Il Washington Post ha le idee molto chiare: “Esistono due Italie”!

di REDAZIONE

”La cultura dell’Italia minaccia il suo futuro economico”, è il titolo di un lungo articolo pubblicato oggi dal Washington Post, in cui si parla di fenomeni come nepotismo, cinismo e mancanza di senso civico, e si afferma che il premier Mario Monti è stato chiamato ”a risolvere la crisi di produttività, non la crisi dell’euro”.

In Italia ”c’è una endemica crisi di produttività”, scrive l’editorialista Steven Pearlstein, già vincitore di un premio Pulitzer, notando che il Paese è diviso in due, con il Nord costellato da aziende che crescono e il Sud con molte piccole aziende a conduzione familiare o di proprietà statale la cui produttività cala di anno in anno. Nei suoi due primi mesi da premier, Monti ha spinto per un aumento delle tasse per chiudere il gap di bilancio, continua Pearlstein, aggiungendo che il premier ha anche proposto una ampia deregulation di industrie e professioni, ha accelerato la riforma delle pensioni e ha avviato un serio giro di vite contro l’evasione fiscale. ”Dopo due mesi il suo tasso di approvazione era oltre il 70 per cento”. E ora ”è argomento di discussione se siano stati i suoi successivi compromessi e passi indietro su diverse di queste iniziative ad aver portato un netto declino della sua popolarità o se l’inevitabile declino abbia incoraggiato i partiti politici e gli interessi speciali ad esitare ad approvarle”. Ma anche con ”mezze misure”, le iniziative di Monti ”sono riforme significative”, si legge nell’articolo, che sull’edizione cartacea del giornale, alla sezione Business, ha il titolo ”E’ la cultura, stupido”, con l’ultima parola in italiano e con la dicitura ‘analisi’.

Nel testo si afferma che ”la famiglia domina il business in Italia e molti altri aspetti della vita italiana”, e questo è un limite perché spesso porta ai vertici dei mediocri. Ma c’è poi anche ”la mancanza di cultura civica”, che si manifesta ”dall’incapacita’ (degli italiani) di fare le file, ai graffiti e spazzatura onnipresenti in molte città del Sud, dalla diffusa evasione fiscale, alla persistente forza della mafia”. E c’è anche la questione del sistema giudiziario, ”che secondo alcuni calcoli impiega in media 20 anni ad imporre una sentenza penale e 10 per risolvere una disputa civile”.

Pearlstein, che nel suo articolo datato da Roma cita tra gli altri l’ex premier Giuliano Amato, gli economisti della Bocconi Francesco Giavazzi, Tito Boeri, Roberto Perotti e Sergio Fabbrini della Luiss, riconosce anche dei meriti all’ex premier Silvio Berlusconi e al suo ministro delle finanze Giulio Tremonti. Poi però parla anche di ”mancanza di cultura civica” che raggiunge anche la élite finanziaria, ”che in gran parte” rimane lontana dal processo politico, in una ”cinica apatia che gli italiani chiamano qualunquismo”. E ”sicuramente la loro acquiescenza aiuta a spiegare” perche’ a Berlusconi ”è stato consentito di rimanere al potere così a lungo, anche se l’economia continuava a scivolare”. Ma ”nonostante gli impedimenti legali e culturali, ci sono migliaia di aziende che sono riuscite ad avere successo, facendo dell’Italia il produttore industriale numero due in Europa”, afferma infine Pearlstein, sostenendo che ”per avere successo nei suoi sforzi di riforma, Monti ha bisogno di concentrare nuovamente l’attenzione politica e pubblica su queste aziende competitive a livello globale” e sui loro leader. E’ però anche necessaria ”una rivoluzione culturale e politica”, altrimenti ”sarà difficile vedere questo adorabile e affascinante bastione della vecchia Europa emergere dalla crisi dell’euro con molta speranza per il suo futuro economico”.

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7 Comments

  1. Max says:

    Ritengo che combattere il sistema attuale sia inutile e dispersivo.E’ più facile e possibile crearne uno nuovo prima che il vecchio imploda. Ricordiamoci che i burattini che governano Italia e negli Stati Uniti, sono comandati dallo stesso burattinaio.Jpmorgan city Bank ecc, mondi finanziari costruiti sulla carta e non sulla economia reale.
    Quindi siamo all’interno di una Matrix, consiglio vivamente di visitare il sito Ucadia (è in inglese). ATTENZIONE NON è per tutti, perchè le nostre coscienze sono alienate dai vari media e quindi solamente chi ragiona con la propria testa è in grado di capire…

  2. jimmie says:

    Generalizzazioni e luoghi comuni sull’Italia pubblicati da testate americane hanno una lunga radice storica. Ogni volta giornalisti come questo scoprono l’acqua calda. L’articolista non sbaglierebbe a guardarsi intorno dove abita, prima di mollare giudizi ammuffiti sugli altri.

    Particolarmente annoiante e’ il tono di sufficienza.
    “E’ però anche necessaria ”una rivoluzione culturale e politica”, altrimenti ”sarà difficile vedere questo adorabile e affascinante bastione della vecchia Europa emergere dalla crisi dell’euro con molta speranza per il suo futuro economico”.

    Indipendentemente da quello che sanno gia’ tutti dell’Italia senza bisogno di Perlstein (nomen omen), viene da dire “senti chi e da dove parla.”

    Da un paese con 50 milioni di persone senza assicurazione medica, 100 milioni di persone che non possono recarsi da un dentista, 7 milioni di persone in carcere o in liberta’ condizionata. Dove e’ diventato legge (la scorsa settimana) poter uccidere chiunque (anche Americano) si trovi su una lista compilata dall CIA, senza arresto, processo etc. Persino Jimmy Carter si e’ lanciato contro una legge che (si spera), in Italia sarebbe impossibile.

    E per di piu’, una rabbia popolare appena contenuta, grazie ai massicci interventi della polizia e al silenzio dei media controllati dal monopolio industriale-finanziario – compreso il Washington Post.

    Rabbia che si manifesta -per quello che puo’ – nel movimento “Occupy – I am the 99%” – che e’ un coro contro la polarizzazione sociale stile 1920 o peggio.

    Se una testata italiana publicasse queste statistiche senza neanche il tono di sufficienza di cui sopra, l’ambasciata US a Roma tuonerebbe di sdegno e mi sa che l’audace giornalista si ritroverebbe presto senza lavoro.

    Per chi ignora la situazione US, cito dal libro di Gatewood Galbraith, “The Last Free Man”. Libertario, pluri-candidato al governatorato del Tennessee, ha coniato una definizione, diventata popolare, dell’establishment US (di cui Perlstein e’ espressione tipica), i “Petro-chimici-farmaceutici-militari-industriali-corporativi-multinazionali-fascisti-elitisti-figli di puttana.” – the “Petrochemical-Pharmaceutical-Military-Industrial-Transnational-Corporate-Fascist-Elite-Sons of Bitches.”
    jimmie
    http://www.yourdailyshakespeare.com

    jimmie
    http://www.yourdailyshakespeare.com

  3. Italia Patria Mea says:

    In truth, there are two Italian economies, explains Francesco Giavazzi, an economist at Bocconi University in Milan, the leading business and economics faculty in Italy where Prime Minister Mario Monti was once rector.

    http://www.washingtonpost.com/italys-culture-threatens-its-economic-future/2012/06/28/gJQAM4OTBW_story.html

    cioè…
    lo ha scritto Pearlstein ma lo ha detto un italiano.

    questo per fare capire la tendenza di chi fa questo foglio online, cosa che già si capiva dal fatto che non veniva riportato il link all’ articolo.

    oh, diciamolo chiaramente…
    non è che il bocconiano abbia torto, e neppure voi, quando dite che ci sono 2 italie.
    il problema è però che non si possono separare con un muro, perchè le 2 mentalità si trovano ciascuna nei due appartamenti di uno stesso pianerottolo di una abitazione del profondo nord, quanto del profondo sud.

    quindi o ci risolleviamo tutti o affondiamo tutti…
    il resto è fu**a o speculazioni di alcuni per i propri tornaconti economico-politici

    ‘notte

    • Italia Patria Mea says:

      il post di xyzxyz44 non lo avevo proprio visto quando ho scritto questo, eppure aveva tanto di link rosso…

      si vede che stavo proprio dormendo.

      comunque, repetita iuvant.

    • Marty says:

      Guarda che i meridionali che vivono nel mio pianerottolo schifano il sud quanto lo schifano i settentrionali..
      La secessione dovrebbe andar bene anche a loro, visto che sono scappati da là non credo vogliano ricreare qui la stessa situazione dalla quale sono scappati.

  4. xyzxyz44 says:

    Se possibile per il futuro si prega postare il link dell’articolo originale.

    http://www.washingtonpost.com/italys-culture-threatens-its-economic-future/2012/06/28/gJQAM4OTBW_story.html

    Sono certo che molti lettori de l’indipendenza, compreso il sottoscritto, possono tranquillamente leggere 4 pagine in lingua inglese.

    Una precisazione; in realtà non è tanto il Pearlstein colui che traccia un quadro poco lusinghiero della nostra penisola e dei suoi abitanti, quanto gli economisti della Bocconi citati nell’articolo medesimo.

    Comunque grazie per la segnalazione

  5. Daniele Roscia says:

    Lo sanno tutti che l’Italia non esiste, almeno come identità culturale, non parliamo del senso civico ed aggiungerei del dilettantismo del giornalismo parolaio: inseguono solo la pancia della gente ed alimentano lo scontro sociale tanto per far parlare di se ed aggiungere qualche punto di notorietà. Difficile pensare che in questo consenso si possa parlare di rivoluzione culturale.

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