Due parole sull’asl veterinaria di Olgiate Comasco… Nell’asl senza indicazioni l’unico cartello è il divieto di accesso ai cani nell’ufficio veterinario!

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di Stefania Piazzo – La burocrazia declinata agli animali. In mattinata mi reco all’asl di Olgiate Comasco, anzi no, all’Ats dell’Insubria. Obiettivo: chiedere il rilascio del passaporto veterinario per un mio cane che deve effettuare gare all’estero. Porto con me il quattrozampe, non si sa mai si debba verificare di persona la lettura del microchip. Sul lato sinistro della palazzina c’è un cartellone bene in evidenza a fianco del portone: Servizio Veterinario P.2. Bene, mi dico, si entra di qui. Invece no, perché sulla porta a vetri sta scritto che quello è “Ingresso riservato dipendenti”. Va bene, entriamo allora dall’ingresso principale. Anche lì sta un cartellone con l’elenco degli uffici della palazzina. Sparisce ovviamente il piano. “Servizio veterinario”. Entro ma nell’ampio salone la veterinaria del distretto sud ovest non c’è più. I cartelli ti abbandonano. C’è un corridoio che porta al primo piano e lì si ferma, e ti porta al consultorio familiare, al porto d’armi, all’ufficio patenti. Ma della veterinaria nulla. Niente, scendiamo le scale e torniamo al piano terra. Una signora ci vede e dice: deve andare fino in fondo al corridoio dove c’è un ascensore. Facciamo il corridoio, si apre una tromba delle scale, indicazioni sempre zero. Ed ecco che finalmente si arriva davanti all’agognata meta. Ma guardo il cane e dico: cara, tu non puoi entrare. Nell’asl senza indicazioni l’unica indicazione è il divieto di accesso ai cani nell’ufficio veterinario! Ma è fantastico. A quel punto però oso lo stesso, arrivata sin lì entro e chiedo info.

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Tutti mi confermano che non posso portare il cane. Mi permetto di dire che forse il divieto va posto non davanti all’ufficio, una volta che si riesce a capire come arrivarci, ma magari al piano terra. L’impiegata gentilissima  mi dice comunque;: ma ce l’ha il modulo compilato? Quale modulo? Ho il libretto sanitario, il certificato antirabbico, le fustelle col microchip, ho persino il cane vivo e vegeto da verificare, non basta?

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No! La burocrazia colpisce ancora. Che questo sia il mio cane non lo stabilisce il libretto sanitario, neppure il microchip che ha addosso, ma solo il certificato veterinario di identificazione, ovvero di presenza di microchip leggibile. Ma non lo possono leggere lì in ufficio? No, i cani lì non possono entrare, sarà per questo. E quindi esco col modulo, e prenoto un viaggio dalla veterinaria. Che vedrà il cane e che confermerà che il chip esiste, sta in buona salute. Che il cane è mio.

Un ultimo suggerimento all’asl insubre. Specificate magari che la “ricevuta di pagamento degli importi previsti dal tariffario regionale” viene rilasciata dall’ufficio veterinario al momento del ritiro del passaporto e che non occorre compilare altri moduli e magari come spesso capita, recarsi con un bollettino in posta.

Chiude la richiesta di rilascio del passaporto con un nota bene: “Il presente documento verrà rilasciato entro dieci giorni dalla richiesta”. Io spero anche prima, non credo che Olgiate Comasco sia sommerso da richieste di cani che devono andare all’estero. Per verificare un chip verificato più volte, per controllare un certificato antirabbico già nella banca dati dell’Anagrafe canina, quante ore di lavoro servono? Festivi esclusi, naturalmente… Pensavo che un bonifico fosse la cosa più lunga a transitare da una parte all’altra. Invece c’è il microchip del mio cane.

 

 

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