumento dell’Iva.
    Tolto dal ruolo di Ministro dell’Economia, a causa dell’arrivo di Monti, senza un briciolo di ironia pubblicò “uscita di sicurezza” in cui scriveva quel che un Ministro dell’Economia dovrebbe fare e che lui si era ben guardato dall’applicare……

  3. Mister libertarian says:

    Tremonti è stato a mio avviso uno dei responsabili principali della nostra crisi attuale, perchè con il suo antimercatismo ha contribuito a fare dell’Italia un inferno fiscale, ovvero il regno della spesa pubblica fuori controllo.

    Con lui al governo sono state create una ventina di nuove tasse, e la spesa statale è aumentata di centinaia di miliardi.

    Che se ne vada per sempre.

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