C’è Grande Nord, Milano torna sui radar della politica

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di STEFANIA PIAZZO –   Milano ha lasciato il sorriso a chi è uscito dal primo congresso di Grande Nord all’Hotel Marriott. 400 persone sedute a riempire il salone e altre in piedi per cercare di capire: ora che succede? Chissà se i presenti per un giorno avranno trasformato e anzi trasposto via George Washington  non solo in un quadrato topografico milanese ma anche nel primo presidente degli Stati Uniti dopo la dichiarazione di indipendenza.

Eh sì, perché la parola indipendenza, con il condimento di  autonomia, e federalismo e macroregione, ha rimbalzato ovunque sotto forma di memoria e di speranza. E anche di utopia. Sta di fatto che tra relatori, interventi di ospitate politiche da altri partiti e tutto l’organigramma di GN al completo a cui è stato dato diritto di parola, il congresso ha fatto uscire alla spicciolata gli ultimi presenti alle sette di sera. E avevano iniziato alle 10 del mattino.

Un dato è certo: c’è voglia di politica, di fare qualcosa sotto le insegne di simboli che annunciano l’arrivo del treno perso con la Lega. Adesso, quel treno lì, quando passerà? E passerà? Tutti ad aspettare che qualcuno lo annunciasse il più prossimo possibile.

Scriveva tanto tempo fa Dario Di Vico sul Corriere che “la questione settentrionale è uscita dai radar politici da parecchio tempo e persino chi ne deteneva il copyright, la Lega Nord, nella versione lepenista di Matteo Salvini l’ha riposta nel cassetto”. C’aveva poi provato Carlo Bonomi, al debutto da presidente dell’Assolombarda, ad annunciare che  la sua organizzazione si sarebbe fatta “promotrice di una serie di iniziative volte a ridisegnare visione capacità di proposta, incisività nell’agenda pubblica, in modo più adeguato alle nuove specificità che la questione settentrionale pone come sfida alle nostre imprese”.

In realtà, il nulla.

Roberto Bernardelli, presidente di Grande Nord, non riesce a immaginare che il sogno del suo Nord libero possa finire lì. Ha attaccato Salvini, nel suo intervento. Ha ricordato la memoria corta del segretario leghista, uno che “Quattro anni fa al suo congresso affermava che se ci fosse stato qualcuno in sala che non credeva nell’indipendenza della Padania, se ne poteva andare”. “Lui e Di Maio non sanno cosa voglia dire andare in banca a chiedere un prestito, non sanno cosa voglia dire tirar giù la sera la saracinesca di un negozio, non sanno cosa voglia dire raccogliere la frutta alla fine del mercato. Dal governo non abbiamo avuto nessun provvedimento per la ripresa economica”.

E Roma? Roma non interessa alla confederazione di Grande Nord. Meglio stare nei territori, iniziare a strutturarsi per  andare nei Comuni, nelle Regioni. Quando l’estate scorsa su Il Foglio, il direttore Claudio Cerasa titolava “C’è una nuova questione settentrionale”, a cosa avrà pensato se non a tutte le questioni aperte dal decreto dignità, al reddito di cittadinanza, alla guerra dello spread, alla guerra contro l’Europa?IMG_20190217_145211boni

La via d’uscita? Le macroregioni confederate di Gianfranco Miglio. Tutti padroni a casa propria. Tutti diversi ma uniti nelle rispettive diversità sullo stile elvetico, come ha ricordato Giancarlo Pagliarini intervenuto tra gli ospiti, con corrispondenza di amorosi sensi politici con la platea. Stesso idioma che parla Davide Boni, segretario lombardo di Gn, a sancire che l’autonomia è già roba vecchia, che è un concetto superato, oltre che tradito. Concetto che Corrado Callegari, il coordinatore di Gn in Veneto, ha sinteticamente ricordato così: “Quello del 22 ottobre 2017 è stato il secondo referendum truffa, nella storia del Veneto”.

“Siamo un partito territoriale che difende la cultura, i lavoratori, i pensionati, le imprese del Nord”, chiude Bernardelli scaldando la sala gremita. Altro che nazionalismi. “Concorrenza fiscale tra le regioni come nei lander tedeschi, come negli Usa. Perché reclamare l’Iva è legittima difesa. Perché neanche a Cuba il governo decide che i negozi devono chiudere la domenica…”.

A scaldare la platea c’è anche un alleato, che arriva dalla Sicilia, il generale Antonio Pappalardo, che presiede il Movimento Liberazione Italia.

Un saluto dal popolo catalano arriva con un video che reclama la libertà dei prigionieri politici catalani, e una mozione di Gn che appoggia la richiesta da inviare in Europa per un’amnistia col voto di maggio. Ma c’è anche un pezzo di Scozia, con Emanuela Riddington, a portare il saluto dello Scottish National Party.

 

Un po’ di Europa, quella di lotta.

Per Grande Nord dopo più di un anno di gestazione, non è il tempo delle mele. Non è tempo per feste delle matricole. Chiude Monica Rizzi, segretaria organizzativa federale: “Dobbiamo farci trovare pronti. Abbiamo strutturato tutte le segreterie del Nord, dal Piemonte al Trentino al Friuli”.

Ma, come ricorda Luigi Negri, fondatore di Epistocrazia, la sfida non è tra destra e sinistra, ma tra conoscenza o non conoscenza. Tra politici preparati e politici dalle 5 i: ignoranza, incompetenza, impreparazione, incapacità, irresposabilità”.

D’altra parte non è sul web che si formano le coscienze o i politici. E non sono i follower o i fan a sancire che sia la rete il Parlamento prossimo venturo.

“Il parere di 10mila uomini (e oggi potremmo dire i like di milioni di navigatori, ndr), non ha valore se nessuno di loro sa niente sull’argomento”. Marco Aurelio (121-180 dc). Insomma, la politica non si improvvisa. Altrimenti se a governare è la rete, il disastro apocalittico è già davanti agli occhi. Milano torna sui radar della politica, ma non basta un congresso, Bernardelli lo sa bene.

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One Comment

  1. mumble says:

    Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. Il c.d. rasoio di Guglielmo di Occam: la via più breve per congiungere due punti è la linea retta, il resto è barocchismo , che si perde nei ghirigori dialettici, che costruisce arabeschi sabbiosi.
    Oggi il 90% delle leggi è recepimento di direttive comunitarie; il 100% delle sentenze può essere impugnato davanti a Giudici Europei; la moneta è Europea; gli eserciti nazionali non esistono più.
    Un sovrano che non batte moneta, che ha perso lo ius dicere , che non ha cavalleria né soldati è un sovrano pezzente che sta lì ad aspettare il bambino di Andresen che urla ” Il re è nudo”.
    Traduzione.
    Non perdiamo tempo coi Pappalardo, con la chimera del Sud Buono che si vuole unire al Nord laborioso nella lotta contro Roma, lasciamo stare alleati poco probabili, non perdiamo tempo a studiare progetti di decentramento o autonomia.
    Andiamo in Europa, a Bruxelles, a discutere la rinascita del Nord.
    Guardiamo a Nord e non a Sud, a Roma, palude abitata da coccodrilli da cui non verrà mai nulla di buono, come gli ultimi 30 anni avrebbero dovuto insegnare a tutti.

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