Due passi nel bilancio del Pd. Torna tutto?

 

I partiti danno, i partiti prendono. I candidati danno, i candidati prendono. Ma non è facile fare luce sui passaggi di denaro tra partiti e candidati, tanto più quando avvengono anche sotto forma di servizi, mezzi e materiali di propaganda (spesso non rendicontati). E ancor più se si considera che i momenti e le modalità di questi passaggi tra singoli politici e partito sono diversi. Ce n’è traccia, infatti, sia nei bilanci dei partiti, sia nei rendiconti elettorali dei singoli parlamentari, e apparentemente le due informazioni non sono sovrapponibili. Ma quantificarli con precisione è impresa ardua.

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Prendiamo per esempio il Pd, il cui bilancio annuale – gliene va dato merito – è abbastanza dettagliato e vi sono elencati i nomi dei finanziatori. Nel bilancio 2013, anno delle ultime elezioni politiche, è dichiarato che il Partito democratico ha ricevuto quasi 5 milioni e mezzo di euroda 379 parlamentari (tra i quali figura anche qualche ex). Nel primo grafico, i 15 finanziamenti più consistenti.

 

Nello stesso anno, però, il Pd ha ricevuto anche per altre vie dai candidati. Oltre alle donazioni liberali, infatti, i politici eletti dichiarano versamenti al partito anche nei rendiconti della campagna elettorale personale. Dai dati raccolti per il progetto Patrimoni trasparenti emerge che 26 parlamentari hanno versato al Pd 323.675,71 euro. Sono elencati nel secondo grafico.

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Tutti e 26 i nomi compaiono, con cifre diverse, anche nella lista delle donazioni liberali pubblicata dal Pd (in entrambi i casi ci si riferisce al 2013). Non è però chiaro se le cifre dichiarate nel bilancio del partito comprendono o no le somme dichiarate nelle dichiarazioni elettorali personali.

C’è inoltre un altro livello in cui sono possibili scambi di risorse, ed è quello regionale/locale. Un esempio interessante è quello del deputato Pd Vincenzo Folino, che nella sua dichiarazione elettorale riporta un contributo di 25mila euro versati al Pd Basilicata, soldi rendicontati però interamente come spese sostenute per la sua campagna personale (perciò non inseriti nel conteggio totale dei soldi versati al Pd).

La cifra che si ricava dalle dichiarazioni patrimoniali è parziale proprio perché non è possibile fare chiarezza: i rendiconti dei singoli politici sono molto disordinati ed eterogenei, spesso incompleti. Molti dichiarano solo il totale delle spese sostenute e non è possibile stabilire se parte di queste sono state devolute al partito. E anche tra coloro che dichiarano un versamento al partito, quasi mai viene esplicitato se questi soldi sono serviti specificamente alla propria campagna elettorale, passando attraverso la formazione politica di appartenenza, oppure se sono stati devoluti per la campagna elettorale generale. E tra chi presenta rendiconti con zero cifre, è frequente il caso di coloro che dichiarano di aver usato materiali e mezzi messi a disposizione dal partito ma non li rendicontano.

Come riscontrato con il progetto patrimoni trasparenti, i partiti compaiono in una varietà di voci nelle dichiarazioni elettorali dei politici. Inoltre non tutti i parlamentari pubblicano – come richiesto dalla legge – la dichiarazione elettorale, tra quelli che lo fanno, molti (ben 266) dichiarano di essere stati eletti (abbastanza incredibilmente) senza la necessità di spendere un solo centesimo per promuovere la propria candidatura.

 

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