Due Italie. Una muore, l’altra succhia. Nel “ricco”bresciano la prima ditta fallita dell’anno.

rezzatodi GIULIO ARRIGHINI –  Chiudono i centri commerciali. Aumentano gli incassi dei discount. Le case in vendita restano chiuse. Aspetta e spera. Ma com’è, non c’era la ripresa? Non sono aumentati gli occupati? Non è aumentato il Pil, non è sceso dello 0,6% il prelievo fiscale? Non dovremmo essere tutti in un perenne natale governativo, come dei babbioni annebbiati dal fumo delle chiacchiere renziane e dei luoghi comuni del Quirinale? Per fortuna no. Andate a dire con la stessa enfasi nel cuore industriale del Nord, nel bresciano, che tutto va meglio… Verrete letteralmente mandati a fan culo. Perdonate la franchezza, ma la povertà non ha mezzi termini. E così, apprendiamo dalle cronache giornalistiche la verità contabile.

“Il Tribunale di Brescia si è pronunciato il 30 dicembre, la sentenza è stata pubblicata (e timbrata) il 4 gennaio: la Pama Prefabbricati Spa è ufficialmente fallita. Per l’azienda di Rezzato la conclusione purtroppo annunciata di un’amara odissea, lunga quasi cinque anni. Nel bresciano è il primo fallimento del 2016″.

La storia è datata 2011, quando iniziò il concordato preventivo. Crollo della Borsa, crollo dei mercati, cancrena dell’edilizia spinta dai mutui delle banche.

“I capannoni, i residui e i macchinari dello stabilimento di Rezzato, in Via Giovanni XXIII, nel 2012 erano stati stimati in 23 milioni di euro.
Il passivo – ancora nel 2011 – era stato stimato in circa 90 milioni di euro: il Comitato di creditori, nominato ancora dal Tribunale di Brescia, era composta da Unicredit, Ferriere Valsabbia e Leali Spa. Alla fine dello scorso anno il Tribunale ha accolto il ricorso di alcuni creditori, sentenziandone il fallimento”.

 

La cronaca non si può giudicare, l’azienda Italia è questa. Un indotto di 150 milioni, 100 lavoratori. Scaduta la cassa integrazione straordinaria nel 2012, tutto è finito nel buio.
Ma il governo guarda da un’altra parte. Cresce l’Iva, ce la troveremo al 25% tra due anni, pretende di incassare un anno prima l’anticipo delle tasse, per un reddito presunto. E via discorrendo. Chi non lavora porta a casa rendite e altro ancora.Per non citare il caso emblema del paese dei deputati della Regione Sicilia, i cui debiti col fisco non sono esigibili. Il responsabile dell’Equitalia dell’Isola, Riscossione Sicilia, ha girato i loro nomi alla procura, perché una leggina li protegge e li tutela, non essendo i loro beni pignorabili per saldare il conto con lo Stato.

Due Italie. Una muore, l’altra succhia.

 

Segretario Indipendenza Lombarda

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