Due Leghe a Venezia, e i 17enni al voto

 

di STEFANIA PIAZZO

Due Leghe a Venezia. Una a porte aperte, nostalgica e quasi quasi pronta a riprendersi una rivincita morale, nonostante gli accadimenti. Padania Libera!, gridano e presentano. Associazione o partito, magari con la prima tessera proprio a lui, al Senatur.

L’altra Lega, a porte chiuse, al Lido. Quella dei sondaggi al 3%.

Sono una foto da museo le immagini dei passeggini e delle famiglie lungo il Po, nel 1996. Allora la Lega era l’antisistema, credibile e verosimile e la gente aveva anche dimenticato il matrimonio con Berlusconi.

Ora c’è il congresso alle porte e i giochi corrono, si riaprono, dentro il solito terno al lotto un po’ bossiano un po’ maroniano.

Alla ricerca di un candidato unitario. Che sia Bossi? Che sia Giorgetti? Che sia un accordo già sancito tra il “Capo” e Salvini? E se Bossi si riprendesse il movimento?

Per alcuni, i giochi si chiuderebbero: spolpato tutto, restituiscono le ossa.

Oggi però la politica sembra molto distratta rispetto al futuro imminente. Si interroga cioè sui propri equilbri ma non si chiede per chi voteranno i diciassettenni il prossimo anno. Europee o politiche che siano.

Il dono dell’eterna giovinezza non appartiene neppure alla politica né ai politici. Se oggi entrassimo in una classe, in una qualunque scuola del Nord, perché è qui che ragioniamo e sopravviviamo, che ci risponderebbero i diciassettenni medi sul proprio voto? Quelli cioè che sono nati 17 anni fa, quando si marciò sul Po fino a Venezia?

Ci direbbero che Bossi è vecchio, che Berlusconi è il Bunga Bunga, che Vendola è per i matrimoni gay, che il Pd è Renzi, uno che potrebbe vendere col microfono in testa gli attrezzi che affettano patate e carote alle fiere. E che Grillo è simpatico.

Sanno che non c’è lavoro, sanno che prima o poi verrà giù tutto il paese, con le mancette non risparmiano nulla, comprano telefonici e pc, non per smania ma per triste e rassegnata assenza di fiducia nel futuro.

E in questo voto colmo di tristezza e pragmatismo giovanile, i partiti che posto occupano?

Bossi è vecchio, Berlusconi è quello del Bunga Bunga, Renzi è quello della fiera, Vendola quello dei matrimoni…

Che presa possa fare il concetto di macroregione e libertà del Nord non lo sappiamo. Ma anche gli studenti meno scaltri sanno che per rovesciare un sistema servono: le alleanze, i voti.

E se l’alleanza scantona e i voti sono meno di 20, come possono credere ad un governatore lombardo che ha promesso loro o, almeno ai loro genitori, di riuscire a portare a casa il 75% delle tasse?

Il salto generazionale tra la Lega e il bacino elettorale incombente è enorme. La Lega è assimilata al sistema. 20 anni fa era alternativa al vecchio. Ora?

Un tempo c’erano gli Andreotti, i Forlani, gli Spadolini, i Cossiga. E’ vero, era una repubblica geriatrica. Ma oltre agli uomini c’erano i partiti, con una solida struttura culturale, di comunicazione.

Ora ci sono piccoli leader facenti funzione che credendo di bastare a se stessi hanno smantellato i partiti e il loro sistema di informazione, di produzione di cultura.

Chi fa presa oggi sui futuri elettori non sono i sessantenni, né coloro che cercano rivincite morali né quelli che promettono con 18 voti di cambiare il Nord.

Lo spazio è infinito, la Laguna anche. E la storia corre, questa volta, più degli uomini.

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4 Comments

  1. Veritas says:

    Smmantellato i partiti? Sarà, ma qualche giorno fa un piccolo trafiletto sul Corsera diceva che il l’attuale tesoriere dei DS aveva investito tutti i fondi del precedente PDS in ca. 2000 tra sezioni e immobili d’altro tipo……..Saranno smantellati, ma all’apparenza perchè come capitalli sono ben solidi e ricchi grazie ai nostri rimborsi elettorali.

  2. luigi bandiera says:

    A XE NA VERA DISPARASION..!!

  3. Albert Nextein says:

    Entrambe le formazioni politiche avranno vita brevissima.
    Se non organizzano una incisiva protesta fiscale.
    Parlano e si parlano addosso , e basta.
    Sono obsoleti, qualunque cosa dicano.
    Si, perché in politica le parole valgono solo nel momento in cui vengono pronunciate.
    Poi, chi si è visto , si è visto.

  4. Insubrian Front says:

    Infatti, prima c’erano i vari Andreotti, i Forlani, i Craxi, gli Spadolini, i Cossiga, i Berlinguer, gente con pelo sullo stomaco ma anche indubbie credenziali accademiche e professionali. Oggi siamo in mano ai Fiorito, Salvini, Scilipoti, Maroni, De Gregorio, Tosi, Minetti, Bossi, Capezzone e Grimoldi. Un tempo eravamo governati da statisti, ora da scappati di casa.

    Quanto al 3% rimasto, in politica la matematica non conta, quindi Prima il Nord e Padania Libera non potranno contare nemmeno sullo spartirsi la carogna di quei tre punti percentuali. Con il mancato raggiungimento della soglia del 4% alle prossime europee non si parlerà più nè degli uni nè degli altri.

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