Due idee per il Congresso Grande Nord / Il Messia del Nord non lo trovate su facebook

prina

di STEFANIA PIAZZO – Chi rappresenta la democrazia elettiva, anzi, dei nominati, forma gruppi dominanti, da una parte o dall’altra. Non servono più delle élites, nel senso di persone che sono in grado di essere classe dirigente, bastano dei buoni comunicatori, affiancati da web master e specialisti di social network per spacciare il populismo informatico in democrazia. Peggio, in rappresentanza. Speranze messianiche si aggirano su twitter e facebook, sui manifesti e nelle sfilate in piazza.

De Benoist parla non a torto di una “nuova classe politico-mediatica, che unisce, all’interno di una medesima situazione elitaria di potere e di apparenza, dirigenti politici, uomini d’affari e rappresentanti dei media, tutti intimamente legati gli uni agli altri, tutti convinti della pericolosità delle aspirazioni popolari”. Quindi il populismo le controlla e le dirige. Una volta si era capitalisti o anticapitalisti, iperliberisti o statalisti.

Oggi non esiste più l’operaio ma neanche il ceto medio. Esiste lo straniero e il nominato. Nel mezzo ci stanno miriadi di professionisti, artigiani, in progressiva infartuazione del lavoro. L’ictus sociale. Ex lavoratori, ex pensionati. Più che di indecisi, occorrerebbe formulare la categoria dei sopravvissuti.

 

Lo ammise pure Cattaneo dopo le 5 Giornate: “Al primo levar del sole tutta la mia nidiata è corsa a razzolar nel letamaio del re”. Lo aveva capito già Cattaneo: “Il nemico nostro più formidabile non è Radetzky”.

La scuola non ci ricorda l’invocazione contro l’eroe del Risorgimento: “Prina deve morire”. Nel 1814 a Milano si consuma la  prima rivolta antitasse in Italia, anzi, a Milano. Il Nord era   soggiogato ai satrapi francesi, premessa di una più ampia e lunga sottomissione fiscale. “Fin dagli albori del Regno d’Italia – racconta Bracalini nel suo resoconto storico, “il fisco infieriva soprattutto sui ceti più poveri… in nome del pareggio di bilancio”. Storie di tutti i giorni, possiamo dire.

 

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One Comment

  1. caterina says:

    Non esisteva ancora neppure il concetto di democrazia, ma il popolo alla fine si faceva valere, pronto a cogliere l’occasione per a suo modo farsi giustizia… appunto, come ha ha fatto con Prina…
    Oggi, perche’ si vota, crediamo che tutto sia okei, perche’ l’ha deciso il popolo… E’ la grande illusione degli stati moderni…una della tante, per la verita’!

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