200 MODI DI DIRE DEL DIALETTO MENEGHINO

di GIANLUCA MARCHI

 Ha ottneuto subito successo il nuovo libro di Emilio Magni, “A Milan i morön fan l’üga” (Oltre duecento modi di dire del dialetto meneghino), edito da Mursia Editore Milano. Arrivato in libreria alla fine di ottobre è stata necessaria una seconda edizione prima di Natale. E’ il quarto volume di Magni pubblicato in cinque anni dalla stessa casa editrice. E come negli gli altri anche l’argomento di questo libro si stringe forte intorno alla bella parlata popolare lombarda. Il testo però è in italiano. Il dialetto dunque è l’ occasione per raccontare storie, aneddoti, tradizioni, modi di vivere in cui la parlata dialettale e popolare è protagonista e di cui Magni è appassionato cultore.

Perché tanto amore per il dialetto? Si sente dire che ormai il dialetto va scomparendo. Questo è vero, ma per il momento qualche scampolo di dialetto ancora resiste, arroccato su capisaldi duri a morire. Per chi ha l’orecchio sensibile al linguaggio della gente semplice e del suo chiacchierare spontaneo, è possibile ascoltare ancora antiche e colorite espressioni, tipiche della tradizione popolare e contadina: capita  all’angolo delle strade dove si radunano i pensionati per contarla su, o tra i nonni fuori dall’asilo che attendono i nipotini, ancora nei bar dove agli anziani è riconosciuta la loro dignità. Magni che tende bene  l’orecchio quando sente parlare gli anziani come lui, ha registrato una lunga serie di modi di dire con i quali la gente si esprimeva una volta: poche parole schiette per esprimere concetti, liberare emozioni, sentimenti, arrabbiature, imprecazioni, meraviglia e curiosità. Basta  “lirôn lirèla”, per dire che uno passa il tempo senza combinare nulla. Questi modi dire non sono i proverbi, questi non insegnano nulla, ma sono solo una espressione dello stato d’animo. Ecco quindi il libro come “I morön fan l’üga” . Magni elenca pure oltre cento modi di dire che si usano sia a Milano che nel Canton Ticino.

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Perché questo titolo?  Nel modo di dire c’è, pur espressa con garbata, ma sarcastica ironia, quel senso di riscatto della gente del contado nei confronti della Milano dominante la quale faceva valere il suo potere su l’umile “stirpe della zolla”. Nonostante questa rivalsa il contadino brianzolo, o della Bassa Comasca, o delle colline del Varesotto ha sempre avuto atteggiamento deferente  e pure generoso nei confronti dei cittadini che giungevano in campagna. Tuttavia quella spina è rimasta in gola ed ogni tanto usciva con qualche scherno. Quando “ul paisan” ascoltava  il signore meneghino, vantare in continuazione: “Num a Milan fémm inscì…. fèmm inscià”, “A Milan gh’è quest…. gh’è quell”, Il “villano” non poteva tenersi proprio dentro:”E a Milan i morön fan l’üga”.

 “A Milan i morön fan l’üga”

 (Mursia editore) 18 Euro

 

 

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5 Comments

  1. magari vi interessano anche questi:

    Che porch d’on mond: a natal hin tucc fradej, a San Steven tirè già foeura i cortej.

    Traduzione: Che porco d’un mondo: a Natale sono tutti fratelli, a Santo Stefano tirano già fuori i coltelli.

    Quand l’omm l’è padron l’è istess del can, se ‘l mord ming incoeu el mord diman

    Traduzione: Quando l’uomo è padrone, è uguale al cane: se non morde oggi, morderà domani.

  2. Marc says:

    la lingua milanese in senso storico, e non quello moderno italiota degli ultimi decenni, equivale (ed equivalse per secoli) alla lingua della Lombardia occidentale (oggi spesso detta insubre). Questo e' evidente nei vocabolari del Banfi e del Cherubini e nelle affermazioni degli stessi "insubri" del tempo: Manzoni (figlio di lecchesi e cresciuto in Brianza) affermava di essere di lingua madre milanese, così come Gaetano Crespi (bosino). Solo oggi, dopo decenni di dialettizzazione delle lingue storiche d'Italia, per milanese si intende "il dialetto della citta' di Milano (e vicino hinterland)".

  3. Archey says:

    Il libro è interessante e divertente ma il titolo può indurre in errore: frasi, citazioni, filastrocche, detti ecc. non sono in lingua milanese ma in insubrico/brianzolo e ticinese.

    • sciadurel says:

      il Lombardo Occidentale è un unica lingua di cui il Milanese è la parte meglio codificata o forse la più blasonata. Le sfumature che possono esistere tra un Bosino (VA), un Milanese o Laghee (LC-CO) sono piccole differenze che si riscontrano in tutte le lingue, sopratutto quelle che non vengono imposte a suon di grammatica scolastica e leggi statali.

      • ingenuo39 says:

        I veri Milanesi di una volta, forse anch’ io, riuscivano a capire da quale rione proveniva la parlata. Adesso il MIlanese quello che si avvicina di piu al vero e quello parlato dai vecchi milanesi emigrati nelle altre città perche a Milano il dialetto Milanese si è Italianizzato ( diciamo cosi) e certe parole non vengono piu usate. Scusate la precisazione.

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