Due Isabelle al lavoro per Alemanno. Roma docet…

di BENEDETTA BAIOCCHIGIANNI-ALEMANNO-ISABELLA-VOTINO_resize

Mai sentito parlare così tanto di Roma come in queste settimane. Certo però che il destino è malvagio e non è riconoscente verso chi è un benefattore della buona politica. E della buona comunicazione. Intanto però per Gianni Alemanno questi sono momenti duretti, le accuse infamanti che lo colpiscono non sono acqua fresca. Ma il Gianni nazionale non c’è dubbio che riuscirà a destre-ggiarsi… dal micidiale duo Buzzi-Carminati, ovvero le mani del sistema mafioso sulla città.

La moglie, Isabella Rauti, ha subito detto: “Avevo nove anni quando ho assistito all’arresto di mio padre. Alla fine è stato assolto con formula piena e questo ha segnato me e la mia famiglia per sempre”. Figlia di Pino Rauti, tra i fondatori dell’Msi finito in carcere con l’accusa di aver partecipato agli attentati ai treni dell’8 e 9 agosto del 1968, Isabella, ora, rivive l’incubo della sua infanzia, e lo ha spiegato in un’intervista a La Stampa. “Martedì – spiega – quando i carabinieri sono entrati in casa alle 8 di mattina sono tornata a 42 anni fa. Li ho iniziato a capire cosa è la condanna sociale e morale e anche le forme di sciacallaggio. Ho imparato a non giudicare se non sulla base dei fatti, libera dal pregiudizio”.

Le smentite delle Isabelle 

Isabella Rauti, poi, si è detta  “assolutamente convinta dell’estraneità di mio marito rispetto ai fatti a lui imputati”. Fango, insomma. Come fango ha detto che sia un’altra Isabella, Isabella Votino, quando l’Espresso un paio di mesi fa ebbe l’ardire, dopo la notizia pubblicata sul Corriere di Reggio Calabria, di parlare di intercettazioni della portavoce del governatore Roberto Maroni con personaggi in odore di ‘Ndrangheta.  La trentacinquenne beneventana era stata intercettata mentre parlava, secondo gli inquirenti, con  personaggi legati ai clan. A sua insaputa, ovviamente. Intanto però partiva l’inchiesta sul possibile intreccio tra professionisti calabresi e politici del partito che, secondo i magistrati, avrebbero riciclato sia i fondi del movimento padano sia quelli della ‘ndrangheta. Arrivava netta la replica della portavoce del governatore:

“L’Espresso diffonde volgari insinuazioni con l’intento di colpire gli avversari politici. Visto però che il mio nome viene affiancato a un’inchiesta su ‘ndrangheta e riciclaggio che non mi vede in alcun modo coinvolta ed essendo questo altamente infamante per la mia onorabilità e professionalità ho dato mandato al mio legale di presentare querela per diffamazione aggravata. Se fosse vero poi che sarei stata intercettata per così tanto tempo dalla procura di Reggio Calabria tanto meglio, perché risulterà evidente l’assoluta correttezza del mio comportamento. In tutti questi anni non ho fatto altro che svolgere il mio lavoro con la dedizione e la professionalità che persino l’articolo dell’Espresso non ha potuto fare a meno di riconoscere”.

Col ministro Alemanno e poi col ministro Maroni

Insomma, fango, fango, fango, per le due Isabelle che, oltre al nome, hanno in comune lo stesso uomo, una come compagna, e l’altra come politico. Perché Isabella Votino, astro della comunicazione  dell’era Lega 2.0, prima di sbarcare in casa padana, era stata niente meno che nello staff di Gianni Alemanno. E’ lì che si è fatta le ossa non prima di essere stata assistente parlamentare del beneventano Pasquale Viespoli, in origine rautiano.  Viespoli la introdusse nell’ufficio stampa della Fondazione Nuova Italia, fondata da Alemanno, che fu pure lui ministro nel governo Berlusconi.

Destini e lavori incrociati, dunque. Roma docet.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

One Comment

  1. Paolo says:

    Molti entrano nella politica per amicizia o parentela, poi vanno a destra anche se sono di sinistra e così viceversa, qualsiasi occasione è buona pur di entrare. I risultati si vedono.

Leave a Comment